TEMPO LIBERO:  LA TANTO ATTESA ESIBIZIONE DI ROBERTO HERRERA.

“Il Tango è l’arte di ascoltare i battiti del cuore. È un modo per sentire l’esistente, la vita, il tempo, l’amore e la morte. Il tango è infinito.” Non è di certo difficile per il maestro di Tango Argentino Roberto Herrera, nonché ballerino e coreografo, trovare delle parole più suadenti di queste per definire il Tango. Chi ama questa danza ormai di valore universale, nata dall’incontro di culture e genti diverse - e visto il numero sempre crescente di tangheri e delle milonghe non mi rivolgo di certo a rarità -  condividerà questa definizione di quello che è diventato un fenomeno culturale che, dall’America Latina ha invaso anche l’Europa. E a proposito di milonghe, questa sera il foyer del Teatro Franco Parenti, dalle 22 si trasformerà nel tipico locale da ballo argentino dove il Dj Punto y Branca accompagnerà con i suoni della languida e passionale musica del tango l’attesissima e unica esibizione milanese del 2019 del “poeta del tango” Roberto Herrera. Grazie alla collaborazione tra il Teatro Franco Parenti e l’Herrera Tango Academy, con il Patrocinio del Consolato della Repubblica Argentina, la presentazione dell’eccezionale evento, “la milonga”, porterà il Tango a diventare “una musica che respira, che ha forma di fianchi e profumo di donna”. Tra le braccia di quella che è considerata una leggenda del Tango, sarà Laura Legazcue; e sappiate che non è necessario essere “tangheri” per assistere a questa performance. Il tango non è solo una sequenza di passi, ma un mondo intero fatto di sguardi, intenzioni, scelte, riti, attese, incontri, abbracci, musica, conversazioni, personaggi, sapori, luci e storie.  E questa sera, dalle ore 22, al Teatro Franco Parenti tutto ciò sarà possibile.

 

SALUTE: MUSCOLI STANCHI? SCEGLIETE IL GIUSTO INTEGRATORE


Si dice che l’italiano medio sia pigro e che l’attività fisica non sia proprio il suo forte. Visto, però, il numero cospicuo di palestre sul territorio nazionale, soprattutto in proporzione agli abitanti, non è difficile smentire questa vox populi. Anche il successo degli integratori studiati per il recupero fisico, lascia pensare che lo sport, ma anche l’amore per se stessi e per la propria salute siano dei punti fermi della società attuale. Ecco perché Danone col lancio di HiPRO, la nuova bevanda a base di latte fermentato, ha voluto intercettare proprio il mondo degli sportivi che, celebrando la famosa sentenza latina, "Mens sano in corpore sano", richiede il meglio per il proprio organismo dopo allenamenti più o meno duri.  Qual è la novità? E soprattutto, qual è il valore aggiunto di HiPRO?. Si tratta di un drink proteico,  a  base di latte fermentato e quindi privo di lattosio; senza coloranti, né conservanti, né zuccheri 300 gr di HiPRO, contiene 25g di proteine, pronte a sostenere gli allenamenti e ad aiutare il corpo al recupero fisico. Va bene la salute, ma anche il gusto vuole la sua parte. Ecco perché Danone che conosce molto bene la sua platea di consumatori, propone HiPRO al Limone e Menta, Vaniglia Cookie e Fragola e Lampone; inoltre l’integratore può restare fuori dal frigo fino a 6 ore. Un vantaggio notevole che rende la bevanda ancora più interessante per tutti gli sportivi. Siete curiosi di assaggiarlo? Sappiate che, oltre a rappresentare la merenda ideale degli sportivi, i drink proteici Danone sono un’ottima alternativa anche per tutti gli appassionati di fitness e gli amanti della dieta bilanciata e povera di zuccheri. Ogni prodotto, infatti, contiene solo 177kcal , una percentuale ridotta di zuccheri (17%) e grassi (2% di cui saturi 4%). Io adoro il gusto Vaniglia Cookie che ho trovato al supermercato: quando finisco di correre, mi aiuta a recuperare dallo sforzo che affronto sempre con gioia, visto il premio gustoso che mi aspetta alla meta. Io sono pigra e ho trasformato HiPRO in una coccola salubre e ormai necessaria, una ragione in più per svolgere attività fisica! Per coloro che, invece, frequentano i club Virgin Active, HiPRO è a disposizione al prezzo di 2,49 euro, per tutti i soci.

SALUTE: LE DONNE CON TUMORE AL SENO RACCONTANO. LE BREAST UNIT VANNO MIGLIORATE.

Il tumore al seno è una tematica prioritaria per l’Unione Europea, ma cosa sta facendo l’Italia, nello specifico, per curare e assistere chi affronta un tumore al seno? Esiste un’intensa tra lo Stato e le diverse Regioni, che prevede che queste ultime debbano dotarsi di una rete di centri di senologia multidisciplinari più conosciute come Breast Unit: ogni centro deve avere almeno un core team di 6 professionisti dedicati: radiologo, chirurgo, patologo, oncologo, radioterapista, data manager. Si tratta di un percorso multidisciplinare, che parte dal protocollo di indagini diagnostiche per la diagnosi precoce, agli approfondimenti diagnostici, alla riabilitazione post-operatoria, fisica e psicologica, ai controlli nel lungo periodo (follow-up), compresa la gestione del rischio ereditario. Va bene, ma qual è lo stato dell’arte attuale? A che punto siamo? Secondo un’indagine condotta dall’Istituto di Ricerca SWG in occasione della campagna “Chiedo di +”, realizzata da Europa Donna Italia con il supporto incondizionato di Roche, sono proprio le pazienti a dipingere un certo scenario. Partiamo dicendo che, quasi una paziente su 3 afferma di non essere stata curata in una Breast Unit. Né riceve le informazioni necessarie per poter scegliere con consapevolezza dove rivolgersi. Allora, la domanda sorge spontanea: queste Breast Unit funzionano o no? Sono efficienti? Quali sono le criticità più evidenti? Tra i gap riscontrati, il primo riguarda i tempi di attesa in ogni fase del percorso; le pazienti riportano 2,3 mesi di attesa in media tra l’esecuzione degli esami e la diagnosi, senza dimenticare la mancanza di informazioni sugli effetti collaterali delle terapie e sulla loro gestione: la radioterapia, la chemioterapia  e l’ormonoterapia non sono passeggiate. E che dire del linfedema? Chi ha ricevuto le informazioni giuste per prevenire e curare questa problematica? E’ importante che, una donna con tumore al seno, si confronti anche con uno psiconcologo che ancora, in molti centri, non è presente. Certo, sarebbe il caso anche che all’interno del team multidisciplinare fosse garantita anche la presenza del chirurgo oncoplastico, vista l’elevata percentuale di mastectomie (43% delle donne intervistate sono state sottoposte ad intervento chirurgico). Tra le criticità, spicca anche la scarsa presa in carico delle pazienti durante il follow up. Ma come, queste donne sono abbandonate a loro stesse? E pensare che, a quanto pare, la continuità di cure non sempre è assicurata. A testimoniarlo sono almeno 4 intervistate su 10 che hanno dovuto cambiare struttura. E ancora troppo spesso le giovani pazienti non ricevono adeguate informazioni e assistenza sulla conservazione della fertilità. Infine manca la figura del nutrizionista per fornire informazioni sull’alimentazione da seguire per la prevenzione delle recidive. Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia, commenta: “Il nostro obiettivo con questa campagna è sensibilizzare sulla necessità di completare lo sviluppo delle Breast Unit e, come previsto dalla legge, assicurarne il monitoraggio in tutto il territorio italiano, affinché tutte le pazienti abbiano accesso a cure tempestive e percorsi terapeutici appropriati”. Riccardo Grassi, Direttore di Ricerca SWG , interviene affermando che “La ricerca rivela le opinioni e i vissuti delle pazienti  in un contesto in cui in generale il rapporto con le strutture di cura è positivo. Emerge però molto forte il bisogno di collocare il percorso terapeutico in un quadro di relazione più umana: oltre una donna su 4 afferma di aver ricevuto la diagnosi in modo ‘freddo e distaccato’, e più di una su dieci (13%) per telefono o per lettera. La scoperta del tumore al seno rappresenta un momento psicologicamente molto difficile per una donna che si trova a dovere ridefinire tutto il suo futuro e che sente il biosgno di un accompagnamento forte anche in questo campo, per progettare la vita dopo le cure, con particolare attenzione anche per i temi nutrizionali e fisiatrici”. Commenta Federico Pantellini, Medical Unit Head Onco-Hematology Roche Italia: “Siamo felici di sostenere la Campagna “Chiedo di +” ed Europa Donna Italia, e di aver dato un contributo a questo progetto fin dalla sua creazione. E’importante l’ascolto dei bisogni delle pazienti e la ricerca presentata oggi ci offre molte e importanti indicazioni. Come Roche ci facciamo carico di dare a questi bisogni risposte terapeutiche innovative, che garantiscano efficacia, riducano la possibilità di ricomparsa del tumore e offrano una speranza e qualità di vita sempre migliori”.

ALIMENTAZIONE: PARTIAMO DALLA FARINA, QUELLA VERAMENTE BIO

Sarà che ho avuto la fortuna di conoscere da vicino il meraviglioso mondo di Girolomoni, fatto di natura, di profumi e di rispetto per l’ambiente e per la salute, sarà perché mi sto rendendo conto di come sia sempre più difficile mangiare in modo sano, sta di fatto che sto rivoluzionando, anche se faticosamente, il mio modo di alimentare la mia famiglia. Sono bastati due giorni a contatto con la famiglia del fondatore della Cooperativa Agricola Girolomoni per rendermi conto di come il mercato abusi ampiamente del termine “Bio”. Fu Gino Girolomoni nel 1971, allora giovane sindaco del comune di Isola del Piano (PU), a promuovere iniziative volte a valorizzare e sostenere l’antica civiltà contadina. Un visionario, dalla lungimiranza raffinata che contribuì a rivoluzionare il modello di agricoltura della zona. Oggi, con i 300 agricoltori, cinquanta dipendenti e con 12 milioni di fatturato (anno 2018), la cooperativa Gino Girolomoni, dopo aver contribuito in modo sostanziale allo sviluppo del biologico in Italia, rappresenta, uno dei punti di riferimento più importanti del panorama del biologico del nostro Paese.  Ma biologico vero, sia di nome, sia di fatto. Lo dimostra la recente apertura del nuovo molino a Isola del Piano: il 26 agosto è infatti entrato in funzione il nuovo impianto di molitura della Cooperativa agricola Gino Girolomoni, direttamente collegato al pastificio. Un progetto ambizioso quello dei Girolomoni che  permette alla cooperativa di chiudere la filiera, diventando il primo pastificio bio italiano a controllare l’intero ciclo produttivo, dal seme al piatto. Mica bruscoline. Quando mai è accaduto? Alzi la mano chi non abbia mai acquistato un chilo di farina al supermercato senza riserve. Chissà da dove verrà, ma sarà italiana? Chi l’avrà prodotta? Magari è stata solo confezionata in Italia. Chissà quanti chilometri ha fatto. Chissà in quali campi hanno coltivato il grano. Insomma, dubbi leciti: siamo abituati alle fregature. E spesso preferiamo restare nel dubbio, anche se la nostra salute ci presenta il conto. La famiglia Girolomoni continua i suoi investimenti per la salute del consumatore:  si  tratta di un investimento da oltre 3 milioni di euro, per una potenzialità produttiva di farina di 100 tonnellate al giorno e di 20.000 tonnellate all’anno. Con questo nuovissimo molino trova pieno compimento il sogno del fondatore della Cooperativa, Gino Girolomoni. Ora, infatti, sarà possibile controllare la lavorazione del grano in ogni fase, dalla semina alla coltivazione, dalla raccolta allo stoccaggio, dalla pulitura alla macinazione, per ottenere una semola “cucita” su misura e garantire così un gusto unico alla pasta Girolomoni®.   Questo sì che è un progetto serio. Pensate, l’impianto macina il grano preservando le proprietà organolettiche dell’intero chicco, dalla crusca al germe, senza che venga aggredito o surriscaldato. Per far questo è essenziale rispettare i tempi lenti della macinatura prima e dell’essicazione poi. Inoltre, Girolomoni sta lanciando sul mercato anche la farina di ceci biologica, in formato da 400, macinata a pietra e prodotta con ceci coltivati in Italia, recuperando i più piccoli e quelli spezzati, perché non vadano perduti. Vi serve altro per stare bene?

ALIMENTAZIONE: Cominciate bene e non dimenticatevi della frutta.

Lo sapete che sono in aumento gli italiani che consumano la prima colazione? E’ interessante il dato che indica che 9 italiani su 10 scelgono di dedicare tempo e attenzione a questo importante momento della giornata, scegliendo naturalità e benessere. Italiani promossi, dunque, anche se, a quanto pare, sono ancora pochi coloro che inseriscono la frutta nel primo pasto. E pensare che, oltre a favorire l’idratazione, garantisce un importante apporto di fibre, di vitamine, di minerali, senza contare l’effetto sazietà. Basterebbe una mela, ingrediente perfetto che offrirebbe il suo contributo per una colazione bilanciata e gustosa. Dovete affrontare una giornata impegnativa al lavoro? A scuola vi viene spesso il mal di testa e la vostra attenzione cala? Già di prima mattina, occorre avere la giusta vitalità e fare il pieno di energia. Di certo, conoscerete le Mele Marlene®,

che maturano in Alto Adige dove per 300 giorni all’anno splende il sole e il clima, freddo di notte e caldo di giorno, rigido d’inverno e mite d’estate, regala alle tante varietà, di avere aromi speciali e gusti inconfondibili. Royal Gala, Golden Delicious, Stayman Winesap, Granny Smith, Red Delicious, Fuji e Braeburn: le conoscete? Forse di nome, ma vi invito ad andare su www.marlene.it per scoprire le tante ricette che potreste realizzare, proprio per rendere ancora più piacevole, oltre che sana, la vostra colazione. Allora sì che diventerà una colazione da re! Vi riporto la ricetta più semplice, così, giusto per ingolosirvi. Il resto, sapete dove trovarlo.

SUCCO MELA, ZENZERO E SEDANO

Ingredienti (per 2 persone):

2 mele Fuji Marlene®

2 gambi di sedano

2 petali di finocchio

2 manciate di spinaci

5 cm radice di zenzero

1/5 limone con buccia

 

Preparazione

Lavare tutti gli ingredienti, escluso lo zenzero. Sbucciare e tagliare lo zenzero in piccoli pezzi. Tagliare anche gli altri ingredienti in modo che possano entrare attraverso la bocca dell'estrattore di succo o del frullatore. Introdurre tutti gli ingredienti e mescolare.

Godetevi il vostro succo appena spremuto, per sfruttare appieno le proprietà di vitamine e sali minerali.


SALUTE: BUONA LONGEVITA' A TUTTI. LUMEN INSEGNA

 

E’ vero, la vita media delle persone si è allungata, ma qual è la qualità di questo tempo che abbiamo conquistato grazie alla scienza, alla medicina, alla tecnologia. Per qualcuno, tra gli indicatori di un tenore di vita ideale, spicca la ricchezza, ma anche il lavoro, gli affari, la sicurezza, il tempo libero. Come non essere d’accorso. Gia, ma il benessere dove lo mettiamo? Perché questo parametro non è da sottovalutare e nemmeno semplice da acquisire. Mi sono avvicinata da qualche anno a Lumen, un po’ per curiosità, un po’ perché, ad un certo punto della mia vita, ho maturato l’idea che la mia salute e il buon vivere sono i motori fondamentali dai quali dipende tutto il resto, famiglia compresa. Sta di fatto, che anche quest’anno, dopo aver partecipato a Naturolistica, la Fiera del Naturale e del Vivere sano organizzata da Lumen, che ogni anno richiama adepti, ma non solo a San Pietro in Cerro, nel Piacentino, sono tornata con alcuni tasselli in più che inserirò nel mio puzzle che pian piano sta definendo il mio nuovo stile di vita. Tra i fondatori di Lumen, un Network protagonista da più di 25 anni nell'ambito della salute e del benessere naturale che sta coinvolgendo anche le Istituzioni, Milena Simeoni, naturopata, insegnante e direttrice didattica, mi ha raccontato del famoso progetto Salus. Ne avete sentito parlare? Eppure, la cronaca ne ha parlato come il progetto di rete a livello europeo con l'obiettivo di promuovere politiche di promozione della salute in collaborazione con le istituzioni comunitarie. Un’ambizione che prenderà forma, ma ancora è un fase embrionale. In attesa che le proposte di Lumen arrivino a Bruxelles, accorciamo gli orizzonti e godiamoci, intanto la LONGEVITY SPA all'interno del Golf Club & Resort del Castello di Tolcinasco, uno dei più esclusivi e ricercati club del Milanese. Grazie alla partnership tra Lumen e Longevity Suite® è nata questa Spa che, corredata da ogni tipo di comfort, propone l’innovativo metodo di medicina Antiage: integrando le più avanzate tecnologie del mondo del wellness e della salute, genera programmi personalizzati per migliorare sia la bellezza esteriore, che non fa mai male, sia il benessere interiore, per risvegliare corpo, mente e spirito con la promessa di un futuro più lungo e sano. Longevity Checkup, Crioterapia Total Body, Nutrizione Detox, Sport e Bespoke Fitness, Medicina Estetica e Mindfulness sono i pilastri essenziali dei Programmi Antiage di The Longevity Suite®. Non fatevela scappare. E’ importante sapere, inoltre, che, per accedere ai servizi di Longevity Spa non occorre essere soci del Golf Club. Un viaggio interessante che va oltre i confini della medicina tradizionale, portando ad esplorare nuove aree del benessere. Secondo il dr.Massimo Gualerzi, noto cardiologo anti-age e co-fondatore di The Longevity Suite®, “Crediamo non vi sia un modo univoco di approcciare la longevità e soprattutto non esista la lampada di Aladino che da sola permette di vivere al meglio e in salute la nostra vita. Bisogna essere capaci di approcciare a 360 gradi, in modo olistico ed integrato tutte le aree del benessere della persona, perché crediamo sia importante non solo allungare la vita ma soprattutto allargarla”. I due partner, infatti, hanno in progetto di creare nuovi contenuti benessere e nuovi programmi di longevità. Seguiranno ulteriori aperture di LONGEVITY SPA in Italia e nel mondo; tra gli obiettivi della collaborazione vi è infatti quello di raggiungere una utenza globale, puntando su un brand lifestyle riconosciuto e apprezzato.



