MEDICINA: Conoscete la malattia della vetrine? Non trascuratela

 

 Noi essere umani siamo davvero una macchina perfetta, ma purtroppo non siamo eterni e dobbiamo, ad un certo punto della nostra esistenza, fare i conti con quella che io chiamo tristemente usura. Perché si sa, con l’aumentare dell’età, aumentano anche i rischi di incorrere in malattie, non ultime quelle vascolari. Prima di Natale si è concluso il 39° Congresso Siapav (Società di angiologia e patologia vascolare) la Società che si occupa di arteriopatie, tromboembolismo venoso, malattie arteriose infiammatorie e malattie dei linfatici, oltre a considerare gli aspetti metabolici e tutti i fattori di rischio per le malattie vascolari. Quanti paroloni: eppure, se abbiamo superato una certa età, e non parlo di chissà quanti anni, dovremmo cominciare a masticare una certa terminologia. “La medicina vascolare è considerata una disciplina che si occupa non soltanto di diagnosi e terapia ma soprattutto della presa in carico in termini assistenziale” dice Adriana Visonà, presidente della Siapav. Ecco perché la Società dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per le persone che hanno raggiunto la terza età. Cosa è emerso, durante il convegno? L’attenzione, in particolare, è caduta sull’AOP, ovvero l’arteriopatia ostruttiva periferica, considerata una patologia molto comune, ma che può diventare invalidante se sottostimata. Attenzione, perché colpisce 1 persona su 5 dopo il compimento del sessantesimo anno. Di cosa si tratta? E’ causata da un’ostruzione aterosclerotica delle arterie degli arti inferiori. Non temete, ma state in guardia, visto che studi epidemiologici sulla popolazione dell’Unione Europea dimostrano un’incidenza dell’AOP di oltre il 17% negli anziani. E più si va avanti con l’età, più aumenta il rischio, soprattutto se esposti a fattori di rischio noti come diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, etc. Occhio, dunque, perché quando si comincia ad avere difficoltà a camminare e sentite l’esigenza di effettuare numerose pause, ci siete dentro in pieno. L’AOP, infatti è chiamata anche “malattia delle vetrine” e, oltre a condizionare fortemente la qualità della vita dei pazienti e la loro capacità funzionale, aumenta di 5 volte anche il rischio relativo di infarto del miocardio e di 2-3 volte del rischio di ictus o di mortalità totale rispetto a individui senza AOP. Io non ho ancora 60 anni, ma starei molto attenta, soprattutto perché si tratta di una patologia sotto-diagnostica e sotto-trattata. Eppure, esistono metodiche diagnostiche facili da usare, poco costose e scevre da rischi, ad esempio l’indice caviglia/braccio (ABI Index) che permette di diagnosticare l’AOP in modo semplice e di smascherare anche le forme asintomatiche.  Durante il congresso gli esperti si sono confrontati per lanciare una campagna per diffondere la consapevolezza della AOP, coinvolgendo istituzioni pubbliche e private con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sulla rilevanza clinica/prognostica della malattia e non solo nella comunità medica, ma anche sulla popolazione che, spesso, non riconosce il disturbo come patologia e lo sottovaluta. Inoltre, sarebbe il caso di stimolare anche l’uso sistematico dell’indice ABI da parte dei Medici di Medicina Generale oltre che dagli Specialisti (Angiologi-Cardiologi-Chirurghi Vascolari). Siapav farà del suo meglio, ma anche noi non trascuriamoci e andiamo a fondo per capire come risolvere i nostri problemi di salute.