TEMPO LIBERO: Alla scoperta di Crema


La primavera, a quanto pare, ha fatto capolino e io non posso fare altro che approfittare delle tiepide domeniche (anche se ieri la temperatura superava i 20°), per fare le cosiddette “Gite fuori porta”. Definizione abusata, è vero, ma che rende l’idea di come spesso, solo varcando l’uscio di casa, si possano scoprire mondi nuovi e affascinanti. La mia scelta è caduta su Crema: poco distante da Milano e dal nome attraente, soprattutto per una golosa come me. Di solito, noi italiani, esterofili per natura, andiamo alla ricerca del nuovo, dell’incanto, del fascino, purché non respiri di italiano, ma quando si arriva in una città come Crema, si capisce davvero il senso della meraviglia e della sorpresa. “Cerca sbuffa smania e pesta, poi si accorge che l’ha in testa”: a me è bastato davvero aprire la porta per trovare quello che definisco il trionfo del bello. Contenuta, intima, raccolta, magica, straboccante di arte, in tutte le sue manifestazioni. E sto parlando anche di quella cinematografica, visto che, non a caso, Crema è stata scelta dal regista Luca Guadagnino per fare da sfondo al suo ultimo lavoro. Non parliamo, poi, degli incanti architettonici dei palazzi patrizi, che arricchiscono il centro e il dedalo di stradine strette e acciottolate, sulle quali si affacciano balconi deliziosi già profumati dai primi fiori primaverili e si aprono portoni di legno; dove ringhiere in ferro battuto creano un’armonia a dir poco magica. Che dire dei negozi. Tutto molto chic, come i bar, le pasticcerie, tra cui la Radaelli, o i pastifici artigianali. Un grande decoro, una pulizia e un ordine che in un’Italia ormai in balia della sciatteria rende Crema davvero una chicca.  Una città felice, serena, che ha vissuto parte della sua storia a stretto contatto con Venezia e che respira ancora di veneziano. L’imponente Duomo, il Palazzo, il Museo Civico, ma anche il suggestivo Santuario di Santa Maria della Croce ricca di sacelli e di cappelle dove, nel 1490 apparve la Madonna per salvare la vita di Caterina degli Uberti, ferita gravemente dal marito con un pugnale. Va bene il bello, ma anche il buono vuole la sua parte. Come non fare tappa, dunque, alla mitica gelateria della famiglia Bandirali? Qui è doveroso rendere omaggio alla classicità di gusti come il fiordilatte, reso ancora più morbido e piacevole grazie alla doppia panna, ma da Bandirali rinunciare ai gusti innovativi sarebbe un sacrilegio: et voilà un cono al gusto di tortello cremasco, mentre mio marito ha optato per il gusto tabacco: il Maestro Gelatiere Mauro Bandirali ha fatto centro, ancora una volta. Arte in tutti i sensi, dunque, e dopo quella del gelato, è arrivato il momento di quella gastronomica per la quale Crema vive in una dimensione ancora legata alla tradizione, ma arricchita del genio degli chef. Dopo aver pranzato alla trattoria Bistek dove ho potuto degustare i formaggi tipici del cremasco, come il genuino Salva cremasco con le tighe, consigliato dal patron Antonio e dalla moglie Ornella, dietro suggerimento di esperti gastronomici, io e mio marito abbiamo gustato una cena con piatti sempre molto legati al territorio e alla tradizione cremasca, creati dallo chef Carlo Alberto Vailati con l’utilizzo di ingredienti di pregio.

Insomma, Crema è stata una scoperta: è bastato aprire la porta di casa per trovarla