Il dubbio attanaglia sempre le future mamme: allattare sì, allattare no? Le mamme di oggi, prima di fare una scelta, sono certe di mettere sulla bilancia in modo adeguato tutti i pro e tutti i contro? Domani parte la Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno (SAM) che, promossa dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), fino al 7 ottobre celebrerà, non solo il momento magico della profonda connessione tra mamma e figlio, ma anche l’importanza dal punto di vista nutrizionale. Veniamo al sodo, dunque. Anzitutto, il latte materno è sempre “pronto all’uso”, igienicamente adeguato e alla giusta temperatura, con il potere di adattarsi ai bisogni delle varie fasi di crescita, cambiando composizione nel tempo. È, inoltre, un alimento “vivo” che varia nell’arco dell’allattamento, della giornata, ma anche della stessa poppata. Sapevate che il colostro di cui si nutre il neonato subito dopo il parto, quando la montata lattea non è ancora avvenuta, è meno carico di zuccheri e grassi e più ricco in proteine per fornire anticorpi protettivi all’intestino? Vantaggi anche per la mamma che, attaccando subito il neonato al seno avrà benefici nel processo di involuzione dell’utero, nella ripresa dal periodo post-partum e un recupero più veloce del proprio peso forma, con minori rischi a distanza di tumore a mammella e ovaio. L’allattamento materno è inoltre il primo mezzo, il più semplice ed efficace, per creare un legame stabile e positivo tra mamma e neonato. Certo che non è semplice e ne so qualcosa, visto che, quando nacque il mio primo figlio, non ho ricevuto l’assistenza adeguata dall’ospedale dove ho partorito. L’allattamento materno richiede una corretta informazione e un ampio sostegno, nella famiglia, nella comunità, nel sistema sanitario e nel contesto sociale e lavorativo. E le pratiche assistenziali ospedaliere e territoriali, in alcuni contesti, non favoriscono ancora in maniera adeguata l’avvio e la durata dell’allattamento. Occorre favorire l’allattamento e sostenere anche le mamme dei prematuri, per le quali è necessaria l’apertura delle Terapie Intensive Neonatali (TIN) senza limitazioni di orario. Ecco perché la SIN scende in campo a supporto dell’allattamento al seno promuovendo la pratica attraverso diverse iniziative. La promozione dell’allattamento deve essere un percorso virtuoso, che inizia in ospedale, ma che poi prosegue nei primi due anni di vita, mettendo il neonato al centro delle scelte politiche e istituzionali, per creare ed incentivare condizioni che permettano alle mamme di continuare ad allattare anche dopo i primi mesi, come di recente richiesto dalla SIN ad esempio, prolungando il Congedo di maternità almeno per i sei mesi successivi al parto. Ma cosa succede quando il latte materno è insufficiente o del tutto assente, soprattutto per i neonati ad alto rischio o prematuri?

Il latte umano donato rappresenta l’opzione migliore e le Banche del Latte Umano Donato (BLUD), 38 in Italia, rivestono un ruolo fondamentale, permettendo di usare latte donato in attesa della montata lattea. Nel 2005 è stata inoltre costituita l’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD), che ha tra le sue attività istituzionali la promozione e diffusione dell’allattamento al seno, della donazione del latte materno e dell’utilizzo del latte umano donato nelle Terapie Intensive Neonatali. Pensiamo solo che l’allattamento al seno, se esteso a tutti i bambini, potrebbe salvare più di 820.000 vite ogni anno e comportare risparmi per 340 miliardi di dollari annui.  “Allattare al seno è un metodo senza pari per fornire ai bambini un nutrimento ideale per crescere e svilupparsi in salute; è inoltre parte integrante del processo riproduttivo, con notevoli implicazioni positive per la salute del neonato e della madre. L’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi compiuti e la tutela dell’allattamento materno, prima e dopo il parto, devono essere un obiettivo prioritario di tutti i neonatologi/pediatri, se si vuole mettere veramente il neonato al centro del futuro.” Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), Prof. Fabio Mosca, introduce così la Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno.

 

 

 

 

 

SALUTE: Sapevate che il dolore cronico è classificata come malattia?

 Avete mai pensato ad un’esistenza senza dolore fisico? Provate a pensare alla sofferenza e al disagio che i malati vivono e non parlo di dolore che con un’aspirina o un antinfiammatorio si può calmare.

Il 28 settembre è stata istituita del Giornata Internazionale dedicata alla lotta contro il Dolore e, in occasione di questo appuntamento, la Fondazione Isal ha organizzato “Cento città contro il Dolore” una manifestazione che, giunta alla XI edizione, prevede il coinvolgimento di ben 140 postazioni italiane, ma anche straniere dove si riverseranno almeno 3mila volontari e 200 persone tra medici e infermieri per dare Voce e Ascolto a chi vive con Dolore Cronico. Come mai questa attenzione nei confronti del dolore?  Le persone devono acquisire una nuova sensibilità verso il tema del dolore cronico che deve essere considerato una vera e propria malattia di per sé e non un sintomo di qualche altra patologia. Questa è una verità percepita sulla propria pelle dai milioni di malati. Bisogna sapere che le istituzioni internazionali, quest’anno, hanno inserito il dolore cronico come patologia primaria idiopatica nel Sistema di Classificazione Internazionale delle Malattie  citando anche la pubblicazione “Pain as a Disease” del Prof. William Raffaeli, che dal 1992 si è sempre battuto affinché venisse classificata quale Malattia. Un grande. E’ vero, probabilmente, si punta a realizzare un sogno auspicando una vita gioiosa e non di dolore tragico. Ma tanto vale provare, almeno per diffondere cultura sulla possibilità di prevenire la tanto odiosa malattia.

“Cento Città contro il Dolore”, insignita nel 2016, 2017 e 2018 della Medaglia del Presidente della Repubblica quale premio di rappresentanza, si conferma un evento di grande rilevanza sociale e scientifica. Attenzione, perché stiamo parlando di grandi numeri, visto che sono  più di due milioni gli italiani affetti da Dolori Cronici Incurabili e obbligati a una vita tragica. Dolori spesso generati da interventi di amputazione, ictus o traumi stradali con lesioni spinali o del sistema nervoso. E sono le donne a patire talvolta delle manifestazioni dolorose più gravi, come la Fibromialgia, la Vulvodinia e la Cistite interstiziale, che portano a vivere una vita fragile nell’incertezza sia di diagnosi che di cura: una cura complessa e troppo, troppo spesso inefficace. Cosa chiede Fondazione Isal? L’ambizione è quella della definizione di un Piano straordinario di Ricerca per giungere a conoscenze capaci di soddisfare il bisogno essenziale di Diagnosi e Cure di precisione nelle sindromi dolorose complesse e incurabili e di un programma diffuso di Prevenzione personalizzata. Sono oltre 13 i milioni di malati in Italia e ben 80 milioni in Europa che ambiscono ad essere informati sugli strumenti esistenti per sconfiggere il Dolore Cronico. Un’urgenza, direi.

Avrete sentito parlare dei Centri di Terapia del Dolore. In Italia sono più di 300 attivati dal Sistema Sanitario Nazionale. Ma non basta, visto che oggi solo una minoranza della popolazione conosce la loro esistenza e ha ricevuto una cura adeguata presso un Centro specialistico. Spiega il Professor William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL: “Quasi l’80% delle sindromi dolorose è curabile: questo il grande messaggio di speranza che sottende alla Giornata ‘Cento Città contro il Dolore’. Con trattamenti specifici e adeguati, che vanno dall’utilizzo di farmaci, alle pratiche infiltrative e agli impianti di device per la neurostimolazione, la quasi totalità delle persone con Dolore Cronico può migliorare nettamente la qualità di vita propria e delle persone che le circondano. 

La Giornata sarà anche l’occasione per approfondire e sostenere i progetti della Fondazione grazie al fitto programma di eventi, convegni, incontri aperti e visite gratuite agli ambulatori di terapia del dolore, disponibile sul sito www.fondazioneisal.it a partire da metà settembre.

Tutte le donazioni ricevute durante la Giornata saranno devolute ai progetti di ricerca promossi dalla Fondazione ISAL (http://www.fondazioneisal.it/le-nostre-ricerche/), e all’organizzazione degli incontri e dei convegni informativi annuali che organizza.

La manifestazione verrà realizzata con il sostegno tecnico di Alaska Sas, Di Nino Trasporti, Don Giovanni S.r.l., Pfizer e Fratelli Terzini.

ALIMENTAZIONE: DOROTHEA PORTA SUL PODIO LE MELE MARLENE

Chi l’avrebbe mai detto che la super sportiva Dorothea Wierer, campionessa di biathlon, colei che ha reso popolare la disciplina sportiva, che ha vinto la Coppa del Mondo generale di questo sport, si dedicasse anche alla cucina? Già, incredibile, ma del resto, per mantenersi sempre al top, sia dal punto di vista atletico, sia per quanto riguardo il suo aspetto estetico – ragazzi, l’ho vista da vicino vicino e mi ha insegnato ad impugnare l’arco. E‘ davvero splendida – Dorothea si occupa in prima persona della sua alimentazione scegliendo sempre il meglio tra gli ingredienti e combinandoli a perfezione. Chi di noi, al rientro delle ferie, non è spinto a convertirsi per abbracciare un nuovo stile di vita sano in preparazione per il rientro alla quotidianità lavorativa? Pensate che il 37% degli italiani dichiara di tenersi in forma passeggiando, associando al movimento anche una dieta bilanciata: fitness e wellness. Tra camminate, nuoto, corsa, ginnastica da casa e passeggiate in bici siamo pronti a rimetterci in gioco pensando alla nostra salute. Dorothea, dall’alto del podio suggerisce ricette davvero sfiziose per chi si allena con costanza. Lei è cresciuta tra i meleti e ha scelto le mele Marlene®, ricche di vitamine e dal sapore versatile, per elaborare ricette strepitose che possano coniugare gusto e benessere, da consumare anche in ufficio – forza manca poco al rientro – o a una cena light. Evvai allora con un goloso panino imbottito e una dolce cheesecake, ma anche la baguette integrale, veloce da preparare che combina il salmone, ricco di omega 3 con la dolcezza della mela Fujii, di basso apporto calorico, e il gusto dell’avocado, un frutto ricco di antiossidanti e vitamine. E mentre si lavora, per una pausa golosa non dimenticate di preparare uno smoothie a base di Granny Smith, le mele Marlene® dalle proprietà disintossicanti. E’ arrivata, finalmente, l’ora della cena con le amiche, et voilà l’idea vincente: zuppa di mele e barbabietola: dal sapore speziato dato dallo zenzero e dalla curcuma, ma fresco al tempo stesso, grazie alla polpa croccante e succosa della Golden Delicious. Come secondo, invece, potreste stupire i vostri ospiti con un petto d’anatra croccante, accompagnato da un’insalata di mele e invidia da arricchire con semi di melagrana dalle proprietà antiossidanti, e semi di lino e chia, conosciuti ed apprezzati dagli amanti del benessere per essere una grande fonte di fibre, minerali e acidi grassi essenziali. Già , non si può mica rinunciare al dolce! Provate allora la leggera e fresca cheesecake alle mele servita con un crumble di fiocchi d’avena accompagnato da mirtilli freschi e frutti colorati dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e vasodilatatorie.

Grazie alle ricette Marlene® suggerite da Dorothea Wierer, che di benessere se ne intende, ritornare in forma dopo la pausa estiva non sarà un problema: una dieta bilanciata ricca di fibre, minerali e a basso contenuto calorico insieme a un programma di allenamento costante ti darà il giusto carico di energia per cominciare l’anno con il piede giusto!


SALUTE: Pronti per l'inizio della nuova stagione? Con la top four sarà meno traumatico

 

Una volta c’era solo Wonder Woman. Bella, tonica, perfettamente in linea e anche dotata di una certa energia. Certo, la realtà e ben altra. Non avvilitevi, gentile signore, perché la natura, come ben saprete, mette a disposizione tutto ciò che serve. Pensate che proprio dal mondo dei vegetali arrivano i quattro “Super poteri estivi”. Non ci credete? E vero, l’estate è anche quasi finita, ma proprio in previsione dell’inizio della stagione autunnale, quindi del lavoro, delle corse in macchina, o dietro i figli, vale la pena rimettersi in carreggiata. Del resto, si sa, d’estate si ha più tempo per se stesse, ma dite la verità, chi di voi si è mai messa a dieta nei mesi estivi? O ha iniziato a lavorare in palestra, o a giocare a tennis, o a correre sotto il sole cocente? Vorrete mica rinunciare al gelato serale, o all’aperitivo in spiaggia? E che dire di quei buoni taglieri di salumi che offrono in montagna? Che siate state al caldo, al freddo, al mare o in montagna,  quasi tutte noi donne torniamo con gli stessi problemi, a volte anche più accentuati: ritenzione idrica, pancia gonfia, cellulite, gambe appesantite, abbronzatura non uniforme. Mica si può tornare in ufficio in queste condizioni! Allora, mettetevi calme e godetevi quella top four che la dottoressa e Naturopata Federica De Santi, in collaborazione con Marco De Gregorio, fondatore di Salugea, l’azienda di San Marino che produce integratori alimentari al 100% naturali, ha eletto come i migliori alleati naturali dell’estate, o di fine estate. Avrete sentito parlare di certo del Goji. Un vero e proprio elisir di bellezza, ricchissimo di antiossidanti, quindi anti age, carotenoidi per proteggere la pelle e vitamina A, dal grande potere antinfiammatorio e rigenerante dei tessuti. E che dire della Garcinia e gynostemma? Un’abbinata mitica visto che, la prima contrasta il deposito di grasso nel tessuto adiposo e facilita la riduzione dell’appetito, favorendo così la perdita di peso. La seconda, invece, stimola il metabolismo e limita l’assorbimento di zuccheri. Certo signore mie, occorre bandire il fumo, ma anche lo stress, correggere la propria alimentazione e cambiare stile di vita, cercando di fare più attività fisica possibile. Solo così si può scongiurare l’infiammazione dei tessuti e la formazione di cellulite. Adesso parliamo degli Omega 3 che, ricchissimi di antiossidanti, aiutano la pelle a rimanere idratata ed elastica, grazie alla creazione di un sottile film idro-lipidico; in questo modo, diminuiscono le probabilità di veder comparire eczemi, psoriasi e, proteggendo la pelle dai raggi UV, contribuiscono a evitare rughe e scottature. Ma attenzione, perché il migliore Omega 3 non è contenuto nel pesce, come si è soliti pensare, bensì nel Krill, un piccolo gamberetto originario dei mari dell’Antartico, praticamente esente da metalli pesanti. Inoltre, è fino a 4 volte più potente dell’olio di pesce, perché immediatamente biodisponibile. Vorreste tornare nei vostri jeans? Un sacrificio, lo so, ma per avere gambe snelle, senza senso di pesantezza, occorre darci dentro con la betulla, la pianta diuretica per eccellenza che calma le infiammazioni e svolge anche un’attività anti-infiammatoria. Il fiore dell’ibisco, invece, è un ottimo rinfrescante e antiossidante, oltre ad avere proprietà drenanti e diuretiche. I due, combinati insieme, favoriscono naturalmente un aumento della diuresi, contribuendo ad eliminare stati di gonfiore e anche edema. Già, la soluzione è a portata di mano perché non è difficile reperire queste piante. Tuttavia, occorre fare una precisazione, non da sottovalutare. “Per avere benefici costanti e in minor tempo - spiega Marco de Gregorio - è indispensabile controllare che si parli di “estratti secchi titolati” (quindi non polveri micronizzate e non estratti secchi semplici), significa che di questa pianta è stato scelto il principio attivo. È semplice riconoscerli, in etichetta sono indicati con E.S.TIT. L’altra caratteristica per avere il meglio dagli integratori è quello di prestare attenzione al flacone: dovrebbe sempre essere in vetro scuro, l’unico materiale in grado di “proteggere” le qualità del prodotto fino alla fine del suo utilizzo”.

Ora avete tutte le informazioni per rimettervi in sesto e ripartire per una stagione da Wonder Woman.

TEMPO LIBERO: A Grottaglie, profumi inebrianti e appetitosi alla festa delle Orecchiette

Non occorre essere pugliesi per apprezzare le Orecchiette: le avete mai mangiate? Eppure è un tipo di pasta ormai comune. Si trova ovunque, certo, ma avete presente cosa significhi riuscire a degustare una tale leccornia, prodotta, cucinata e condita nella sua zona d’origine? Attenzione, perché non basta saper dare forma all’orecchietta, con l’aiuto del pollice. E’ importante anche sapere valorizzate questo tipo di pasta autentica, accompagnandola con un condimento, un sugo ad hoc. Ecco perché, proprio in occasione dell’ottava edizione di Orecchiette nelle “nchiosce” – on the road, che prenderà vita domani mercoledì 7 e giovedì 8 agosto a Grottaglie,  nel famoso quartiere delle Ceramiche, le orecchiette saranno protagoniste di una “duegiorni” di gran sapore grazie anche al tocco di classe di chef. Orecchiette per tutti i gusti, dunque, come quelle al “Profumo di orto” proposte da Angela Console, ma anche la versione integrale arricchita da Ragù di polpo e pane dei poveri, ricetta elaborata da Giuseppe Panebianco. Luca Caliandro firmerà il piatto di “Orecchiette con gamberetti affumicati, alga spirulina e colatura di alici”. Non direi elucubrazioni mentali, ma ricette che appagano il palato, celebrando un territorio ricco di sapori. Evviva anche la semplicità, con la versione di Domenico Marinelli con “Cacioricotta e pomodori”, rigorosamente pugliesi, ma anche quelle preparate da Cosimo Guarino “Profumate dai sapori della Valle dell’Itria”. Un autentico percorso tra gusti originali e sapori impreziositi anche dalle bontà del mare. Come le “Orecchiette che incontrano il mare” di Andriano Schiena, ma anche le “Orecchiette CroccAlice” con mousse di ricotta e acciughe, polvere di finocchietto selvatico, pomodorini arrostiti, orecchiette fritte croccanti di Lorena Ballo. Che dire poi delle “Orecchiette al Tè Nero affumicato di Maria Carmela D'Acunto? L’imbarazzo della scelta, anche tra i “Sapori della fattoria”, proposti come condimento delle Orecchiette da Sabrina De Felice e Annamaria Trani. Tra tradizione e sperimentazione, saranno poi le cantine e i birrifici artigianali ad esaltare la maestria degli chef e, quindi, con mappa in una mano e calice nell’altra, si andrà alla scoperta dei vari stand. Approfittatene, visto che è previsto anche il laboratorio dove imparare a preparare manualmente le orecchiette. E persino un laboratorio di birra. Per informazioni: www.orecchiettenellenchiosce.com; 3498789817, info@orecchiettenellenchiosce.com.

