ECCELLENZE: Quando l'olio si trasforma da condimento in alimento, puro e genuino.

Non so se vi capita spesso di uscire a cena. Io ricordo che quando vivevo con i miei, mio padre, delicato di stomaco, era restio a concedersi pranzi o cene al ristorante “perché ti fanno mangiare delle gran schifezze e utilizzano condimenti di scarsa qualità. Come dargli torto, del resto, “MasterChef” era ancora lontano. Grazie al cielo, oggi le cose sono cambiate e l’arte gastronomica, oltre a puntare alla spettacolarizzazione, investe anche sulla sostanza. Alla qualità della sostanza. Visti l’attenzione e la grande sensibilità verso la sana alimentazione, anche i ristoranti si sono adeguati alle richieste dei clienti, diventati esperti e raffinati conoscitori di eccellenze sia buone, sia genuine. Questa è la tendenza. Mi piacerebbe portare a cena mio padre, giusto per fargli comprendere come i tempi siano cambiati e fargli assaggiare anche qualche piatto diverso da quelli che offre mia madre. Splendida cuoca la Marisa,  attenta anche lei alla qualità degli ingredienti, ma ogni tanto si può anche assaggiare qualcosa di nuovo. Cosa ne dite? Di sicuro, porterei l'Ettore dove si possa ragionare anche su un piatto di pasta aglio, olio e peperoncino e anche sulla qualità e la bontà di una pizza impastata e condita a rigor di salute e di benessere. Abitando vicino a Milano, prenoterei, da Love It, dalle parti di Piazza Velasca, il primo Food Experience Store dedicato alla promozione e salvaguardia del Made in Italy. A parte la pasta Verrigni, che mio padre, grande esperto di cose buone da mangiare, riconoscerebbe come quella pasta prodotta dall’antico pastificio di Roseto degli Abruzzi e trafilata al bronzo che assaggiò qualche anno fa ad Expo, qui, anche l’olio che gli chef utilizzano per condire la pizza è garantito 100%. Facile dirsi, garantita da chi? Avete mai sentito parlare di Unasco, l’Unione Nazionale dei Produttori Olivicoli presenti nelle regioni italiane maggiormente vocate all’olivicoltura? Unasco, presieduta da Luigi Canino, controlla la filiera dell’olio extra vergine di oliva, a partire dall’ulivo, alla faccia di chi, invece, taglia l’olio nostrano con quello straniero o di chi, addirittura colora le olive. Ben 170.000 soci, tra produttori, frantoiani, stoccatori e confezionatori adottano un sistema di rintracciabilità di filiera. Difficile fregare i controlli, visto che Unasco ha come obiettivo principale quello di restituire e riaffermare l’origine dell’olio extravergine italiano, il suo legame con il territorio e il riconoscimento della qualità. Come? Anzitutto attraverso la trasparenza visto che ciascun attore della filiera supervisiona e controlla tutte le fasi che determinano la realizzazione del prodotto finale, potatura compresa. Forti del concetto che la qualità delle olive è importante per la qualità finale del prodotto, la certificazione 100% prodotto italiano risponde ad una prima esigenza del consumatore. Quello che più mi ha colpito, però, è la presenza in etichetta del codice di confezionamento. Di cosa si tratta? Se il consumatore inserisce questo codice sul sito www.olitaliano.it potrà ricostruire la storia di quello specifico olio extravergine, dalla tavola al campo, ripercorrendo tutte le principali fasi di produzione. Un viaggio virtuale, attraverso le zone di coltivazione delle olive, conoscendo i frantoi e i loro metodi di trasformazione, per capire le caratteristiche chimico/fisiche dell’olio extravergine prodotto di qualità certa e origine sicura. Avete ancora dubbi? Direi di no, visto che Unasco, valorizza un sistema produttivo garantendone anche la compatibilità con l’ambiente. Si evitano o si riducono, infatti i prodotti fitosanitari, favorendo il mantenimento e il miglioramento della fertilità del suolo, in modo biologico e con le attenzioni del caso. E attenzione, perché da Love It l’olio non è un ingrediente, bensì un alimento a tutti gli effetti. Al mio babbo farei solo del bene.