MEDICINA: Quanto tempo dalla diagnosi di NSCLC al trattamento di cura?

Non si scappa: secondo la Società Europea di Oncologia Medica, il tumore al polmone rappresenta la quarta neoplasia maligna più comune in Europa e ogni anno si registrano oltre 41mila nuove diagnosi, la maggior parte delle quali di carcinoma polmonare non a piccole cellule, la forma riconosciuta con l’acronimo di NSCLC. Attenzione, perché i sintomi del tumore al polmone sono avvertiti quando la malattia è in fase già avanzata anche se tosse persistente, affanno, raucedine, ma anche dolore al torace e a volte febbre, inappetenza e calo del peso, potrebbero fare sorgere qualche sospetto anche precocemente. Una volta confermata la diagnosi, quali sono le prospettive di cura? In questo contesto si colloca il progetto Centropercento, promosso da Roche nato per sensibilizzare sull’importanza di una corretta diagnosi molecolare per poter intervenire in maniera efficace anche attraverso un approccio terapeutico adeguato per offrire ai pazienti il più alto standard di cure.

Anzitutto, cosa si intende per diagnosi molecolare? Proprio nell’ambito dell’iniziativa, particolare rilevanza riveste questo tipo di diagnosi per l’identificazione del riarrangiamento del gene ALK in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Se accertata  la presenza di tale mutazione, attraverso il test preciso e di elevata qualità,  i pazienti potrebbero beneficiare di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ora disponibili.

 Come mai questo percorso non è stato ancora standardizzato e solo il 73% dei pazienti oncologici con questo tipo di carcinoma, viene sottoposto al test?

Proprio per rispondere a questa domanda il progetto Centropercento, a quasi un anno dal suo inizio il progetto fornisce i primi risultati utili per riuscire a intravvedere una soluzione: ad oggi l’85% dei centri segue dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) formalizzati - anche se è evidente una forte attenzione verso questo tipo di diagnosi molecolare anche nei centri che ancora non hanno adottato percorsi - e oltre il 75% effettua una biopsia mirata ed adeguata. Il progetto, supportato da Roche, coinvolge 60 centri oncologici in tutt’Italia che hanno scelto di impegnarsi per ottimizzare il proprio approccio diagnostico-terapeutico. I

Ad un anno dell’inaugurazione del progetto sono stati raccolti i dati relativi al 50% dei centri. Sono state realizzate, dunque, 29 interviste a specialisti oncologi e 22 a specialisti anatomopatologi, con un bacino d’utenza di circa 2.000 pazienti con tumore al polmone.  

La domanda sorge spontanea: Chi deve richiedere il test? Il paziente o l’oncologo? Perché dall’indagine risulta che solo l’86,5% degli oncologi richiede il test di biologia molecolare e, in particolare, nel 75% dei casi, il test ALK. Siamo di fronte alla necessità di garantire a tutti, al 100% dei pazienti,  l’accesso alle cure più opportune, anche se, ancora per una esigua percentuale di malati oncologici affetti da NSCLC, si impone ancora un ricorso alla chemioterapia di prima linea, probabilmente dettato da esigenze cliniche o da altre cause da approfondire. In particolare, circa il 6% dei pazienti inizia una chemioterapia prima di ricevere l’esito del test molecolare. Come afferma Silvia Novello, Prof. di oncologia medica presso l’Università di Torino, “I dati confermano la necessità di migliorare l’accesso dei pazienti alle terapie a bersaglio molecolare ed è indispensabile lavorare per comprimere i tempi di risposta dei testi molecolari, rendendo così possibile un inizio di cura tempestivo. I centri italiani intervistati confermano la volontà di raggiungere il best standard di cura attraverso il miglioramento continuo del percorso diagnostico-terapeutico, a beneficio del paziente. Su queste basi prosegue il progetto CENTROPERCENTO, i cui risultati finali saranno disponibili il prossimo anno. “Se guardiamo i dati del report 2017 LuCE - LungCancer Europe - vediamo che l’accesso alla diagnostica molecolare e alle terapie più innovative è ancora caratterizzato da disuguaglianze in tutti i Paesi europei. Per questa ragione, il trend positivo messo in atto dagli ospedali italiani emerso oggi, seppur da dati parziali, è incoraggiante – afferma Stefania Vallone, WALCE. – In qualità di Associazione Pazienti condividiamo il valore del progetto CENTROPERCENTO mirato a permettere a tutti i pazienti eleggibili di ricevere la terapia a bersaglio molecolare più appropriata, grazie all'accesso uniforme e nei tempi indicati, ai test diagnostici che consentono di identificare le caratteristiche del tumore”. “La diagnosi precisa è la chiave per un trattamento di successo. I passi avanti fatti nelle scienze molecolari e genomiche hanno aperto nuovi orizzonti nella medicina personalizzata in oncologia, e forniscono oggi informazioni importanti che possono aiutare i medici a scegliere i trattamenti più mirati ed efficaci, migliorando così il benessere del paziente e riducendo i costi per il sistema sanitario – afferma Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia. – L’interesse riscontrato dai Centri aderenti nei confronti di questo progetto e i risultati sino ad ora registrati ci confermano il grande impegno dell’oncologia italiana in questa direzione”.