Buon divertimento e buon appetito

TEMPO LIBERO: Al DiVino Festival di Castelbuono, Fiasconaro in prima linea.

Qui al Nord, quando a Natale si riceve un panettone Fiasconaro, è davvero festa. La dolcezza della pluripremiata azienda dolciaria siciliana non finisce di certo a Santo Stefano, ma prosegue per i restanti giorni, estate inclusa. Per i fan della sicilianità, sabato sera, in occasione del DiVino Festival, in scena a Castelbuono dal 2 al 4 agosto, quando oltre 200 i produttori di vino, siciliani e non, presenteranno il frutto del loro lavoro, attraverso degustazioni, wine tasting, show cooking, ma anche dibattiti, Fiasconaro parteciperà al galà del Premio Internazionale Gusto Divino/Premio Fiasconaro che, anche quest’anno, vedrà salire sul palcoscenico della manifestazione illustri ospiti. Il Premio, promosso dall’Associazione DiVino Festival e adottato dall’azienda Fiasconaro che elargisce delle menzioni speciali in memoria del fondatore dell’omonima azienda, il padre Don Mario, rappresenta un riconoscimento destinato a chi, ovunque nel mondo, si è contraddistinto nel settore enogastronomico, contribuendo col proprio lavoro e la propria passione a diffondere ad ampio raggio cultura enologica e alimentare. Interessante, inoltre, la celebrazione dello speciale “asse Sicilia - Piemonte”, tra Castelbuono e il comune piemontese di Venasca (CN). Nel 2017, nel corso della mostra mercato La Castagna a Venasca, un direttivo della Regione Piemonte ha assegnato al Maestro Pasticcere Nicola Fiasconaro e al figlio Mario La Castagna d’Oro, un riconoscimento che viene assegnato annualmente a chi si è particolarmente distinto nella valorizzazione del prodotto. In questo caso, il premio è stato consegnato a Fiasconaro per l’utilizzo della castagna come ingrediente principe del panettone Marron Noir. Rieccoci col panettone. Non ci si stanca mai. Al DiVino Festival parteciperanno anche il pittore Fausto Nazer, che donerà le sue opere agli insigniti del Premio Internazionale Gusto Divino/Premio Fiasconaro e sarà coinvolto nella mostraDIVINART assieme alla pittrice palermitana Anna Ocello, nel cuore di Castelbuono (Chiesa del SS. Crocifisso). Un piemontese e una siciliana uniti da un’esclusiva mostra visitabile durante tutti i giorni del Festival. Ai premiati, come da tradizione della cerimonia di premiazione, anche le opere del maestro Pippo Madè. Per scoprire il programma: http://www.divinofestival.it

PARKINSON: DBS PUO' DAVVERO AIUTARE A COMPIERE IMPRESE

Si è parlato molto di Parkinson, soprattutto quando dalle farmacie è venuto meno il Simenet, il farmaco dal quale molti pazienti sono dipendenti per la gestione della malattia. Gli approcci alla patologia stanno cambiando e di conseguenza, anche le prospettive rispetto alla quotidianità dei parkinsoniani mutano. E’ vero, oggi non esistono cure in grado di sconfiggere definitivamente la malattia, ma sicuramente una combinazione di strumenti per migliorarne i sintomi. Fra questi, il monitoraggio costante del paziente, i trattamenti farmacologici, i trattamenti chirurgici, il supporto psico-sociale, l’esercizio fisico, l’alimentazione appropriata. Una delle soluzioni più avanzate, che può essere adottata a seconda delle condizioni del paziente, è la Stimolazione Cerebrale Profonda (DBS - Deep Brain Stimulation), nata dalla ricerca di Boston Scientific. Ne avete mai sentito parlare? Si tratta di una procedura neurochirurgica reversibile: nel cervello vengono inseriti piccoli elettrodi direzionali, cui viene collegato un generatore di impulsi elettrici. Una sorta di “pacemaker per il cervello” che consentirà di migliorare alcuni dei sintomi più rilevanti quali tremore, bradicinesia, acinesia e rigidità. Attenzione, perché la DBS non è una soluzione terapeutica per tutti. La procedura contribuisce in modo significativo a ridurre i sintomi e l’incalzare della malattia, ma non la può sconfiggere completamente: purtroppo, il Parkinson è una patologia degenerativa irreversibile, con la quale si deve imparare a convivere. Sicuramente DBS, grazie all’intervento effettuato nel 2016 all’Arcispedale di Ferrara, ha consentito a Cecilia Ferrari, 54 anni, sposata, due figli, titolare con il marito e altri soci di una clinica veterinaria ad Arona, dopo 11 anni dalla diagnosi della malattia, di riprendere una vita “normale” e di ricominciare a praticare alcuni sport come la bicicletta e il nuoto. Tanto che, proprio in occasione della Convention annuale di pazienti e medici "Parkinson: corpo & anima" che ogni anno si tiene in ottobre a Roma, Cecilia ha “lanciato la sfida”, invitando i Parkinsoniani presenti a unirsi a lei nella traversata dello Stretto di Messina: “Swim for Parkinson”. La traversata si è tenuta lunedì 29 luglio: 7 parkinsoniani, Cecilia inclusa, partiti da Punta Faro (Messina), dopo sue ore circa di traversata in mare non di certo tranquillo, dopo aver percorso 3,5 km sono arrivati felicemente e senza problemi alla spiaggia di Cannitello, a Reggio Calabria . Un’impresa che vuole trasmettere un messaggio di speranza: volere è potere.


LE GIORNATE SALUTE: A COMANO, LE GIORNATE DELLA DELLA DERMATITE ATOPICA

Quando si parla di bella stagione, inevitabilmente si pensa al sole, alle giornate all’aria aperta al tempo libero e anche alla cura di stessi. Per chi soffre di dermatite atopica, la “bella stagione” si completa con le Giornate della Dermatite atopica organizzate a Comano, centro termale famoso per essere l’unico, in Italia, ad essersi specializzato nella cura delle malattie della pelle anche dei bambini. Ecco perché l’1 e il 2 giugno le Terme di Comano aprono le loro porte, offrendo a titolo completamente gratuito ai bambini sino a 11 anni un doppio servizio: su prenotazione (online su www.termecomano.it oppure al telefono 0465 701277), gli ospiti potranno godere di un pacchetto completo di assistenza a cura del team multispecialistico. Le famiglie dei bambini con la DA avranno l’opportunità di fare il punto sulla malattia dei loro figlioli, fosse già conclamata, ma anche di rivalutare le terapie già in atto per definire un nuovo percorso terapeutico ad hoc. Anche le cure per la DA devono essere ad personam. Non siamo tutti uguali. Di certo, a Comano, i genitori di questi bambini colpiti da quella che è definita come la più frequente malattia infiammatoria cutanea ad andamento cronico-recidivante dell’età infantile possono approfondire la conoscenza della malattia, scoprendo le strategie di gestione sia dal punto di vista medico, sia psicologico. Quali sono i sintomi? E quali sono le opzioni terapeutiche? A Comano si trova una risposta a tutte queste domande grazie alla presenza costante di una equipe medica che, partendo dalla visita medica al bambino per fare il punto sulla dermatite atopica e definire un programma di cura su misura, prosegue con  una sessione, sia medica, sia psicologica rivolta ai genitori, per offrire un’ informazione completa sulla malattia, sulle opzioni terapeutiche, sulla sua gestione a casa e così via. Dall’interazione tra genitori e team medico, a disposizione per rispondere a domande e chiarire dubbi, nasce un vero percorso educativo per quelle mamme e papà che torneranno a casa con un bagaglio di indicazioni utili e complete per la gestione quotidiana della DA, dal punto di vista medico, comportamentale e psicologico. Non solo educazione, ma anche divertimento. Durante le Giornate della Dermatite Atopica i bambini potranno giocare con i dottor Clown e fare attività di laboratorio al Comano Baby Fun, il mini club delle terme.

SPECIALE PACCHETTO WEEKEND GDA: negli alberghi aderenti due adulti e bambino gratis a partire da 88 euro per una notte e da 178 per due notti. Per soggiorno di due notti in omaggio la Trentino Guest Card per accesso gratuito ai musei e castelli. Inoltre, speciale sconto sull'acquisto dei prodotti Linea Eudermica Comano specifici per DA. Per info: Terme di Comano  informazioni@termecomano.itwww.termecomano.it, tel. 0465 701277

IL MONFERRATO: Una meraviglia da scoprire

Avete mai pensato di organizzare un fine settimana in Piemonte? Perché occorre sapere che la bellezza  di  questa regione non è legata solo al sapore del Barolo o al profumo del tartufo d’Alba. Il Piemonte è molto di più e la sua straordinarietà si esprime anche alla differenziazioni delle varie zone come il Canavese a nord-ovest, le Langhe e il Roero a sud,  le Colline Novaresi e del Vergante ,  i Colli Tortonesi e, dulcis in fundo, il Monferrato. Conoscete il Monferrato? Se avete voglia di respirare profumi di campagna e di buoni vini  da accompagnare a deliziosi piatti di tradizione, ma anche di scoprire un territorio costellato di opere d’arte che raccontano di storia, di battaglie e di grande cultura i monferrini hanno organizzato la 19 esima edizione di Riso & Rose in Monferrato. Dal 3 al 19 maggio, si può,  come dicono gli abitanti della zona, “andar per brie e foss”, partecipando all’evento kermesse che offre una risposta turistica alle richieste di un viaggiatore alla ricerca di eccellenze gastronomiche, ma anche culturali. La stagione si presta: in primavera non c’è nulla di più piacevole di girovagare tra le colline e la piana del Po, andando alla scoperta della bellezza paesaggistica di risaie e di vigneti, ma anche di castelli e di palazzi barocchi. E che dire di quei ben cascinali che stanno attirando molto l’attenzione di stranieri? Alla ricerca del buon vivere, i nordeuropei stanno scoprendo una regione piena di risorse che ha davvero molto da offrire. Se pensiamo anche ai due Patrimoni Unesco, i paesaggi vitivinicoli coi loro infernot e il Sacro Monte di Crea, possiamo davvero ammettere che il Monferrato non finisce mai di scoprire. Ben 19 sono i borghi aderenti a Riso e Rose 2019, al centro dei quali la splendida capitale storica, Casale Monferrato. Per i prossimi weekend, quello dell’11 e 12 maggio e quello del 18 e 19 maggio, non perdetevi l’occasione di partecipare alla proposta itinerante tra Riso e Rose, comune denominatore di manifestazioni e eventi di arte, musica, teatro, ma anche di florovivaismo, enogastronomia, eventi per bambini e famiglie. Tra folklore e autenticità, il Monferrato vi lascerà a bocca aperta.

 www.monferrato.org/risoerose.html.

ESTETICA:  Come eliminare i capillari e ottenere gambe da diva con la scleroterapia

Vene e “capillari”, oltre a rovinare l’armonia delle gambe di una donna, possono nascondere anche problemi di salute seri ed interessano oltre il 40% delle donne italiane, in particolare dopo i 50 anni. Attenzione, perché non è solo un problema femminile, visto che in Italia un uomo su quattro soffre di questa patologia. Con l’arrivo dell’estate, inoltre, il problema si aggrava: gonfiori e senso di pesantezza possono creare notevole disagio. E’ importante anzitutto una corretta diagnosi e inquadramento medico, che deve effettuare il chirurgo vascolare, con una visita e magari anche con un ecodoppler. Se parliamo dei soli inestetismi legati ai cosiddetti “capillari”, piccoli vasi superficiali dilatati e incapaci di svolgere la loro corretta funzione, le soluzioni della medicina estetica comprendono i trattamenti di scleroterapia e di laser al neodimio. Pensate che in tutto il mondo, in una sola giornata oltre 9 milioni di persone si sottopongano a scleroterapia prima della stagione estiva (anche se è raccomandabile iniziare i trattamenti in autunno!). Il dott. Federico Villani, chirurgo plastico, spiega che “La procedura prevede microiniezioni con ago finissimo che determinano il riassorbimento dei piccoli vasi danneggiati. Per poter apprezzare i risultati bisogna aspettare anche 6-8 settimane, possono essere necessarie più sedute, dopo ogni seduta bisogna indossare calze altamente contenitive per qualche giorno ed evitare l’esposizione solare per 6 settimane. Per i capillari più piccoli è indicata la rifinitura col LASER.”

SALUTE: Colpropur, naturalmente collagene

Ebbene sì, si invecchia. Ecco che compaiono dolori articolari, problemi di artrosi, senza parlare della pelle che comincia a segnare e fare notare i giorni che passano o delle ossa che a causa del rallentamento della rigenerazione cellulare, non si rinnovano più. E i denti? E i nostri muscoli per i quali andiamo ancora fieri?  Oddio che tracollo. Non si può di certo fermare il tempo, ma cercare di rallentare la comparsa dei sintomi dell’invecchiamento direi di sì, visto che la tecnologia ci viene in soccorso. Poiché quelli sopra citate sono manifestazioni che derivano dalla mancanza di collagene che, con l’avanzare dell’età si riduce fisiologicamente, perché, allora, non pensare ad un’integrazione mirata? Del resto, stiamo parlando di una proteina importante, componente fondamentale di articolazioni, ossa, muscoli, gengive denti e pelle

Va bene integrare, ma come? Con quale prodotto tra le centinaia che esistono sul mercato? Occorre saper scegliere e fare un’attenta analisi di ciò che si compra. Avendo superato gli “anta” da qualche anno ed essendo in menopausa ho cercato da subito un’integrazione adeguata alle mie esigenze.

La mia nutrizionista, oltre ad avermi elaborato una dieta equilibrata, mi ha consigliato un integratore a base di collagene idrolizzato puro,  pensato per far fronte a tutte le problematiche legate a invecchiamento cutaneo, scarsa elasticità dei tessuti, osteoporosi, problematiche alle quali, haimé andrò incontro. Sotto forma di polvere facilmente solubile e assolutamente digeribile, oltre che gustoso, assumendolo con latte, a volte con del tè, ma anche con lo yogurt Colpropur ® è utilizzabile dal nostro organismo come nutriente. Inoltre, è privo di grassi, zuccheri, edulcoranti, coloranti e conservanti.  Poi, per carità: non è necessario, per forza, avere già compiuto il famoso giro di boa per goderne i benefici e assaporarne il gusto. Colpropur®  infatti, è consigliato anche in via preventiva, soprattutto per persone attive e sportive che dopo i 40 anni vogliono mantenere un fisico elastico ed efficiente. Già, ma quanto collagene idrolizzato è consigliabile assumere? Studi scientifici indicano che, se preso nella quantità di 10 gr al giorno in modo regolare, il collagene idrolizzato agisce favorevolmente su massa muscolare e densità ossea. Colpropur® è disponibile in farmacia, ma anche direttamente online su www.pharamercure.com in doppia versione: Colpropur Care e Colpropur Active. A ciascuno il suo, dunque. Entrambe le versioni sono arricchite di vitamina C che stimola la produzione naturale di collagene, rallentata per l’età.  Colpropur Active contiene, in aggiunta, anche magnesio per ridurre stanchezza e affaticamento e acido ialuronico per una maggiore azione lubrificante su articolazioni e tonica sulla pelle. Non a caso, la sua composizione è particolarmente indicata a chi fa sport, compie sforzi fisici quotidiani, soffre di crampi o vuole prendersi cura della propria pelle. Quant’è bella giovinezza.

SALUTE: L'unicità delle acque delle Terme di Comano

Dal 5 aprile (sino al 3 novembre), immersione di benessere e salute alle Terme di Comano, centro di eccellenza per salute e bellezza della pelle. Una nuova stagione, tra il lago di Garda e le dolomiti di Brenta, nella valle trentina Riserva della Biosfera Unesco, dove è presente l’acqua primatista mondiale che cura da 0 a 100 anni. Lo ha confermato un recente studio del microbiota delle acque termali, che ha spiegato il loro meccanismo d’azione, confermando la straordinaria efficacia del potere curativo delle terme di Comano, unico luogo in cui l’acqua è il farmaco. In particolare, la ricerca ha permesso di individuare una ricca comunità microbica composta da centinaia di specie batteriche, in gran parte ignote al mondo scientifico, e che presentano diversi tipi di bioattività: sono stati isolati più di 100 ceppi batterici di cui alcuni hanno dimostrato proprietà immunomodulanti, ma anche antibatteriche o in grado di degradare materiali recalcitranti come la cheratina. Le Terme di Comano ed il CIBIO stanno, inoltre, lavorando per lo sviluppo di una linea cosmetica di nuova generazione basata sull’utilizzo dei microrganismi con maggiore attività antiinfiammatoria come additivo nella formulazione. La novità di questa stagione è la istituzione del “Percorso metabolico - nutrizionale e di Cura idropinica ". E’ un intervento multiprofessionale e multispecialistico volto a formare un percorso verso un sano e corretto stile di vita consapevole. E poi, resta, efficace come sempre, la Comano experience! Uniche in Italia, le Terme di Comano detengono il primato europeo della cura della pelle e offrono trattamenti efficaci e duraturi con le loro acque bicarbonato-calcio-magnesiache. Oltre ai trattamenti curativi, le Terme di Comano vantano anche un moderno comparto wellness.

