TEMPO LIBERO: Atri, va in scena l'arte.

Le più recenti ricerche dimostrano che la fruizione di un’opera d’arte, qualunque essa sia, riduce significativamente il nostro stato di stress.  Anche chi pratica arte ne giova. Di recente mi sono avvicinata al progetto “Arte e benessere” promosso da Guna, un’iniziativa volta ad approfondire il legame tra salute e arte che mi ha insegnato a cercare la chiave giusta per godere della vita.  Si sa, l’arte gastronomica regala benessere immediato, e non solo al palato, ma esiste anche l’arte teatrale, la danza, il balletto; non so se vi è mai capitato di visitare una mostra d’arte, ma anche una chiesa affrescata, un palazzo antico. Non vi siete sentiti appagati? Diciamo la verità, noi italiani siamo fortunati: basta guardarci attorno per renderci conto di essere circondati da arte, in tutte le sue espressioni. A volte, basta guardare fuori dalla finestra per cogliere la bellezza, altre volte, soprattutto nel mio caso che vivo in un paesino alla periferia di Milano, conviene fare qualche chilometro per scoprire mondi incantati e incantevoli che respirano ancora di storia, di poesia, di creatività. Di recente sono stata ad Atri, in Abruzzo, in provincia di Teramo. La conoscete? Non molto lontano da Pescara, sulla collina, tra il mare e la montagna, il borgo d’arte domina con tutta la sua importanza, quella del passato, ma anche del presente. Atri era la Capitale del Ducato e ora, per forza, devo battezzarla come la capitale del mio benessere perché qui, le forme d’arte, non si risparmiano proprio. La Piazza del Duomo è governata dall’imponenza della Cattedrale di Santa Maria Assunta, monumento nazionale al quale fu annessa la chiesa di Santa Reparata, all’interno della quale la mia attenzione è stata subito rapita dall’elegante baldacchino di legno di noce, realizzato da Carlo Riccione, intagliatore e scultore, allievo del Bernini; simile a quello che si trova in Vaticano, il baldacchino è un’opera d’arte, curata nei dettagli. Torniamo però alla Cattedrale, perché gli interni di questa cattedrale a tre navate meriterebbero un’attenzione particolare: avete mai ascoltato degli affreschi? Vi giuro, erano eloquenti, parlavano al cuore. Merito della competenza della guida? Sicuramente, Maria Cristina Mancinelli è stata eccezionale a spiegare il ciclo degli affreschi tra i quali, quello che mi ha colpito maggiormente, è stato il “Contrasto dei tre vivi e dei tre morti”; il tema della morte incuriosisce e affascina, ma in quell’occasione e sembrava proprio di sentire quei cavalieri mentre parlavano con i tre cadaveri, figuri sinistri pronti a ricordare l’inevitabile destino: uno spettacolo. Come quando ho scoperto le raffigurazioni di San Giacomo e di Santa Reparata. Si perde l’orientamento, perché qui l’arte è inebriante. Di fronte alla Cattedrale, il Teatro Comunale: vuoi non entrare? Uno piccolo splendore: dal tipico impianto neoclassico, con tre ordini di palchi, il teatro è un mirabile esempio di teatro all’italiana. Dal loggione, o se preferite dalla piccionaia, ho assistito al concerto del gruppo Asì, ospite della 20esima edizione del Jazz Festival “Suoni Mediterranei”. Per carità, il jazz non è il mio forte, ma quella musica, espressione di talenti e di passione, mi ha rapito il cuore e anche l’anima, alleggerita e soave, serena e pronta a nutrirsi ancora delle bellezze atriane. Ad Atri il Museo Capitolare, è già di per sé un’opera d’arte. E’ uno dei più antichi musei abruzzesi e, tra arte e benessere, ho potuto davvero godere della vista di collezioni di meravigliosi abiti talari, opere d’arte, ritratti, mobili, oggettistica, monili tra i quali le famose presentose e gli amorini. Avete mai visto una presentosa? Il mio amico Adriano De Ascentiis di Pineto, ma grande esperto di storia e di tradizioni locali – e anche di gastronomia abruzzese - mi ha spiegato che si tratta di un gioiello tipicamente abruzzese che le donne indossano nelle occasioni di festa. E l’amorino? E’ una spilla che rappresenta un putto, simbolo dell’amore e qui al Museo ce n’erano davvero di carini. Atri è troppo piccina per contenere tutta questa roba! E’ come uno scrigno di cose preziose che non finiscono mai di sorprendere. In piazza Duchi d’Acquaviva, impera il Palazzo omonimo, sede del Comune di Atri. Credo sia bello governare Atri da questa posizione, soprattutto dai piani alti dai quali si vede il giardino del Palazzo e tutte le bellezze di Atri, i suoi tetti, i suoi mattoni a vista, i campanili, i suoi viottoli dove negozietti storici come quello delle ceramiche artistiche Castelli, con discrezione, presentano porcellane e maioliche di gran stile. Insomma, arte da fare mancare il fiato, arte da far perdere la testa, ma anche lo stress.