ECCELLENZE: Il frutto del peccato. Direttamente dalle Dolomiti

Siete golosi di frutta? I nutrizionisti ci allertano spiegandoci che occorre moderarne il consumo perché gli zuccheri contenuti rischiano di accumularsi sui fianchi sotto forma di adipe. Come al solito, gli eccessi non sono mai salubri. La mela che mio figlio adora e mio marito, da buon viziato, ama mangiare omogeneizzata, ha un contenuto di zuccheri tollerabile, quindi, ogni tanto, bissare il piacere duplicando la dose giornaliera, non è proprio così peccato. Mia suocera sostiene che la mela sia un frutto poco appetibile, o come lo definirebbe il mio secondo figlio, noioso. Ovvio, lei è una conservatrice legata ad un unico gusto e  non osserva mai il banco del nostro ortolano che incanta per le varietà di mele che di solito espone. Le mele dell’Alto Adige regnano indisturbate in quella vetrina dalle mille sfumature. La Golden IGP di Marlene, brand onnipresente, ormai viene oscurata dai colori  della Fuji, della Granny Smith, della Royal Gala, della Red Delicious, della Stayman Winesap, della Braeburn, ma anche da quelle considerate delle Mele Club, come la  Envy, nata dall’incrocio tra la Gala e Braeburn, la Kanzi, la Rubens, la Jazz, la yello che contribuiscono ad arricchire una proposta di mele sempre più nuova e non solo nei colori e nella dimensione, ma anche nel sapore.  La mela Marlene non è proprio noiosa, anche se la sua fama di frutto del peccato resta immutata: del peccato di gola, però. Più o meno dolci, asprigne, croccanti e dalla consistenza succosa; o dal sapore dolce acidulo, come ad esempio, la Kanzi, seducenti ricche di vitamine. Ce n’è per tutti i gusti. Tra le mie trasferte sono riuscita a visitare  VOG, il Consorzio di produttori di mele che unisce 5mila aziende a conduzione familiare in un sistema di cooperativa e che immette sul mercato le mele con marchio di qualità: Marlene. Un certificato, una garanzia. Pensate che ben 30mila tonnellate della produzione è rigorosamente bio e l’ambizione del Consorzio è quella di riuscire a raddoppiare la quantità nei prossimi 5 anni.  Non potete immaginare la bellezza dei meleti: qui le mele, motivo di orgoglio dell’intera regione crescono e maturano al sole delle Dolomiti. Porterei mia suocera da queste parti e le farei assaggiare le mele Marlene, direttamente dall’albero.  La mela delle Dolomiti non è proprio un frutto noioso; oltretutto, con le sue proprietà, è perfetto per affrontare l’autunno e l’inverno: il suo contenuto di sostanze antiossidanti è utilissimo per affrontare i mesi più freddi. E poi, non è così facilmente deperibile e può mantenersi anche qualche mese, purché in un luogo fresco, che non superi i 10°C. Attenzione al grado di umidità perché le mele tendono ad appassire in ambienti molto secchi.  Basta avvolgere le mele in carta da forno, riporle in una borsina di plastica aperta oppure conservarle nell’apposito cassetto per la frutta e la verdura. In questo caso, meglio separarle dagli altri frutti perché rilasciano etilene, una sostanza che accelera la maturazione.