SALUTE: Salus e il nuovo paradigma salute dell'uomo e non solo

Vi siete resi conto che si parla spesso di malattia e di cure, perdendo di vista la promozione della nostra salute? Cosa state facendo per il vostro benessere? Sono numerose le buone pratiche che si possono adottare per prevenire l’insorgenza delle malattie e per promuovere una vita sana. E attenzione, perché partendo da un’azione mirata a preservare la nostra salute, c’è inevitabilmente una ricaduta virtuosa per l’intera società. Come? Ho seguito il dialogo che Lumen ha aperto con partner istituzionali volto a migliorare l’approccio alla salute e al paziente. Grazie a Milena Simeoni, direttrice didattica di LUMEN Scuola di Naturopatia e all’on. Stefano Maullu(ECR), senza trascurare il sostegno dell’on. Eleonora Evi, dell’on. Patrizia Toia e dell’on. Lara Comi, durante il convegno “SALUS la centralità del paradigma salute” attorno al tema della salute umana, animale e ambientale attraverso la promozione di sani stili di vita, si è sviluppato un dibattito politico e scientifico sulla promozione della salute come punto di convergenza fra Medicina Convenzionale e Medicina Complementare. Il convegno è stato riproposto all l’Europarlamento di Bruxelles dove, fra i numerosi partecipanti di diverse nazionalità c’erano associazioni che si occupano della salute ambientale, medici che promuovono salute in Italia, naturopati delle diverse nazioni europee e, in rappresentanza degli altri professionisti di discipline bio naturali, associazioni di settore e sindacato. Sì, perché l’interdisciplinarietà, prima di tutto. Per affrontare tematiche legate alla salute, si parla di ambiente di ecologia.

Si è parlato dell’Antibiotico resistenza, un problema enorme, tanto quanto il numero delle vittime. Occorre fare cultura e cercare di spiegare ai cittadini che l’antibiotico deve essere prescritto dal medico e non assunto per risolvere influenze, tosse e raffreddore. Del resto, i dati dell’Eurobarometro evidenziano che entro il 2050 si registreranno oltre 2,4 milioni di morti per resistenza antibiotica. Per quanto riguarda il nostro Paese, nell'anno 2018, il dato è stimato in 10.760 persone: uno dei più alti di tutta Europa E’ necessario un cambiamento dello stile di vita. Contestualmente al convegno, l’on Eleonora Evi ha promosso la campagna EndTheCageAge una raccolta firme attualmente in corso per la fine degli allevamenti in gabbia: “"Risulta sempre più chiara la necessità di un radicale cambio di paradigma nel modo in cui intendiamo la salute, che sposti l’attenzione dalla cura alla prevenzione, attraverso la diffusione di buone pratiche e stili di vita sani e l’adozione di strategie per la riduzione dell’uso di antibiotici. Proprio di resistenza antibiotica si è parlato, con una prospettiva europea. Questo tema si lega alla campagna “End the Cage Age” sulla fine dell’allevamento in gabbia, di cui sono promotrice a livello europeo. Sono felice di aver ospitato questo evento apportando il mio contributo ad una discussione su un tema centrale come quello della salute”.

Tutto ciò, al fine di  realizzare la Piattaforma SALUS una rete di associazioni ed enti che promuoveranno un orientamento dei sistemi sanitari europei sempre più rivolto alla salute anziché alla malattia, garantendo, nel medio lungo periodo maggiore longevità sana ai cittadini europei, maggiore sostenibilità economica ai sistemi sanitari e maggiore sostenibilità ambientale. La piattaforma SALUS ha compiuto quindi il primo passo di un percorso che ha come obiettivo comune “la salute al centro” e che in modo analitico e olistico si interfacci con il parlamento Europeo e con le istituzioni locali

ECOLOGIA: Zero emissioni per il 2050? il Pianeta ringrazierà Arla Foods per il suo progetto

Sapete che una delle principali cause dell’effetto serra è la presenza, nell’atmosfera, di sostanze gassose come l’anidride carbonica ed il metano? Troppa CO2, troppo diossido di carbonio, così come viene definita l’anidride carbonica dalla nuova nomenclatura, prodotta dalla combustione delle benzine, ma anche dai processi metabolici degli animali; e che dire del metano prodotto dal metabolismo di alcuni batteri che si trovano nell’ambiente e nell’apparato digerente degli animali? Senza trascurare quello originato negli ambienti delle acque stagnanti: risaie, stomaci dei ruminanti. Incredibile, ma vero. Ecco perché, per limitare il danno provocato all’ambiente, alcune aziende stanno lavorando per ridurre le emissioni di gas serra, fino ad azzerarlo. Un sogno, un’utopia? Eppure, c’è chi ci sta provando da anni con grandi risultati. Come Arla Foods,  la quarta azienda lattiero-casearia al mondo che, fondata nel 1881, oggi proprietà di ben 10.300 soci-allevatori di sette paesi del Nord Europa ha lanciato il progetto “Carbon net zero 2050”, cercando di rendere la sua produzione ancora più sostenibile, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 30% per kg di latte nel prossimo decennio e arrivare a caseifici a zero emissioni di carbonio entro il 2050.

E pensare che già dal 1990 ad oggi, gli allevatori hanno ridotto del 24% le emissioni per kg di latte e oggi hanno una densità media di emissioni pari alla metà di quella mondiale. Senza trascurare che la Cooperativa dal 2005 ad oggi ha tagliato del 22% le emissioni di CO2 della sua attività lavorando, ad esempio, sulla logistica dei trasporti e sugli imballaggi. Ottimo risultato, soprattutto in virtù del fatto che Arla ha aumentato di oltre il 40% la produzione di latte. Virtuosismo straniero, lungimiranza? Forse Arla vorrebbe investire sul futuro dei nostri figli e dovrebbe essere considerata un modello. E attenzione, perché il piano “Carbon net zero 2050” copre l'intera catena del valore dei prodotti Arla, nessuno escluso: dalla fattoria al consumatore, alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per affrontare anche le variabili, dal clima, all’acqua, dall’aria alle altre condizioni naturali. Quali, ad esempio? Arla, ha studiato la migliore composizione del mangime delle mucche, riducendo, in modo consistente, le emissioni di gas naturale. Ha, ad esempio, quantificato e aumentato il carbonio catturato e immagazzinato nel suolo, migliorando così il contributo offerto dagli agricoltori nel contrastare le emissioni. Inoltre, utilizzando il letame per la produzione di biogas si riducono le emissioni e si produce energia rinnovabile. Assicurando maggiore benessere agli animali si migliora la resa del latte e si prolunga la vita delle mucche e, in questo modo, si ottiene anche una riduzione delle emissioni totali, per kg di latte, rilasciate durante l’intera vita dell’animale.
In questo percorso verso una maggiore sostenibilità Arla lavora al fianco dei suoi soci allevatori e li sostiene con interventi mirati. Tra 2013 e 2018 la cooperativa ha condotto oltre 5mila valutazioni climatiche in altrettante aziende agricole per individuare le attività a maggior impatto sull’ambiente e per migliorarle. Che dire, non facciamoci fregare dagli stranieri e, anche noi italiani, diamoci da fare. Sicuramente, potremmo sostenere questo progetto consumando i prodotti caseari di alta qualità con i marchi Arla®, Lurpak®, Castello®, Puck® e Arla PROTEIN.

Per saperne di più: http://www.mynewsdesk.com/arla-foods/pressreleases/arla-foods-aims-for-carbon-net-zero-dairy-2845602

Varrebbe davvero la pena informarsi e dare vita ad un sistema di aziende virtuoso, volto a produrre anche benessere.

ESTETICA: Addio alla cellulite. Gambe da diva in una sola seduta.

"Più di 9 donne su 10 (il 92%) lamentano di avere la cellulite sulle cosce, più di 7 su dieci (il 74%) sui glutei. La stragrande maggioranza di loro è preoccupata (il 90%) e ben intenzionata a fare qualcosa pur di combatterla (l’85%). Questi sono i dati di uno studio realizzato da Istat e Nielsen (2015) sulle 14 milioni di donne italiane che, ogni anno, si trovano con l’imbarazzo della prova costume. Il risultato? Si cercano, talvolta, soluzioni low cost che, senza le dovute attenzioni, possono portare a complicanze anche piuttosto serie. Quando poi, nonostante massaggi e diete dimagranti,  il problema si attenua solamente, “il gioco si fa duro” e pur di eliminare l’inestetismo si tentano trattamenti improbabili, basati su un altrettanto improbabile passaparola, bypassando, invece, l’indispensabile consiglio del medico. Quindi, cosa fare? Per il dott Francesco Madonna Terracina, Chirurgo Estetico a Roma nei Centri medici Spheramed ci sono troppi stereotipi attorno alla medicina estetica. “Spesso, si chiede all’amica dell’amica che ha fatto magari un trattamento “infallibile” o si trovano rimedi fai da te che non sono, evidentemente, la soluzione più adeguata– aggiunge. Per risolvere piccoli o grandi problemi associati alla tanto odiata cellulite ci sono diverse soluzioni, a partire dalla mesoterapia, passando per la carbossiterapia fino ad arrivare alla Radiofrequenza bipolare infrarosso e al Vacuum che più di altre tecniche è in grado di migliorare l’aspetto della cute cellulitica tonificando e compattando, al contempo, i tessuti. Tutte queste metodiche - continua il Dott Madonna Terracina - sono certamente consigliabili e sicure, ma nessuna di esse è in grado di contrastare, con decisione, l’effetto pelle a buccia d’arancia, agendo sulla causa primaria della cellulite”. Quindi noi donne siamo senza speranza? “Direi di no, visto che una svolta, in questo senso, per fortuna, c’è stata 3-4 anni fa con una delle novità più significative ed interessanti della medicina estetica: la cosiddetta “Subcision guidata” ad oggi l’unica tecnica in grado di eliminare i fastidiosi buchi della cellulite su cosce e glutei senza chirurgia ed in una sola seduta”. Si tratta di uno sturmento rivoluzionario che ha, non a caso, ottenuto l’ambita approvazione dalla Food and drug administration (l’Agenzia Usa per farmaci e medicamenti) per l’efficacia dimostrata nel miglioramento, anche a lungo termine, dell’aspetto estetico della cellulite. "Sino ad ora, infatti, i trattamenti estetici consigliati per risolvere il problema cellulite non sono stati in grado di curare radicalmente questo fastidioso inestetismo, perché nessuno di essi, come sottolineato, è in grado di agire sulla sua causa primaria. Esistono nel sottocute i cosiddetti “setti fibrosi”, una sorta di elastici che, infiammandosi, retraggono la cute mostrando il famoso e temuto effetto buccia d’arancia”. La Subcision guidata, invece, recide questi setti in maniera precisa e controllata, attraverso una tecnica standardizzata e perfettamente riproducibile, effettuata in anestesia locale. Non sono stati riscontrati effetti collaterali e i miglioramenti sono evidenti: si ottiene, infatti, dopo il trattamento, una superficie cutanea più liscia e omogenea. È sufficiente, inoltre una sola sessione di circa 1 ora per ottenere risultati sorprendenti, immediati e di lunga durata.”

 

 

DIABETE: ecco come funzione il pancres artificiale ibrido

A quanto pare, l’epidemia diabete imperversa e non solo in Italia. Ma di quale tipo di diabete stiamo parlando? Il Diabete di tipo 1 che rappresenta circa il 5-10% dei casi di diabete, è una malattia autoimmune caratterizzata da carenza insulinica; quando l’ormone deputato alla diminuzione della concentrazione degli zuccheri nel sangue è insufficiente, si manifesta una iperglicemia, in genere nei bambini, negli adolescenti e può verificarsi anche nei giovani adulti. Ben diverso è il discorso del diabete di tipo 2 che, interessando essenzialmente l’adulto, rappresenta la forma più frequente (90-95% dei casi) provocata da iperglicemia legata ad un difetto di azione dell’insulina che progressivamente diminuisce. Sono circa 3 milioni le persone che vivono con il diabete mellito - anche se non è possibile stimarle con precisione dato che non esiste un registro di malattia - gestendo il saliscendi insulinico, convivendo col rischio di andare in ipo o in iperglicemia e correndo il rischio di avere delle complicanze. Insomma, occorre fare davvero attenzione, sicuramente per prevenire la malattia cronica, ma anche, eventualmente, per correre tempestivamente ai ripari. Nell'ottica della prevenzione delle complicanze acute e croniche del diabete di tipo 1, è importante il raggiungimento di un buon controllo metabolico (Hba1c sotto 7% associato ad un "Time in Range), ovvero la percentuale di tempo che le persone con diabete di tipo 1 trascorrono nell' intervallo glicemico ottimale (pari a 70-180 mg/dl) che si auspica maggiore del 70%. Questi obbiettivi non sono facilmente raggiungibili ed ad oggi, in ampie casistiche nazionali ed internazionali, meno di un terzo dei pazienti diabetici insulino dipendenti raggiunge questo obiettivo.Qual è l’apporto della tecnologia per la gestione del Diabete e per ottenere gli obiettivi di cui sopra? Il dottor Riccardo Bonfanti, della diabetologia pediatrica del Diabetes Research Institute dell’Ospedale San Raffaele di Milano, spiega come è avvenuta quella che lui stesso definisce come rivoluzione: “Non si guarisce dal diabete, ma grazie alla tecnologia, sono stati fatti molti di progressi per la gestione di questa malattia. Ad esempio, Medtronic, leader della rivoluzione tecnologica nell'ambito della gestione del diabete, è stata la prima azienda che ha introdotto il microinfusore per la somministrazione dell'insulina e per normalizzare il controllo del glucosio nei diabetici. Non era sufficiente, però, avere l’erogazione dell’insulina. Occorreva un sistema capace di modularla a seconda delle necessità: conoscere la variabilità glicemica è indispensabile per avere il cosiddetto “time in range”, ovvero la percentuale di tempo che le persone con diabete di tipo 1 trascorrono nell’intervallo glicemico ottimale che si attesta tra i 70-180 mg/dL3”. Ecco come Medtronic è arrivato ad introdurre un Sistema Integrato, contribuendo a ridurre gli episodi ipo e iperglicemici e fornendo la praticità di un sistema personalizzato per una migliore gestione del diabete. ”Si tratta di un pancreas artificiale ibrido: da una parte il sensore che per 24 ore al giorno misura, ogni cinque minuti, la concentrazione di glucosio nel tessuto sottocutaneo. Dall’altra, collegato al primo via Bluetooth, un dispositivo all’interno del quale è attivato un algoritmo di controllo che calcola la dose di insulina da infondere sulla base dei valori di glucosio rilevati dal sensore. Grazie ad una pompa (o microinfusore) che riceve il comando dal dispositivo, l'ormone viene iniettando nel sottocute e messo in circolo”. Perché ibrido? “Il nuovo sistema gestisce la somministrazione dell’insulina basale, durante i pasti l’utilizzatore deve somministrare l’insulina necessaria facendo il conto dei carboidrati da assumere”. Di certo, un’innovazione tecnologica che aumenterà la qualità della vita del diabetico: “Mi occupo di diabete pediatrico e attualmente un sistema integrato del genere può essere adottato dai bambini dai 7 anni, anche se si sta lavorando per rendere la tecnologia utile ai bambini già dai 2 anni. Certo, occorre educare il paziente, all’utilizzo di questa e di tutte le tecnologie del diabete. Ecco perché, nel nostro Centro, non mancano delle equipe dedicate ad istruire i pazienti all’utilizzo di questi strumenti in modo da mettere in condizione il paziente di ottenere i migliori risultati. Le persone con diabete hanno grandi aspettative nei confronti di questo nuovo dispositivo e dei dispositivi come questi che seguiranno nel prossimo futuro, perché facilitano il controllo quotidiano della patologia, regalano indipendenza e contribuisce a cambiare radicalmente la qualità della vita.

 

ESTETICA: Collagene prodotto da bachi da seta? Funziona, eccome se funziona

Vi è mai capitato di vedere un filamento di collagene prodotto dai bachi da seta? No, non sto dicendo una fesseria, perché io ho avuto, invece, la fortuna di osservare da vicino quello che viene definito collagene biotecnologico alla 22esima edizione del Sies, il congresso internazionale di Medicina e Chirurgia estetica. E faceva bella mostra di sé allo stand di Creo, la linea di prodotti dermoceutici firmati da 303Pharma. Proprio 303Pharma, startup con sede a Brescia, fondata da Marco Benedetti e Liliana Abrami, si è appassionata a questo nuova versione del collagene che grazie al cielo, non viene estratto dai tessuti tendinei degli equini, o dei suini o dei bovini, ma viene prodotto dai bachi da seta nipponici. Una scelta etica, dunque, che si esprime al meglio proprio attraverso la produzione di crema per il viso 24 H, maschera, balsamo per le labbra, contorno occhi, rigorosamente organic, con al loro interno, il nuovo collagene. “Innovation becomes beautiful”: sarà vero? Ho potuto provare le texture delle creme e devo ammettere che, da donna di 46 anni, anche se non ancora compiuti, ho avuto una sensazione magnifica. Del resto, si sa, con l’avanzare dell’età, la nostra pelle si impigrisce e tende a produrre sempre meno collagene: l’impalcatura del nostro viso deperisce col tempo e non solo quello. Diciamo che il viso, essendo esposto rispetto al resto del corpo, è la zona che più racconta della nostra storia, più o meno antica. Aiuto! Al Sies, i responsabili di 303Pharma mi hanno spiegato che l’effetto tensore che ho percepito subito dopo aver messo la crema è stato possibile grazie alla struttura monoelica del collagene biotech. Struttura monoelica? Sono stati molto competenti nell’informarmi che la semplicità molecolare di quel tipo di collagene, rispetto a quello animale a tripla elica, è un plus che lo rende più biodisponibile e quindi facilmente assorbibile dalla nostra pelle. In sostanza, la nostra pelle ritrova quel collagene che perde col passare del tempo. Un miracolo? No no, è proprio scienza, è biotecnologia, è il futuro. Nella speranza che, grazie all’Innovation, anche Viviana becomes beautiful, ho acquistato la linea completa.

