MEDICINA: I batteri resistenti agli antibiotici




Avrete sicuramente sentito parlare dei batteri resistenti agli antibiotici. E' un prblema da non sottovalutare, sia per gli adulti, ma anche per i bambini. Quando si leggono i dati relativi alle morti di neonati per infezioni, considerate una delle principali cause di mortalità neonatale, viene la pelle d'oca; si parla, infatti, di oltre un milione di neonati deceduti a causa di patologie infettive di origine batterica, mentre nel 2012 addirittura quasi sette milioni di piccini sono stati sottoposti a trattamento per contrastare le infezioni.
Cosa sta succedendo? In un mondo così all'avanguardia come si può morire ancora per infezione batterica? Non ci sono gli antibiotici? Purtroppo, l'essere umano ne ha fatto un abuso e avendone assunti in modo eccessivo e non sempre corretto, ha scatenato in questi microrganismi lo sviluppo di multiresistenze: una sorta di assuefazione agli antibiotici. Non dovremmo dormire sonni tranquilli, soprattutto se si valuta che l' Italia è tra i Paesi più a rischio: secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control, infatti, il nostro Paese è al quinto posto per utilizzo giornaliero di antibiotici dopo Grecia, Francia, Lussemburgo e Belgio. A quanto pare la prescrizione degli antibiotici da parte dei medici non è mai stata strettamente regolamentata. Senza poi parlare del fatto che, la resistenza agli antibiotici si deve, anche, all’uso massiccio di questi farmaci negli allevamenti. Quando gli animali sono sottoposti a trattamento antibiotico per debellare delle malattie, i batteri che vivono nel loro tratto gastrointestinale possono diventare resistenti al farmaco e contaminare il cibo e l'ambiente. Per questo, da anni monitoriamo la situazione eseguendo analisi a campione. “Altroconsumo”, ha condotto di recente un'inchiesta: nell’84% dei 45 campioni di carne di pollo acquistata in Italia erano presenti batteri mutati resistenti agli antibiotici. Sia chiaro, la carne consumata non crea nessun tipo di problema, almeno nell'immediato. Ma attenzione. Il problema si pone in modo esponenziale quando si parla di appunto dei 4 milioni di decessi in epoca neonatale che avvengono ogni anno nel mondo, il 36%, quindi circa 1,4-1,5 milioni, causati proprio da patologie infettive.  La resistenza agli antibiotici dei batteri rappresenta una delle sfide più importanti per i prossimi anni della neonatologia. La Società Italiana di Neonatologia (SIN) interviene su un tema tornato d’attualità dopo il decesso della donna negli Stati Uniti.

La storia della scoperta di nuove classi di antibiotici ci insegna che l’emergere di resistenze avviene naturalmente non appena l’antibiotico viene utilizzato” – afferma Mauro Stronati, Presidente della SIN – “Il quadro che emerge è quello di un mondo in cui “l’arsenale” per combattere i microrganismi è sempre più povero di mezzi: da un lato lo scarso investimento delle industrie farmaceutiche nella scoperta di nuove molecole, dall’altra la circolazione su scala mondiale di batteri resistenti a pressoché tutti gli antibiotici già in commercio. È necessaria una presa di coscienza individuale e collettiva sul fenomeno, ma principalmente l’adozione di un protocollo rigoroso all’interno degli Ospedali e nelle cure che prevedono l’impiego di antibiotici”.