Problemi di cataratta? E pensare che ne sentivamo parlare dalle nostre nonne. Invece, eccoci qui, magari ad affrontare quella che è considerata la principale causa di cecità ed è responsabile di oltre il 48% dei casi di cecità nel mondo: 18 milioni di persone. Attenzione, perché sto parlando di cecità che si può benissimo evitare. Secondo l’Istat la cataratta colpisce in Italia l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni.2 Oggi in Italia si eseguono circa 557.000 interventi di cataratta ogni anno. Anzitutto, va spiegato che la cataratta si sviluppa quando si accumulano proteine all’interno del cristallino, provandone l’opacizzazione. A questo punto, il passaggio della luce attraverso il cristallino alla retina è compromesso. E’ importante sapere che, la maggior parte delle cataratte si sviluppano con l’avanzare dell’età, anche se tra le altre cause vi possono essere traumi all’occhio, esposizione alle radiazioni come risultato di altre patologie o cause genetiche in bambini in tenerissima età. Calma e sangue freddo, perché la cataratta può essere trattata. Come? La lente naturale dell’occhio viene sostituita con una lente artificiale intraoculare (IOL). È importante non trascurare la cataratta e intervenire il prima possibile: quando la cataratta diventa ‘matura’, l’intervento chirurgico necessario per sostituire la lente diventa più difficile e aumenta il rischio di complicazioni. Grazie al cielo, la tecnologia ci viene in soccorso. Quali sono le novità? Gli specialisti di Blue Eye, centro oculistico milanese d’eccellenza per la diagnosi, correzione e cura dei difetti e delle patologie visive, ha presentato le più avanzate tecnologie per il trattamento chirurgico della cataratta. Utilizzando il femtolaser l’intervento di cataratta, oltre ad essere notevolmente semplificato, è diventato più sicuro, garantendo un inserimento più preciso delle lenti intraoculari. Cos’è il femtolaser? Si tratta di un laser a luce infrarossa con impulsi della grandezza di pochi micron e di brevissima durata grazie alla quale riesce ad effettuare incisioni e frammentazioni direttamente all’interno del bulbo oculare senza l’utilizzo di bisturi. Questa tecnica ad impulsi molto brevi ha il vantaggio di gestire meglio l’energia rilasciata all’interno dell’occhio, proteggendo così le strutture oculari adiacenti la cataratta. Inoltre, cosa non da poco, si tratta di una tecnica assolutamente indolore e con un post-operatorio libero da bendaggio e punti di sutura, senza trascurare che l’utilizzo del laser a femtosecondi fluidifica il cristallino affetto da cataratta e la sua asportazione avviene quasi completamente senza l’utilizzo di ultrasuoni, riducendo così possibili effetti collaterali ed eventuale infiammazione della parte. Blue Eye ci vede proprio lungo.

FONDAZIONE BARILLA: COMBATTERE LO SPRECO DI CIBO PER RAGGIUNGERE GLI SDGs

Evviva la Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare. Sembra fuori da ogni logica, ma dobbiamo essere coscienti che, ogni anno, noi italiani sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, l’equivalente di 1/3 della produzione mondiale. Tanta roba, vero? Non riuscite a quantificare il dato? Allora, forse è più chiaro se parlo di quei 65 kg di cibo pro capite che, a casa, ogni anno, buttiamo. Senza valutare quello che si getta nei ristoranti, nei negozi. Cibo sprecato, ma anche cibo perso, se consideriamo che in Italia il 2% del cibo viene perso prima di venderlo. E' brutto, è rovinato, non risponde agli standard. Le prospettive non sono di certo ottimistiche, visto che, secondo le stime, entro il 2030 saliremo a circa 2,1 miliardi di tonnellate(+61,5% rispetto a oggi), con ulteriori danni a livello sociale, economico e ambientale. Che brutto scenario. E’ quello che ci presenta Fondazione Barilla Center for Food e Nutrition che, proprio in occasione della Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare, il 5 febbraio, mostra un fenomeno drammatico e che ci allontana dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’ONU. “Il 30% dei cereali prodotti, il 35% del pesce pescato, il 45% di frutta e verdura coltivata, il 20% dei prodotti lattiero-caseari e il 20% della carne vengono gettati ogni anno. Un danno per il Pianeta, che ci fornisce le sue risorse, un danno economico - per aziende e famiglie - e sociale, visto che con 1/4 di quel cibo potremmo sfamare i circa 821 milioni di persone nel mondo che non hanno possibilità di mangiare. Questo dimostra l’urgenza di dar vita a una rivoluzione alimentare, che passi però da azioni concrete e da una adeguata educazione che ci aiuti a prevenire questo fenomeno”, spiega Anna Ruggerini, Direttore Operativo della Fondazione Barilla.  Una volta i nostri nonni ci insegnavano a pensare a “quelli che muoiono di fame” per farci finire la pietanza che avevamo nel piatto. E in effetti, anche oggi, la lotta contro lo spreco alimentare viene combattuta anche per sconfiggere la fame. Basterebbe, ad esempio, ridurre lo spreco del 25% a livello mondiale per sfamare le persone malnutrite. Questo è solo uno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu. Quali sono gli altri? Ridurre lo spreco potrebbe contribuire a combattere la povertà. Eppure, quanto cibo si butta, ad esempio, nelle mense scolastiche? Per questo è importante promuovere presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, percorsi mirati all’educazione alla sostenibilità per favorire anche una cultura del recupero. Sarebbe utile anche adottare i principi dell’economia circolare, anche attraverso l’innovazione, per ridurre lo spreco alimentare. Pensiamo che quando si produce cibo, si consumano risorse della terra: sprecando cibo, si sacrificano inutilmente queste. Difendiamo, dunque, la nostra Terra. Senza poi contare che, grazie al risparmio che si genera riducendo la perdita di cibo nei Paesi in via di sviluppo, si potrebbero diminuire le disuguaglianze sia all’interno degli stessi Paesi, ma anche tra i Paesi stessi. Noi italiani siamo sensibili e sensibilizzati verso questo problema, tanto che non mancano occasioni di impegno privato e istituzionale finalizzato alla redistribuzione del cibo. Oltre al danno economico, ragazzi, il cibo sprecato provoca anche un cambiamento climatico dovuto a quell’8% di emissioni di gas serra del Pianeta. E quindi, cosa si può fare? Per contrastare lo spreco alimentare, ma anche le perdite di cibo, occorre lavorare di concerto e stipulare accordi e partenariati multidisciplinari fra governi, settore privato e società civile a livello globale, regionale e locale. Ce la possiamo fare, cosa ne dite? Ma intanto, noi cittadini italiani, nel nostro piccolo, cosa riusciamo a fare? Grazie alla legge Gadda (n. 166 del 2016) si è riusciti a limitare gli sprechi puntando alla redistribuzione delle eccedenze e alle donazioni che sono cresciute del 21% nel primo anno di vita della legge. Tuttavia, rimane ancora molto da fare, ad esempio, coinvolgendo la scuola. BCFN, nell’ambito del progetto “Noi, il Cibo, il Nostro Pianeta” lanciato dalla Fondazione Barilla nell’ambito di un protocollo di intesa con il MIUR, ha sviluppato un approfondimento didattico dedicato al tema dello spreco e della sostenibilità. link (lezione 7),  arricchito anche da una video-lezione interattiva per i docenti. Completano i documenti una Favola di Gunter Pauli, padre dell’economia circolare, per parlare di Food Waste ai più piccoli, e un video dedicato aWinnow, società che da anni combatte lo spreco di cibo.

 

SALUTE:  Il freddo della cryosauna ti fa bella e ti rimette in salute.

 

Non è di certo una novità che il freddo sia terapeutico. Anche se ha dell’incredibile, Sebastian Kneipp, guarì dalla tubercolosi immergendosi nelle acque gelate del Danubio. Oggi la terapia del freddo, grazie al cielo, si è evoluta: non ci si butta più nei fiumi o nei torrenti di montagna, ma si sfruttano le basse temperature, ma basse davvero, all’interno delle cosiddette Criosaune. Finalmente, anche in Italia, dopo aver spopolato in America e in altri Paesi europei, è stato inaugurato il primo centro di terapia del freddo, CRYO MILANO. Un concept nuovo, studiato per il benessere che, a San Donato Milanese, nella piazzetta di Via Strasburgo presso il quartiere delle Torri Lombarde, sta richiamando l’attenzione non solo di campioni del calcio e dello sport in generale, ma anche di modelle e di persone dello spettacolo.  Qualche nome? Avete presente la bella Martina Colombari? E la sua dolce metà, il mitico Costacurta? Di recente anche Bianca Atzei ha provato la criosauna di Cryo Milano. In effetti, sono numerosi gli sportivi che si sottopongono a questo trattamento per ridurre i dolori, le infiammazioni muscolari e, nel contempo, per eliminare le tossine e favorire la circolazione; utilizzata come trattamento anche dalle persone che hanno necessità di ridurre i gonfiori alle gambe, di contrastare la cellulite e di trattare manifestazioni di psoriasi, di eczema e chi più ne ha più ne metta, la crioterapia è diventata un must. Ma in cosa consiste? Qual è il segreto di questo trattamento? La criosauna aiuta stimolando il recupero fisico, scioglie i muscoli tesi, ma è anche un valido supporto al dimagrimento. Inoltre, regola il sistema ormonale a coloro che ne hanno bisogno, come ad esempio alle donne nel periodo della menopausa o in fase adolescenziale, migliora il sonno e stimola il sistema psichico. Interessante, vero? Un trattamento efficace, anche per migliorare l’umore. Come funziona? La seduta è rapida, indolore ed efficace. Pensate che è sufficiente indossare un costume da bagno o in alternativa intimo. Come previsto dal "protocollo Baranov", è possibile accedere alla criosauna quando all’interno dell’abitacolo, non completamente chiuso, viene raggiunta la temperatura di - 120°. Oddio e poi? Non spaventatevi perché il freddo percepito all’interno del macchinario è facilmente tollerabile in quanto secco e privo di umidità.  Durante la seduta, inoltre, Tania,  responsabile del Centro e la collega Catalina forniranno assistenza fino al termine della sessione. Bastano 3 minuti, dopodiché è possibile rivestirsi e ritornare alla propria quotidianità, con una dose di ossigeno in più che raggiunge aree del corpo che necessitano di revitalizzazione.  Si potrebbe optare, sempre nel medesimo centro sandonatese, per la criolocalizzata. Ossia? Anche questa è una procedura semplice e indolore che prevede l'utilizzo di un dispositivo che vaporizza una nuvola fredda su aree circoscritte del corpo.  Tutti possono accedere al trattamento perché piacevole e senza controindicazioni. Le basse temperature che raggiungono -162° circa, apportano numerosi benefici, anche in questo caso, per il recupero fisico, riduzione del gonfiore, dei processi infiammatori, di ematomi, garantendo un rapido rientro all'attività sportiva grazie al potere di ridurre il tempo di recupero post trauma. I trattamenti localizzati sono ideali abbinati alla criosauna per un recupero fisico post trauma o post operatorio più rapido. Ma veniamo a noi, care signore; perché, di certo ,avrete sentito parlare della cryofacial. Ebbene, basandosi sullo stesso principio, attraverso il dispositivo è possibile vaporizzare aria criogenicamente raffreddata su viso e décolleté. E io l’ho provata, con grande soddisfazione: l’effetto liftante è stato subito visibile. Come è possibile? Le basse temperature stimolano la circolazione del sangue apportando numerosi benefici tra cui l’aumento della produzione di collagene, la riduzione dei pori dilatati e dei punti neri, l’attenuazione delle macchie solari e una maggiore tonicità dei tessuti. Certo, una seduta non è sufficiente, ma se è vero che “il buongiorno si vede dal mattino”, prevedo una serie di appuntamenti da inserire in agenda. Del resto, la cryofacial è famosa perché previene la formazione delle rughe ed è l’alleato perfetto per una pelle più luminosa. Basta davvero poco tempo per ristabilire il naturale equilibrio del tuo corpo proprio come fanno i professionisti dello sport tutti i giorni e i VIP, stranieri, ma ora anche italiani

Sui social @CryoMilano! Stay #ForeverYoung

Per info e prenotazioni 339 – 7218544 (anche via WhatsApp)

CORSI: Cercasi attori e registi

Siete appassionati della Settima Arte e vorreste intraprendere la carriera di artista cinematografico sia dietro, ma anche davanti alla cinepresa? Ciak, allora si gira, anche se, in realtà, prima di questo momento importante, occorre superare il cosiddetto provino. Fase delicata, quella del provino, sia per i registi, sia per gli attori, perché non basta mettere in evidenza le proprie capacità: come in tutte le arti, anche  la cinematografia richiede il rispetto di regole e di tecniche. Quali sono, dunque, gli aspetti più importanti da considerare nella valutazione di un attore? Quali sono gli errori da evitare?  Per rispondere a queste domande,  OffiCine, il laboratorio di Alta Formazione nato nel 2009 dall’incontro di Anteo e Istituto Europeo Design ha organizzato “Casting & Self Tape” Workshop per Attori e Registi con Silvio Soldini, Pierfrancesco Favino e Gabriella Giannattasio. A  Milano, presso lo Ied al 4 di via Sciesa, il 7  l’8 e il 9 febbraio dalle 10:00 alle 18:00, i  tre “docenti d’eccezione” si confronteranno con i partecipanti; se Silvio Soldini fornirà il suo punto di vista da regista e Pierfrancesco Favino sosterrà quello dell’attore, la casting director Gabriella Giannattasio presenzierà come mediatrice, operando in concerto con regia e produzione, supportando gli attori. Attenzione particolare verrà data al self tape: l’auto provino è, infatti, sempre più richiesto dalle produzioni, soprattutto all’estero. Ma come ottenere una prova efficace e convincente? Partendo dagli auto-provini richiesti in fase di candidatura, si lavorerà in aula per realizzarne uno nuovo, al termine del corso, dopo aver approfondito criticità e punti di forza da valorizzare. Il workshop è a carattere pratico: essendo a numero chiuso l’accesso sarà su selezione. Per informazioni sui materiali da inviare in fase di candidatura e sui costi del workshop: officine@ied.it; 02/5796951.

In bocca al lupo

BENESSERE: La doccia Vichy al Relais Santo Stefano  è un'esperienza di lusso

Vi è mai capitato di godere del piacere di una doccia Vichy? E’ vero, è difficile riuscire a stare al passo delle evoluzioni e, a volte, delle rivoluzioni del mondo del benessere, ma la doccia Vichy è ormai un must irrinunciabile per coloro che veramente volessero godere di un trattamento privilegiato, rilassante e, nel contempo, terapeutico per la circolazione, per la cellulite e per la semplice tonificazione. Perché l’acqua è un bene davvero prezioso e la doccia Vichy ne sfrutta i benefici. Ne avevo sempre sentito parlare, la curiosità è sempre stata tanta, finché, al Santo Stefano Relais di Sandigliano, in provincia di Biella, ne ho scoperto la magia, avvicinandomi al benessere di lusso. Che c’entra Biella con il benessere? Occorre sapere che, notoriamente, l’acqua di Biella è definita come “acqua del benessere” e al Santo Stefano Relais ne hanno saputo cogliere l’eccezionalità creando una Spa Nuxe, riproponendo le atmosfere tipiche della famosa Spa parigina di Rue de Montorgueil evidenziate anche dalla professionalità delle operatrici formate dalla medesima scuola della prestigiosa culla del benessere. Qui, nella tranquillità della campagna piemontese, i profumi della Spa Nuxe, i dettagli dorati e i materiali che rendono omaggio alla natura, riescono a catapultare il cliente in uno spazio adimensionale, senza tempo né confini, ma solo sospesi nella pace e nella tranquillità: dopo aver goduto di un bagno turco e di una sauna finlandese e magari anche di un idromassaggio, non ci si può perdere la doccia Vichy che il Santo Stefano Relais propone ai suoi ospiti come una chicca, un’opportunità, un’esperienza, insomma, un trattamento top che è meglio non lasciarsi sfuggire, visto che in Italia sono poche le Spa che ne dispongono. Come funziona? Anzitutto, non pensate alla classica doccia in piedi: la doccia Vichy, nata in Francia e utilizzata nei centri talassoterapici, prevede che l’ospite si stenda su un lettino, ovvero un materasso ad acqua. In alto, ad una distanza ravvicinata dalla persona, vengono posizionati i getti d’acqua che massaggiano il corpo trasmettendo sensazioni di relax. L’effetto pioggia della doccia ad effusione è sicuramente rilassante, ma aiuta anche a tonificare i tessuti grazie all’intensità variabile della caduta dell’acqua che, in relazione alla temperatura, può avere anche effetto di rassodamento e di stimolazione della circolazione. Un vero massaggio acquatico, dunque. Ma non è tutto, perché mentre l’acqua scorre lungo il corpo, mani esperte ed energiche delle operatrici si possono concentrare in trattamenti su misura come scrub o linfodrenante, rigeneranti, anti-aging, o in base alle richieste dei clienti anche più esigenti: alla Spa Nuxe del Santo Stefano Relais sono garantite prestazioni al altissimo livello, sia manuali, sia di tecnologia. Nuxe docet, in attesa della prossimo capitolo, in fase di definizione

ALIMENTAZIONE: Basta aggiungere fibre ai vostri menu e sarete più leggeri.

 E via che si parte con le grandi abbuffate, anche se ormai è più di un mese che supermercati e pasticcerie espongono dolci natalizi, invogliandoci ad anticipare, almeno a tavola, le atmosfere della ricorrenza. Non si può rinunciare a tutto quel bendiddio. Eh no, almeno a Natale si sgarra. Senza contare le numerose pizzate con le società sportive dei figli e le cene benaugurali con i colleghi di ufficio e il pranzo con i tuoi e Santo Stefano con i suoceri. Vi ritrovate in questa tabella di marcia? E la dieta? E il nostro regime alimentare che tanto ci fa stare bene? Ebbene, segnatevi queste strategie, semplici e gustose, per affrontare in leggerezza le prossime festività Natalizie senza troppe rinunce e, soprattutto, per iniziare il nuovo anno in piena forma. La dott.ssa Annamaria Acquaviva, dietista e nutrizionista, esperta conoscitrice dei benefici delle fibre, dei vegetali e dei colori offre dei suggerimenti che vi renderà le feste natalizie davvero leggere e colorate. Infatti, tanto per iniziare, cercate di arricchire la vostra tavola natalizia dei 5 colori della natura: bianco, blu-viola, giallo-arancio, rosso, verde. Calde vellutate, pinzimoni colorati, insalatone croccanti, contorni sfiziosi o condimenti per pietanze: ciascuno con specifiche proprietà benefiche adatte a soddisfare i fabbisogni del nostro organismo. Ad esempio? Saziano in poche calorie, permettendoci di equilibrare le calorie e l’impatto glicemico dei lauti pasti del Natale. Inoltre, sono ricche di sali minerali, vitamine e dei preziosi composti fitochimici che caratterizzano i vegetali in base al loro colore.  Fate attenzione e non dimenticatevi delle fibre, importanti per la salute dell’intestino, il nostro secondo cervello. Basta, ad esempio, inserire nella prima colazione le Prugne della California dal basso indice glicemico grazie alla composizione dei loro glucidi: fonte di fibra, le Prugne hanno un effetto detossinante e favoriscono la digestione. Poi, non c’è dubbio che rappresentino un gustoso ingrediente per completare ricette e spuntini vari. Oggi ad esempio, le ho mangiate in accompagnamento a del tonno alla piastra. Ma cosa si deve mangiare prima dei pasti pantagruelici delle festività? E dopo? Di certo, il pasto che precede e quello che segue il ricco menu natalizio dovrà essere leggero, ricco di vegetali e limitato nei farinacei. Per carità, cercate di non arrivare affamati, evitando cali di zuccheri che vi porterebbero ad abbuffarvi in maniera incontrollata.  Magari iniziate con verdure crude, evitando, nell’attesa, di riempirci di pane, grissini o piadina. E poi, che fretta avete? Sappiate che quando si mangia velocemente, inghiottiamo più aria rendendo più difficile la digestione e tendiamo a mangiare oltre il nostro fabbisogno e la nostra sazietà. Invece, cercate di masticare lentamente; in questo modo si favorisce il raggiungimento del senso di soddisfazione, percepibile solo dopo 20 minuti dalla prima fase della digestione, quindi la masticazione.  Lo sappiamo, medici ed esperti lo dicono in tutte le salse: il movimento quotidiano produce effetti positivi sulla salute fisica e psichica della persona. Approfittate, dunque, delle vacanze natalizie per dare un giro di vite alla vostra pigrizia. A questo punto, siete pronti per pianificare un incremento di attività fisica insieme ad un’alimentazione varia ed equilibrata già durante il periodo delle feste di Natale, permettendovi di mantenere in modo più armonico e duraturo il peso forma ed iniziare il nuovo anno al meglio. Buon 2019, in perfetta linea.

TEMPO LIBERO: "Come una bella anima": Massimo Tramontana celebra Cuba a favore del Caf

Scatti insoliti, prospettive inusuali, magiche ispirazioni. Massimo Tramontana, fotografo per passione, ritrae la quotidianità di un mondo che ancora non conosce, ma che attraverso le immagini gli racconta di sé, dei suoi segreti ancestrali, delle sue paure, della sua semplicità. E’ stato durante il viaggio a Cuba che Tramontana ha voluto andare oltre al paesaggio esotico per immortalare angoli di case, attimi di conversazioni, momenti di attese e di pause. Giovedì 13 dicembre 2018, a Milano, alla Galleria Wunderkammer, in via Ausonio 1/A, a partire dalle ore 18.30, in occasione dell’allestimento della mostra fotografica dell’artista poliedrico, sarà presentato anche il libro di Tramontana, “Come una bella anima”, acronimo di Cuba. Tra le pagine del libro si scopre un autore dalle molteplici sfaccettature. Come una bella anima è una sequenza di immagini che, grazie alla maestria e all’occhio attento del loro autore, trasmettono emozioni profonde. Un viaggio interiore che tocca le corde più intime e dona uno scorcio di una Cuba insolita, estranea a tutti gli stereotipi. Un viaggio la cui destinazione è solo un pretesto, un’opportunità per guardare alla realtà con occhi diversi. Quelli dell’anima, forse.

 “Partivo senza meta, aspettando che la strada me la indicasse. Volevo che fosse lei, la Isla, ad ispirarmi. A me toccava capire cosa volesse propormi. Sono rimasto in attesa. In attesa di segnali profondi.”

 Animo estroso, dotato di grande sensibilità, l’autore ha realizzato il libro raccontando, attraverso le immagini, ma anche dei brani, della sua esperienza in un paese oltreoceano e del suo viaggio interiore per poter devolvere il ricavato all’Associazione Onlus CAF che dal 1979 accoglie e cura in maniera specifica e professionale bambini e ragazzi allontanati dal proprio nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti, con l’obiettivo di spezzare la catena che, troppo spesso, trasforma i minori vittime di violenza in adulti violenti o trascuranti. Nel tempo, accanto al lavoro con i minori e in risposta ai bisogni del territorio, l’Associazione ha sviluppato anche servizi specifici di prevenzione dell’abuso e del maltrattamento infantile e interventi di supporto alle famiglie dei minori accolti e alle famiglie affidatarie.

Dalla sua fondazione ad oggi, l’Associazione CAF ha accolto e curato oltre 1000 minori e offerto un importante sostegno a tante famiglie in crisi.

Ai partecipanti sarò offerto un cocktail di benvenuto. Sia il libro sia le opere esposte saranno acquistabili in loco

“La copertina del mio libro riporta l’immagine di maioliche cubane, metafora della terra che ho calpestato durante il mio emozionante viaggio”.

 

CUCINA: Il menu perfetto per il Giorno del Ringraziamento. Lasciamoci contaminare

Domani negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving day, conosciuto in Italia come il Giorno del Ringraziamento, la festività che anticipa il Natale tra le più amate oltreoceano. Per chi non ha mai vissuto in America, è difficile comprendere l’importanza di questa festa che cade il quarto giovedì di novembre e per la quale gli americani lavorano per settimane. Sicuramente, stiamo parlando di una festa di matrice cristiana e già è un punto a suo favore; celebra l’unione familiare, perché la famiglia si riunisce davanti ad una tavola ricca di piatti tipici ed è un’occasione goduriosa perché i menu che si allestiscono in queste occasioni sono deliziosamente gustosi. Si sa, il protagonista della tavola del Giorno del Ringraziamento è il tacchino ripieno. Avete mai cucinato un tacchino ripieno? E’ vero, forse non è una ricetta che appartiene alla nostra tradizione, ma in tempo di globalizzazione, forse, vale davvero la pena farsi contaminare. E che buona contaminazione. Ho conosciuto Laurel Evans, una texana che da tempo vive a Milano e che, in collaborazione con il California Prune Board, ha elaborato un  menu superlativamente squisito che farà gustare domani ai suoi invitati. Peccato non poter partecipare alla cena: di certo, il prima possibile, approfitterò delle ricette che Laurel mi ha inviato per poter sorprendere i miei amici italiani. Siete curiosi? Laurel ha optato per ingredienti che non è difficile reperire. Come le Prugne della California, ingrediente versatile che la food blogger ha adattato sia alla carne di tacchino, sia al dolce. Se proverete a realizzare i piatti dei quali vi riporterò le ricette, scoprirete che proprio le prugne della California si integrano perfettamente con preparazioni salate e dolci con una qualità senza rivali. Naturali e nutritive, sane, deliziose e sostenibili e di qualità premium, garantita dal suolo fertile e dal clima favorevole della California, ma anche dall’esperienza degli agricoltori nella coltivazione e dalle tecniche di raccolta ed essiccazione all'avanguardia, le Prugne della California renderanno speciale il menu. Va bene, non perdiamoci in chiacchiere

 

 

TACCHINO RIPIENO DI PANCETTA, CASTAGNE E PRUGNE DELLA CALIFORNIA

Ingredienti per 12 persone

 Per il ripieno:

300 g Prugne della California, tagliate a metà

800 g di pane bianco e nero, tagliato a cubetti

400 g di pancetta, tagliata a dadini

500 g di castagne precotte e sbucciate, tagliate a quarti

110 g di burro

2 cipolle grandi, sbucciate, a pezzettini

5 coste di sedano, tritate grossolanamente

3 cucchiai di salvia fresca tritata finemente

1 litro di brodo vegetale

1 cucchiaio di sale

una manciata di prezzemolo tritato grossolanamente

pepe nero

 

Per il tacchino:

mezzo litro di brodo di pollo o di tacchino

mezzo litro di vino bianco

230 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente, separati in due parti

1 tacchino grande (5-6 kg) – si calcola 650-700g per persona

1 cucchiaio di sale

termometro da carne con sonda

PROCEDIMENTO: 

Per il ripieno:

Distribuite i cubetti di pane in un unico strato su un paio di teglie e lasciateli seccare durante la notte, senza coprirli. Oppure fateli seccare nel forno a 180°C per 10 minuti. In una padella ampia saltate i dadini in pancetta su fuoco medio-alto per 10-12 minuti, finché non saranno dorati. Unite il burro e fatelo sciogliere su fuoco medio, quindi unite le cipolle e il sedano tritati; cuocete, mescolando, per circa 10 minuti. Unite la salvia e cuocete per altri 5 minuti.Trasferite il composto con le verdure in una ciotola molto capiente. Unite il brodo, le castagne, le Prugne della California, il pane, il prezzemolo, sale e pepe. Usate la farcitura per riempire il tacchino, poi mettete quella che avanza in una teglia imburrata. Infornate coperto a 180°C per 25 minuti.

Scoprite e cuocete per mezzora circa, finché è ben dorato. 

Per il tacchino:

Scaldate il forno a 215°C. Scaldate insieme il brodo, il vino e metà del burro ammorbidito. Pulite e asciugate bene il tacchino. Mescolate insieme l’altra metà del burro con sale e pepe a piacere. A partire dal collo, distaccate la pelle dal petto e dalle zampe del tacchino inserendo le dita con delicatezza tra carne e pelle in modo da non romperla. Spalmate il composto di burro sotto la pelle allentata e stendete la pelle per farla tornare normale. Quindi spalmate l’esterno e l’interno del tacchino con il composto di burro, salate e pepate abbondantemente sia l’esterno che l’interno. Farcite il tacchino con il ripieno precedentemente preparato, ma non riempitelo troppo. Chiudete la cavità appena farcita con stecchini di legno. Legate le zampe con lo spago da cucina e ripiegate le ali sotto il tacchino.Mettete il tacchino nel forno preriscaldato per 20 minuti, poi bagnate (con pennello o cucchiaio) tutte le parte esposte del tacchino con la miscela di brodo e vino. Abbassate la temperatura a 180°C.Ogni 30 minuti, bagnate il tacchino con la miscela di brodo. Se la pelle del tacchino dovesse dorarsi troppo, copritelo con un foglio di alluminio.Dopo due ore di cottura, cominciate prendere la temperatura del tacchino. Inserite un termometro per la carne nel punto più spesso della coscia (vicino all’osso, ma senza toccarlo). Dovrebbe segnare 75°C. Ci vogliano circa 3 ore / 3 ore e mezza di cottura totale, in base alle dimensioni del tacchino. A fine cottura, togliete il tacchino dal forno, trasferitelo su un piatto da portata e fatelo riposare a temperatura ambiente per 20-30 minuti.

 

 

CROSTATA CON NOCI PECAN CARAMELLATE E PRUGNE DELLA CALIFORNIA

 INGREDIENTI per 4/6 persone:

80 g di noci pecan

200 g di panna

180 g di zucchero

1 cucchiaio di olio di noce di noci pecan

130 g di Prugne della California tritate grossolanamente

1 base per crostata precotta

60 g di cioccolato fondente, tritato 

PROCEDIMENTO:

Preriscaldare il forno a 180° C. Mettere le noci pecan su una teglia e cuocere per 3-5 minuti fino a quando non sono dorate. Aumentare la temperatura del forno a 200° C. In una casseruola a fuoco medio-alto, mescolare la panna, lo zucchero e l'olio di noci. Portare a ebollizione, ridurre il fuoco e far bollire lentamente per 3 minuti fino a quando la panna non si addensa leggermente. Togliere dal fuoco, aggiungere le noci pecan e le Prugne della California mescolando bene. Lasciare riposare per 15 minuti. Versare il ripieno sulla base della crostata precotta, precedentemente posizionata in una tortiera da forno, e distribuire uniformemente le noci pecan e le Prugne della California.Cuocere per 30 - 40 minuti fino a quando la parte superiore ha un colore variegato bianco e caramello color ruggine. A fine cottura, far raffreddare la torta per circa 15 minuti. Una volta raffreddata, liberare i bordi della crostata dalla tortiera con un coltello sottile. Nel frattempo, sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria. Per completare la decorazione della corta, intingere una forchetta nel cioccolato fondente fuso e distribuire uniformemente sottili fili di cioccolato sulla parte superiore della torta. La crostata è pronta per essere servita!

SALUTE: 21 novembre, la Giornata Mondiale della BPCO


Domani si celebra la Giornata Mondiale della bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO. In attesa del 21 novembre Federasma e Allergie Onlus, ha indetto una “duegiorni” di informazione ed educazione sulle malattie respiratorie grazie alla collaborazione di medici specialisti. Infatti, nelle piazze di Napoli e di Milano, gli specialisti hanno effettuato  più di 250 spirometrie e circa il 20% delle persone che si è sottoposto al test ha appreso di avere un’ostruzione a livello respiratorio da approfondire con successive visite specialistiche.

Così è la BPCO?

Sono 329 milioni le persone che oggi convivono con questa malattia nel mondo colpiti da broncopneumopatia cronica ostruttiva,  una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da un’ostruzione progressiva delle vie aeree non reversibile; associata ad una infiammazione cronica che coinvolge sia il parenchima polmonare che le vie aeree.

Quali sono i sintomi?

Tosse, espettorato e dispnea sono i campanelli d’allarme di questa patologia respiratoria cronica che può portare all’insufficienza respiratoria. La diagnosi di BPCO dovrebbe essere presa in considerazione in ogni persona, di età superiore a 35-40 anni, che presenta questi sintomi unitamente a raffreddori invernali frequenti e una storia di esposizione a fattori di rischio per la malattia.

La spirometria è utile?

Come afferma Carlo Filippo Tesi, presidente di FederAsma e Allergie Onlus. “La spirometria rimane un esame fondamentale, ma i cittadini non sanno quanto utile possa essere per rilevare una patologia come la BPCO.”

Il medico curante di solito, consiglia questo esame?

“Confrontandoci con coloro che hanno aderito a questa iniziativa abbiamo avuto conferma che questo esame non viene proposto dal medico, e chi ha avuto l’indicazione di effettuarlo si scontra con liste d’attesa molto lunghe. Federasma e Allergie Onlus continuerà a farsi promotrice di azioni utili a sensibilizzare le istituzioni e la classe medica sul ruolo che l’esame spirometrico gioca nel far emergere la BPCO, al fine di favorire un accesso migliore.”

Cosa rileva la spirometria?

 La prova spirometrica aiuta, attraverso alcuni parametri della capacità polmonare, a rilevare i casi che richiedono un maggiore approfondimento diagnostico. Questo percorso facilita un corretto inquadramento della BPCO e la pianificazione di una terapia mirata sulle esigenze del paziente.”

Perché se la diagnosi è tempestiva il percorso terapeutico risulta più efficace. Per i pazienti con BPCO il ricorso ai farmaci broncodilatatori si conferma la terapia di riferimento.

Qual è la terapia migliore in caso di BPCO?

La terapia bronco dilatatoria ha l’obiettivo di aiutare il paziente a riacquistare una buona funzionalità polmonare. Non è possibile fermare la malattia perché irreversibile, ma si può intervenire sul miglioramento della qualità di vita.


MEDICINA: Quanto tempo dalla diagnosi di NSCLC al trattamento di cura?

Non si scappa: secondo la Società Europea di Oncologia Medica, il tumore al polmone rappresenta la quarta neoplasia maligna più comune in Europa e ogni anno si registrano oltre 41mila nuove diagnosi, la maggior parte delle quali di carcinoma polmonare non a piccole cellule, la forma riconosciuta con l’acronimo di NSCLC. Attenzione, perché i sintomi del tumore al polmone sono avvertiti quando la malattia è in fase già avanzata anche se tosse persistente, affanno, raucedine, ma anche dolore al torace e a volte febbre, inappetenza e calo del peso, potrebbero fare sorgere qualche sospetto anche precocemente. Una volta confermata la diagnosi, quali sono le prospettive di cura? In questo contesto si colloca il progetto Centropercento, promosso da Roche nato per sensibilizzare sull’importanza di una corretta diagnosi molecolare per poter intervenire in maniera efficace anche attraverso un approccio terapeutico adeguato per offrire ai pazienti il più alto standard di cure.

Anzitutto, cosa si intende per diagnosi molecolare? Proprio nell’ambito dell’iniziativa, particolare rilevanza riveste questo tipo di diagnosi per l’identificazione del riarrangiamento del gene ALK in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Se accertata  la presenza di tale mutazione, attraverso il test preciso e di elevata qualità,  i pazienti potrebbero beneficiare di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ora disponibili.

 Come mai questo percorso non è stato ancora standardizzato e solo il 73% dei pazienti oncologici con questo tipo di carcinoma, viene sottoposto al test?

Proprio per rispondere a questa domanda il progetto Centropercento, a quasi un anno dal suo inizio il progetto fornisce i primi risultati utili per riuscire a intravvedere una soluzione: ad oggi l’85% dei centri segue dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) formalizzati - anche se è evidente una forte attenzione verso questo tipo di diagnosi molecolare anche nei centri che ancora non hanno adottato percorsi - e oltre il 75% effettua una biopsia mirata ed adeguata. Il progetto, supportato da Roche, coinvolge 60 centri oncologici in tutt’Italia che hanno scelto di impegnarsi per ottimizzare il proprio approccio diagnostico-terapeutico. I

Ad un anno dell’inaugurazione del progetto sono stati raccolti i dati relativi al 50% dei centri. Sono state realizzate, dunque, 29 interviste a specialisti oncologi e 22 a specialisti anatomopatologi, con un bacino d’utenza di circa 2.000 pazienti con tumore al polmone.  

La domanda sorge spontanea: Chi deve richiedere il test? Il paziente o l’oncologo? Perché dall’indagine risulta che solo l’86,5% degli oncologi richiede il test di biologia molecolare e, in particolare, nel 75% dei casi, il test ALK. Siamo di fronte alla necessità di garantire a tutti, al 100% dei pazienti,  l’accesso alle cure più opportune, anche se, ancora per una esigua percentuale di malati oncologici affetti da NSCLC, si impone ancora un ricorso alla chemioterapia di prima linea, probabilmente dettato da esigenze cliniche o da altre cause da approfondire. In particolare, circa il 6% dei pazienti inizia una chemioterapia prima di ricevere l’esito del test molecolare. Come afferma Silvia Novello, Prof. di oncologia medica presso l’Università di Torino, “I dati confermano la necessità di migliorare l’accesso dei pazienti alle terapie a bersaglio molecolare ed è indispensabile lavorare per comprimere i tempi di risposta dei testi molecolari, rendendo così possibile un inizio di cura tempestivo. I centri italiani intervistati confermano la volontà di raggiungere il best standard di cura attraverso il miglioramento continuo del percorso diagnostico-terapeutico, a beneficio del paziente. Su queste basi prosegue il progetto CENTROPERCENTO, i cui risultati finali saranno disponibili il prossimo anno. “Se guardiamo i dati del report 2017 LuCE - LungCancer Europe - vediamo che l’accesso alla diagnostica molecolare e alle terapie più innovative è ancora caratterizzato da disuguaglianze in tutti i Paesi europei. Per questa ragione, il trend positivo messo in atto dagli ospedali italiani emerso oggi, seppur da dati parziali, è incoraggiante – afferma Stefania Vallone, WALCE. – In qualità di Associazione Pazienti condividiamo il valore del progetto CENTROPERCENTO mirato a permettere a tutti i pazienti eleggibili di ricevere la terapia a bersaglio molecolare più appropriata, grazie all'accesso uniforme e nei tempi indicati, ai test diagnostici che consentono di identificare le caratteristiche del tumore”. “La diagnosi precisa è la chiave per un trattamento di successo. I passi avanti fatti nelle scienze molecolari e genomiche hanno aperto nuovi orizzonti nella medicina personalizzata in oncologia, e forniscono oggi informazioni importanti che possono aiutare i medici a scegliere i trattamenti più mirati ed efficaci, migliorando così il benessere del paziente e riducendo i costi per il sistema sanitario – afferma Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia. – L’interesse riscontrato dai Centri aderenti nei confronti di questo progetto e i risultati sino ad ora registrati ci confermano il grande impegno dell’oncologia italiana in questa direzione”.

PSORIASI: Una tre giorni a Comano per ritrovare il benessere

Sicuramente, chi ne soffre, sa di cosa sto parlando perché la psoriasi, debilitante sia fisicamente, sia psicologicamente è una malattia che compromette la qualità della vita, . Inoltre, non è una malattia così rara visto che, in Italia, ben due milioni e mezzo ne soffrono, facendo i conti con un problema per il quale ancora non esiste una cura risolutiva. Dunque? Segnatevi queste tre date: 27, 28, 29 ottobre e preparatevi per partire per un luogo meraviglioso dove sgorgano acque miracolose per il problema dermatologico della psoriasi, ma non solo. A Comano, in Trentino, in occasione della Giornata Mondiale della psoriasi, sono stati organizzati ben tre “Open Day” per fare scoprire i benefici della acque. Cosa di meglio se non una “Comano Experience”, con visite mediche gratuite condotte dai migliori specialisti, con ceck up dermatologico sempre gratuito su prenotazione e consulti per avere consigli sul miglior percorso terapeutico? Inoltre, optando per il Pacchetto Prova Comano che include, ad un prezzo simbolico di 25 euro, un bagno termale, l’esclusivo pso-massage di 20 minuti con creme eudermiche specifiche con acqua termale e la cura idropinica, avrete il privilegio di trascorrere qualche giorno in tutto relax, all’insegna della salute e del benessere, ottimizzando il trattamento 100% naturale a base di acqua termale. La Speciale Scuola della Psoriasi, un must delle Terme di Comano, consente ai partecipanti di conoscere cause e meccanismi della psoriasi, attraverso la scoperta di nuove terapie e di farmaci e apprendendo consigli sull’alimentazione ideale da rispettare al fine di gestire al meglio la convivenza quotidiana con la patologia. Senza dimenticare il mini percorso metabolico. Di cosa si tratta? Presso le Terme di Comano si potrà partecipare a incontri informativi e esperienze pratiche: i trainer saranno a disposizione per educare sui corretti stili di vita, per migliorare la performance fisica e la gestione delle riserve energetiche individuali; il percorso prevede anche una passeggiata nel parco, seguita da cura idropinica, misurazione pressione arteriosa e circonferenza vita, fino alla conferenza conclusiva presieduta da un medico specialista, sul corretto stile di vita nutrizionale per la gestione della psoriasi. Insomma, prendetevi dello spazio per voi e per la vostra pelle e consacrate un weekend alla vostra salute! Le Terme di Comano sono aperte fino al 4 novembre e poi con riapertura invernale dal 20 dicembre al 13 gennaio 2019. Ma certamente, l’occasione della Giornata Mondiale della Psoriasi è un’opportunità importante per conoscere di più: informazioni possono essere richieste presso le Terme di Comano, o tel. 0465 701277, sul Sitowww.termecomano.it e informazioni@termecomano.it

 

 

SALUTE: Sapete che sauna e hotstone possono aiutarvi a prevenire i malanni di stagione?

Ebbene sì, anche quest’anno ci tocca. Al di là delle stime del prof. Pregliasco rispetto alla prossima ondata di influenza, oltre alle vaccinazioni, ci sono metodi per rafforzare il nostro sistema immunitario, messo sempre a dura prova da stress e inquinamento, da virus e anche da stili di vita inadeguati? Secondo gli esperti dell’Aspria Harbour Club, rinomata oasi per il benessere a 360° con una Spa all’avanguardia, il costante utilizzo della sauna è utile a costruire le difese immunitarie per affrontare l’inverno e prevenire l’insorgere dei mali di stagione. Qualcuno ha la possibilità di averla a casa, ma i centri benessere e le Spa dei centri fitness le mettono a disposizione dei clienti. Avete l’abitudine di utilizzarla? Approfittatene, perché l’aria calda che si respira all’interno dell’abitacolo, decongestiona le mucose liberando anticorpi che proteggono dagli agenti patogeni. Si sta talmente bene in sauna che il numero di cellule nel sangue che combattono ed eliminano batteri e virus aumenta, favorendo la maggiore rapidità di intervento degli anticorpi. L’alternanza tra freddo e caldo, inoltre, stimola l’attività cardiaca: il calore agisce sulla circolazione dilatando le arterie e l’aumento di temperatura del corpo alza i livelli delle endorfine, gli ormoni della felicità. Vi sarà capitato di uscire dalla sauna e sentirvi al settimo cielo. Ecco, quello è l’effetto endorfine provocato dal calore della sauna che aumenta la sensazione di relax di tutto il corpo. Ragazzi, io ho provato nella Spa di Aspria Harbour Club dove ho potuto scoprire il luogo ideale dove rilassarsi e, allo stesso tempo, prevenire l’insorgenza dei malanni di stagione per un autunno in piena forma. I percorsi proposti si arricchiscono inoltre del sale per una forte purificazione dalle tossine della pelle e di olii essenziali per un miglioramento completo del sistema respiratorio. A proposito di benefici del calore, avete mai provato un massaggio con pietre calde o più conosciuto come Hot Stone? Quale periodo migliore per avvicinarsi a questo trattamento che giova a tutto il corpo? Riduce tensioni, riscalda i muscoli, produce rilassamento e migliora la qualità del sonno, stimolando, nel contempo, la produzione di collagene e favorendo l’eliminazione di tossine. Sfruttando il calore delle pietre laviche, il massaggio migliora, inoltre, la ritenzione dei liquidi e stimola la circolazione sanguigna. Il calore trasmesso da queste pietre determina, dunque, un rilassamento generale, permettendo al massaggiatore di agire più efficacemente e più in profondità, utilizzando le pietre come “estensione” delle proprie mani.  Certo, l’hot Stone massage prevede l’utilizzo di pietre calde o fredde, di origine vulcanica con una consistenza compatta e liscia, tanto da rendere il massaggio piacevole e rilassante. So che, mentre state leggendo, vi sembrerà di sentire sulla vostra schiena il tepore vellutato della pietra. Godetevi, dunque, il caldo dell’inverno che verrà e rilassatevi.

TEMPO LIBERO: Vi interessa scoprire come nasce un film? Inziate a frequentare OffiCine

Come nasce un film? Quali sono le tappe fondamentali per dare vita a quel lavoro che dovrebbe sì parlare al pubblico, ma anche soddisfare i gusti della platea? E quali sono le preferenze degli spettatori? La nostra società è in continuo cambiamento e così anche le sue esigenze: cosa dovrebbe offrire un’opera cinematografica? Quali sono le sue caratteristiche per essere definita tale? A OffiCine (Presso lo IED -Istituto Europeo di Design a Milano, in via Sciesa al 4), dal 25 ottobre si potranno conoscere i segreti della realizzazione di un vero film. Il programma prevede sei incontri. A tenere a battesimo il percorso sarà Massimo Gaudioso, conosciuto nel circuito cinematografico per avere posto la firma su sceneggiature come “Estate Romana” di Matteo Garrone,“l’Imbalsamatore”, selezionato al festival di Cannes 2002, con cui vince il premio Federico Fellini e il David di Donatello per la migliore sceneggiatura, oltreché l’ultimo Dogman, candidato agli Oscar, giusto per citarne alcune. Con Gaudioso i partecipanti potranno imparare a “creare l’idea”, che potrà prendere forma sul set. Proprio il secondo appuntamento del 7 novembre sarà consacrato alla lezione di scenografia impartita da Giancarlo Basili. “Il ruolo dell’attore” sarà la terza lezione che vedrà come “docente” Fabrizio Bentivoglio, nato dalla scuola del Piccolo Teatro di Milano e interprete di più di 30 film dagli anni Novanta a oggi. Anche i costumi vogliono la loro parte e sarà Daniela Ciancio, il 22 novembre, a spiegare l’importanza della scelta dei costumi. E la regia? Alice Rohrwacher racconterà la sua esperienza, ricca di soddisfazioni come il suo primo film del 2011, "Corpo Celeste", dove dirige Salvatore Cantalupo, Anita Caprioli e Renato Carpentieri. Per questo film è stata candidata come miglior regista esordiente anche all'edizione 2012 del premio David di Donatello. Manca poco: il montaggio. Il 4 dicembre Jacopo Quadri, conosciuto per aver ricevuto importanti riconoscimenti, chiude il ciclo di incontri. Un corso interessante che offrirà ai partecipanti l’occasione per conoscere da vicino il percorso che porta alla creazione di un film capace di emozionare il pubblico perché fatto bene, a regola d’arte e originale. E per questo servono soprattutto buone idee!

Buon lavoro a tutti.



MEDICINA: IL VIA AL CONGRESSO CONGIUNTO DELLE SOCIETA' SCIENTIFICHE DI CHIRURGIA

Una tradizione quella del Congresso Congiunto delle Società Scientifiche di Chirurgia che quest’anno si rinnova a Roma, dal 14 al 18 ottobre nella sede congressuale della “Nuvola” di Fuksas. Alla luce dell’attenzione che l’iniziativa è sempre riuscita ad ottenere dalle 30 Società Chirurgiche partecipanti, ma anche dalle aziende commerciali, nonché da circa 1400 membri della faculty che si ritroveranno a confrontarsi sul Sapere Chirurgico Italiano e le sue diverse declinazioni, il Congresso sarà, anche per questa edizione, un evento globale che rappresenterà l’intera comunità chirurgica italiana. Il convegno, organizzato dalla Sic (Società Italiana di Chirurgia con Marco Montorsi presidente "Il convegno, organizzato dalla Sic (Società Italiana di Chirurgia) con Marco Montorsi presidente e da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani), con a capo Pierluigi Marini, sarà presieduto dai professori Massimo Carlini (primario e direttore del Dipartimento di chirurgia dell’Ospedale S. Eugenio di Roma) e Roberto Coppola (professore ordinario di Chirurgia e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia generale del Campus Bio Medico di Roma). Agli iscritti a trenta società scientifiche italiane, si aggiungerà per la prima volta una delegazione dell’American College of Surgeons, guidata dalla presidente Barbara Bass, in rappresentanza proprio dei chirurghi statunitensi. Durante il convegno saranno proiettati gli “Spectacular Video” uno dei momenti più importanti del Congresso Congiunto delle Società Scientifiche di Chirurgia: “Fuoriclasse del bisturi” impegnati in dimostrazioni tecniche di particolare difficoltà, operazioni chirurgiche complesse, casi risolti grazie alla prontezza e alla bravura del chirurgo: la sala operatoria diventa il teatro dove va in scena uno spettacolo scientifico, un gesto tecnico che può restare un unicum nel suo genere oppure tramutarsi in una best practice da utilizzare con determinate patologie. Urgenza e trauma, day surgery, chirurgia della mammella, chirurgia pancreatica, chirurgia della parete addominale, chirurgia del torace, infezioni in chirurgia e obesità. Sono solo alcune delle tematiche tecniche che verranno affrontate durante il congresso. “Saper essere chirurghi: insieme con una sola identità” è il titolo della manifestazione, durante la quale la comunità chirurgica italiana si interrogherà anche sulle problematiche che riguardano la vita in corsia del personale medico e sanitario: dalle aggressioni a medici e infermieri in corsia alla mancanza di giovani chirurghi, dalla loro formazione all’accreditamento delle società scientifiche.Particolare attenzione verrà posta all’applicazione delle nuove tecnologie in chirurgia. “La chirurgia robotica ha fatto passi da gigante e presto a disposizione dei chirurghi ci saranno dei nuovi strumenti”, dichiara il Presidente della Società Italiana di Chirurgia, Marco Montorsi. “Il paradosso è che la formazione professionale in questo momento non riesce a garantire la copertura necessaria per formare i professionisti all’utilizzo di queste tecnologie. Corriamo il rischio di avere i robot, ma di non avere i chirurghi che li conoscono e li sanno utilizzare. Occorre quindi un ragionamento sull’introduzione delle nuove tecnologie e su come rendere questo processo sostenibile”. Per il professor Montorsi, “è necessario avere delle risposte anche sul ricambio generazionale in sala operatoria. I numeri sono impietosi e testimoniano una criticità che riguarda tutta la categoria. Senza nuovi concorsi, nuove assunzioni e un serio ragionamento sulle scuole di specializzazione rischiamo in futuro di rimanere con pochi professionisti e di conseguenza con poche eccellenze”. Tematiche tecniche, dunque, ma il convegno sarà l’occasione per un confronto e un dibattito attorno a problematiche organizzative e gestionali.

MEDICINA: Nel nostro Paese di sta sviluppando la resistenza antimicrobica. Colpa dell'abuso di antibiotici

L’Italia è il Paese europeo con il numero maggiore di ceppi batterici resistenti. Si parla, infatti di antibioticoresistenza, perché a quanto pare, ormai anche gli antibiotici sono inefficaci per debellare certe infezioni. Non spaventatevi, non si fanno allarmismi, ma nemmeno si diffondono slogan: di certo, però, il quadro che è stato dipinto al Convegno organizzato da Msd Italia “Scenari, priorità e obiettivi, secondo un approccio One Health” non è di certo incoraggiante. Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore o per incidenti stradali. Una provocazione? Essendo una previsione a lungo termine, speriamo di riuscire ad invertire la rotta. L’Italia è comunque il primo Paese europeo per utilizzo di antibiotici in ambito umano e terzo per uso sugli animali negli allevamenti intensivi. E i numeri, non sono confortanti visto che in Europa, oltre 4 milioni di persone l’anno sono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25 mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Si avete letto bene, infezioni batteriche ospedaliere che in Italia si manifestano in 450-700 mila casi. Oddio, cosa sta succedendo? Soprattutto a fronte del fatto che un buon 30% di queste infezioni, specialmente quelle urinarie, ma anche quelle a seguito di ferite chirurgiche e polmoniti, sono potenzialmente prevenibili, vale la pena non sottovalutare l’urgenza di un intervento da parte della Sanità pubblica. Ecco perché associazioni, e rappresentanti del mondo scientifico e delle Istituzioni si sono confrontati sulle possibili linee di intervento. Comunque, non spaventatevi, perché in Italia è stato redatto il PNCAR, il Piano Nazionale per il Contrasto dell’Antibioticoresistenza per contrastare il fenomeno e cercare di prevenire e controllare le infezioni da organismi resistenti agli antibiotici. Di certo, vale la pena parlare dell’AMR, la Resistenza antimicrobica (AMR), per capire cosa succede e sensibilizzare la medicina umana, ma anche quella veterinaria, l’agricoltura, la comunicazione e anche la ricerca. Cosa si dovrebbe fare? Anzitutto, fare un uso appropriato degli antibiotici che non servono di certo per prevenire le malattie, ma solo come terapia per certe infezioni, poi lavarsi le mani, isolare le parti infette e fare attenzione, perché si corre il rischio di recidivare. Non è una novità che la cultura igienista ospedaliera in Italia sia venuta meno: la gestione della Sanità non è semplice poiché ogni Regione ha la propria clinical governance. Occorrerebbe un piano comune. La regione Campania si è già attivata e ha iniziato la lotta all’AMR partendo da un’adeguata comunicazione: i pazienti, spesso medici di loro stessi, premono per le terapie antibiotiche, senza dimenticare coloro che assumono antibiotici recuperati dal loro reparto farmaci. Insomma, facciamo attenzione e, almeno noi cittadini, atteniamoci alle indicazioni dei nostri medici curanti e fidiamoci delle loro cure e delle terapie che ci prescrivono. Di certo, anche loro sono chiamati a partecipare responsabilmente alla lotta all’AMR.

Patata dolce, che delizia

 

Evviva l’estate, evviva i colori. Volete conoscere in trend dell’estate? Quest’anno va di moda l’arancione delle patate dolci del North Carolina e i vostri piatti estivi non potranno rinunciare a questo ingrediente sano e gustoso. Patate? Ebbene sì, visto che questo tubero dalla forma allungata, con la buccia liscia e pulita e la polpa di colore arancione brillante, grazie all’elevato contenuto di betacarotene che supera di ben 8 volte quello dei broccoli, è assolutamente privo di grassi, ricche di calcio, di fibre e di potassio, di proteine, fonte di vitamina C, B6, E. Può bastare? Vi è già venuta voglia di assaggiarlo? E’ un alimento interessante anche per il basso indice glicemico: quindi, non fa ingrassare e soprattutto è indicato anche per i diabetici. Insomma, la natura sorprende sempre e anche questa volta ci regala un bene prezioso e dalla grande versatilità. Davvero gustose sia crude, sia cotte, da sperimentare come contorno, ma anche in una zuppa o anche in una più estiva insalata, le Sweet Potatoes, vere protagoniste dei famosi barbecue a stelle e a strisce, si prestano a ricette gourmet, ma anche a preparazioni ben più semplici. Di certo, voleste conoscere i segreti di questo ingrediente originale, basta fare tappa da California Bakery. Qui gli chef hanno inserito nel menu Hash bacon e ovetto fritto utilizzando le patate dolci, ma le ricette che si possono realizzare con queste patate dolci sono davvero numerose. Ve ne propongo un paio, anche se con la patata dolce del North Carolina, disponibile tutto l’anno in alcuni supermercati e nei negozi specializzati in alimentazione bio e facilmente conservabile, si possono inventare pietanze gustose abbinando la sweet potato come si vuole.

HASH BACON E OVETTO FRITTO

Patate dolci del North Carolina: 300 gr; cipolla: 40 gr; paprika: 2 gr; crispy bacon: 30 gr; uova fresche: 1; Rosmarino: qb; olio evo: qb.

Fare bollire le patate dolci pr circa 30 minuti fino a cottura ultimata. Farle raffreddare, tagliarle pezzetti e disporle su carta da forno.

Pulire la cipolla, tagliarla a pezzetti e disporla sulle patate dolci. Tritare il rosmarino fresco e aggiungerlo agli altri ingredienti. Condire con la paprika dolce e l’olio evo. Amalgamare tutto. Preparare il forno a 200° e cuocere per 20 minuti circa, finché le patate saranno abbrustolite, ma non secche. Cuocere il bacon in padella per 5 minuti, fino a che risulti croccante. Disporlo sulle patate dolci. Cuocere l’uovo all’occhio di bue e farlo scivolare al centro. Guarnire e servire.

 

TOAST AL PROSCIUTTO E PATATE DOLCI DEL NORTH CAROLINA

2 grandi patate del North Carolina (400 gr); sale e pepe; 1 uovo; 2 cucchiai di farina; 5 cucchiai di pane grattugiato; 2-3 cucchiai di olio; 100 gr di maionese; 1-2 cucchiaini di senape di Digione; 50 gr di crescione comune; 1 baguette; 100 gr. di prosciutto tagliato a fettina sottili.

Sbucciare e tagliare le patate dolci a fette spesse 5 cm. Cuocere le fette in acqua salata bollente per circa 2 minuti. Scolare le patate su carta assorbente da cucina. Insaporire con sale e pepe. Montare l’uovo in un contenitore. Amalgamare prima le fette di patata dolce nella farina, poi nell’uovo e poi nel pangrattato. Friggere le patate in olio bollente per circa 5-7 minuti e lasciarle raffreddare.

Mescolare la maionese con la senape. Lavare il crescione. Tagliare la baguette in 4 pezzi uguali e distribuire la crema di Digione sulla baguette. Mettere le fette di patata dolce, il prosciutto, il crescione nella metà inferiore della baguette e chiudere con la metà superiore. Buon appetito

TEMPO LIBERO: I SEGRETI PER GRIGLIARE BENE LA CARNE ED ESSERE SOSTENIBILI

Avete già inaugurato il barbecue? Perché le grigliate sono un must della bella stagione, momenti divertenti e anche appetitosi, da condividere con la famiglia e con gli amici.  Già, ma qual è il criterio di scelta della carne? Perché spesso, quando si acquistano gli alimenti a chili e per un gran numero di commensali, non si fa proprio attenzione alla qualità. Al giorno d’oggi occorre stare attenti a quello che viene proposto sul mercato, sia dal punto di vista qualitativo, sia da quello dell’aspetto sostenibile. O come dicono i francesi, durable. Quindi, ragazzi, anche se si mangia su un tavolo di legno o si addenta una costina seduti sul prato, non dimentichiamo di avere cura della nostra salute e anche dell’ambiente.  Come consiglia Carni Sostenibili, il progetto promosso da tre associazioni di categoria rappresentanti tutte le filiere delle carni in Italia, già al momento della scelta della carne, secondo la regola aurea, occorre puntare alla qualità degli alimenti da grigliare, facendo attenzione anche alla loro preparazione.  Siete certi che state acquistando carne di valore? Tagli nobili di bovino come costate e filetto, braciole o costine di maiale, cosce o petto di pollo, insieme a salsicce, hamburger e spiedini sono i prodotti preferiti dagli italiani per le grigliate: oggi, grazie alla perfetta tracciabilità delle carni, possiamo consumare tutti i tipi di carne sapendo da dove provengono, come sono stati nutriti gli animali e dove sono state lavorate e confezionate. Poi, mi raccomando, le fette di carne intere, come le costate e le succulente fiorentine, vanno tolte dal frigo 1-2 ore prima del consumo e, contrariamente a quanto comunemente si pensi, è utile aggiungere un filo d’olio di oliva e salarle prima della cottura. Siete certi di cuocere bene la carne? Per un buon successo, la griglia deve essere rovente e le braci non devono presentarsi con la fiamma viva, ma essere ricoperte da una polvere bianca. Altrimenti carne, ma anche pane e verdure si carbonizzano e la nostra salute potrebbe presentare il conto. A livello di gusto, invece, va ricordato che la carne, in particolare la bistecca, non va girata troppo e non va schiacciata, per mantenerne la succosità e i principi nutrizionali. “Prima di grigliare è consigliabile utilizzare marinature a base di erbe aromatiche come  rosmarino, salvia, timo, ecc” - suggerisce la nutrizionista dr.ssa Elisabetta Bernardi – “Infatti, le erbe aromatiche sono un concentrato di sostanze antiossidanti che in parte evitano che si formino le sostanze potenzialmente pericolose della cottura a fuoco vivo. Durante la grigliata”, aggiunge la nutrizionista -“ è consigliabile inoltre consumare carni in combinazione con gli alimenti contenenti vitamina C. L’aggiunta di succo di limone in un piatto a base di carne o il consumo di pomodori e peperoni crudi o di un frutto a fine pasto – kiwi, fragole agrumi anche di una spremuta d’arancia – grazie al contenuto in vitamina C, non solo facilita l’assorbimento del ferro libero presente nella carne, come accade per i vegetali, ma neutralizza quasi completamente i rischi legati a sostanze potenzialmente dannose dovute alla non corretta cottura” . Già, ma quanta carne grigliare? Conviene fare bene i conti proprio per evitare sprechi e impatti sull’ambiente. Partiamo dal fatto che, dal puto di vista nutrizionale, la quantità di proteine giornaliere consigliata per un individuo è di 0,9 g per peso corporeo (ad es. un uomo adulto di 70 kg ha bisogno di un apporto di proteine di 63 g al giorno). Ma è altrettanto importante ricordare che 100 g di carne forniscono in media 22-25 g di proteine ad alto valore biologico, poco più di 1/3 del fabbisogno giornaliero.  I vegetariani potrebbero storcere il naso, ma  la carne contiene in rapporto percentuale ottimale tutti i 9 amminoacidi essenziali, ossia quelli che devono essere assunti quotidianamente con l’alimentazione in quanto il nostro organismo non riesce a produrne naturalmente. “La carne, inoltre,  – aggiunge la dottoressa Bernardi – si può rivelare un’alleata preziosa della linea grazie al suo elevato effetto saziante e al basso contenuto calorico”. Basta optare per tagli di carne magri ad esempio il filetto per le carni rosse, il prosciutto per il suino e il petto di pollo per quelle bianche. www.carnisostenibili.it  

 

Attenzione, inoltre, a grigliare in sicurezza e all’esterno, magari in aree ventilate, stando attenti ad eventuali scintille trasportate dal vento. Col fuoco non si scherza, quindi sorvegliatelo e alla fine spegnetelo. Buona grigliata sana, sicura e sostenibile a tutti

 

ALIMENTAZIONE: IL TRIONFO DEI SURGELATI

Surgelati sì, surgelati no, meglio il fresco, anzi no perché deperisce, anche se forse è migliore dal punto di vista nutrizionale. Insomma, le correnti di pensiero sono davvero numerose, ma prendendo la distanza dalla filosofia, gli italiani, evidentemente, hanno fatto le loro scelte, probabilmente dettate anche dall’aspetto pratico: è evidente che i surgelati rappresentino un ottimo plus della civiltà moderna. In effetti, dai dati presentati dal Rapporto annuale dei Consumi del prodotti surgelati in Italia, realizzato dall’IIAS, l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati, si registra una crescita del 2% dei prodotti surgelati, rispetto al 2016. Siete sorpresi? Il 2017 è stato l’anno della “rinascita” del comparto alimentare, ma è interessante scoprire che i parametri dominanti del carrello della spesa sono stati la salute e il benessere. Ecco che, in virtù di questo criterio, il canale retail dei surgelati ha registrato un rimarchevole +3,1%, mentre il catering si è mantenuto su un +0,3%. Nel 2017 sono state acquistate complessivamente circa 841.500 tonnellate di prodotti surgelati, con performance al top per l’ittico (+5% vs. il 2016), le pizze (+2,1%) e i vegetali (+1,8%). E’ chiaro che il messaggio secondo il quale l’alimento surgelato sia di elevata qualità dal punto di vista organolettico, sia naturale, disponibile in tutti i mesi dell’anno, integro dal punto di vista nutrizionale, è passato e assunto dai nostri connazionali. Sebbene l’Italia sia ancora molto lontana dalle cifre record raggiunte da altri paesi europei, in Italia sono stati ben 25 milioni le famiglie che hanno decretato il successo di un settore che ha stentato a decollare, ma che ora sta trionfando alla grande. Attenzione, perché non si parla di surgelati a caso: da una recente indagine Censis-Coldiretti, è emerso che chi acquista sistematicamente prodotti surgelati è in genere lo stesso consumatore che privilegia i prodotti Dop e Igp o gli acquirenti abituali di frutta e verdura da agricoltura biologica: in una parola, consumatori attenti alla qualità. A riprova di ciò, anche il comparto dei surgelati “porta a porta”, sta vivendo un periodo felice visto la crescita +3,4%. Del resto, noi italiani siamo sempre di corsa e non è una novità che ci interessi il contatto diretto con il venditore. Poi, diciamo la verità, si sono sviluppate nuove tendenze alimentari, vedi quella vegana e vegetariana ed è aumentata anche la domanda di prodotti “biologici” e “tradizionali”. Ecco quindi spiegata la crescita dei vegetali naturali e in particolare delle zuppe, dei passati e dei minestroni, tutto rigorosamente surgelato. I vegetali surgelati consumati nel 2017 – tra retail e catering – sono stati 402.450 tonnellate (+1,8% rispetto al 2016), che li ha consacrati come un “every day product”, presente nelle preparazioni gastronomiche di tutti i giorni. Un buon risultato, dunque. Trionfo del pesce surgelato con un incremento del +7%, seguito a breve distanza da mollane e crostacei, ma anche le versioni panate e pastellate chiudono l’anno con risultati lusinghieri (+3%). Beh, vuoi mettere? Pesce di qualità già pronto e pulito e sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council. Crescono anche pizze e snack, che complessivamente registra nel 2017 una crescita del +2,1% rispetto al 2016. In effetti, l’offerta è sempre più varia, i prodotti sempre più simili a quelli “artigianali” e, con un occhio di riguardo anche alle mode alimentari del momento, come l’uso di farine integrali o di kamut e le versioni senza glutine, soddisfano in pieno le esigenze dei consumatori, soprattutto quelli che preferiscono le “pizze grandi”, che guadagnano un +7% sul 2016. Insomma, l’alta qualità degli ingredienti, ricettazioni tradizionali ma nello stesso tempo innovative, velocità nelle modalità di preparazione, attenzione al bilancio nutrizionale rappresentano le prerogative principali che fanno di questa categoria la migliore risposta alle necessità dei consumatori e del loro rinnovato stile di vita, che lascia sempre meno spazio alle preparazioni alimentari domestiche. Ciò che sorprende ancora di più è che, a quanto pare, gli italiani scelgano il surgelato perché un vero ‘antidoto’ contro gli sprechi alimentari.  Come dal loro torto?   “Negli ultimi anni, le aziende del comparto - afferma Vittorio Gagliardi, Presidente IIAS – sono riuscite a interpretare correttamente le nuove esigenze del consumatore, mixando la richiesta di prodotti a maggior contenuto ‘salute & benessere’ con quella di un elevato grado di servizio/praticità. Anche una recente ricerca[1] realizzata in Italia per fotografare il fenomeno del food waste lo conferma: i surgelati pesano solo il 2,5% di tutto il cibo che sprechiamo a livello domestico, contro un rimarchevole 63% dei prodotti freschi e un non trascurabile 30% di quelli confezionati a breve scadenza”. Interessante, direi. Noi italiani siamo davvero virtuosi.

 






ALIMENTAZIONE: E PER CHI NON CONSUMA CARNE? ECCO ALCUNI CONSIGLI PREZIOSI.

Si sa, ormai la popolazione mondiale è classificata sulla base delle preferenze alimentari. Il vegetariano, il crudista, il vegano, senza dimenticare l’onnivoro che ha scelto di portare avanti la tradizione dei suoi antenati. Chi per una ragione ideologica, chi per moda, chi proprio per una questione legata al semplice gusto, ha fatto la propria scelta. ll recente rapporto Eurispes 2018 riferisce che in Italia siano aumentati i vegetariani giunti al 7% della popolazione, mentre sono diminuiti i vegani che si attestano allo 0,9%. Sono in molti a definirsi vegetariani, anche tra chi non mangia carne bianca o rossa, consuma solo pesce, chi si ciba di uova e/o latte e derivati e chi addirittura preferisce non avere a che fare con nessun alimento di origine animale, o solo di rado. Di certo è che

in molti casi, le diete particolarmente restrittive che mettono al bando gli alimenti di origine animale portano a carenze nutritive di importanti nutrienti quali proteine, vitamina B12 e ferro. Anche se, a dire il vero, sfido anche gli onnivori a seguire un regime alimentare davvero corretto dal punto di vista nutrizionale. Ma cosa dicono gli esperti? Ad esempio, sulla base dei dati dei ricercatori dell'Osservatorio Grana Padano (OGP) che hanno indagato sulle abitudini alimentari di 5.223 maggiorenni maschi e femmine chiedendo loro quali alimenti avessero consumato nell'ultimo anno è emerso che il 90% è onnivoro, il 5,7% non mangia carne rossa, il 3,4% non mangia carne bianca e il 1,5% nessun tipo di carne, quindi né rossa, né bianca e nemmeno affettati, insaccati e prodotti ittici. Erano scarsamente rappresentati (meno dello 0,1%) coloro che non consumano nessun alimento di origine animale.
 
La Dott.ssa Michela Barichella, medico nutrizionista, Presidente di Brain and Malnutrition Association Onlus e membro del Comitato Scientifico dell'Osservatorio Grana Padano afferma: “ Il nostro interesse era soprattutto indagare sulle eventuali carenze di vitamina B12, proteine e ferro, gli elementi che solitamente sono carenti nelle diete restrittive, ma fondamentali per mantenere un normale stato nutrizionale".

"In relazione a questo campione dell'indagine dell'Osservatorio Grana Padano - commenta Barichella - si può affermare che anche seguendo una dieta esclusivamente latto-ovo-vegetariana non si corre il rischio di carenze dei 3 importanti nutrienti presi in considerazione, tranne che un'inferiore introito medio di ferro, di circa 4mg, nelle femmine in età fertile".

Quindi? Buone notizie per chi esclude la carne di tutti i tipi, per coloro che per ragioni etiche o ambientali sono contrari agli allevamenti e alla macellazione degli animali a scopo alimentare, poiché i loro fabbisogni  sono coperti dall'assunzione di latte, yogurt e formaggi ricchi di B12 e proteine ad alto valore biologico, così come nelle uova il cui tuorlo è ricco di ferro biodisponibile.

Quali sono, dunque i consigli per coloro che hanno optato per diete restrittive?

1.    Per soddisfare il fabbisogno proteico in sostituzione della carne è necessario assumere quotidianamente prodotti vegetali ricchi in proteine e variarli spesso nell'arco della settimana, come derivati della soia (tofu), seitan, o legumi associati ai cereali, preferibilmente integrali.

2.    I grassi omega-3 sono contenuti in diverse varietà di pesci, chi non consuma pesce, per soddisfare il fabbisogno di acidi grassi polinsaturi (ω3 e ω6), dovrà consumare alimenti vegetali che ne sono naturalmente ricchi, come ad esempio la frutta secca a guscio in particolare le noci, alcuni legumi e derivati della soia, oli di origine vegetale (oliva, girasole, lino).

3.    La vitamina B12 è presente solo nel mondo animale, per evitare la carenza di vitamina B12, soprattutto nei regimi vegani, è bene consumare bevande di soia o riso arricchiti della vitamina. Alcuni tipi di alghe possono contenere tracce di vitamina B12 ma insufficiente, la supplementazione con integratori, come l’Aloe è consigliata.

4.    Il latte e i derivati sono ricchi di calcio per cui nelle diete che escludono questi prodotti si raccomanda di assumere gli alimenti vegetali che ne sono naturalmente ricchi: frutta secca, legumi, carciofi, cardi, indivia, spinaci. Anche l'acqua costituisce un'ottima fonte di calcio. Può essere utile pertanto consumare acque calciche, quelle cioè con un tenore di calcio >150 mg/L.
 

5.    Per supplire alla mancanza di ferro della carne, si raccomanda di assumere gli alimenti vegetali che più ne contengono: radicchio verde, basilico, prezzemolo, rucola, foglie di rapa, frutta secca e cereali integrali (frumento, avena, grano saraceno). Il ferro dei vegetali è poco biodisponibile, la vitamina C ne aumenta l'assorbimento, è consigliabile condire con succo di limone o pasteggiare con spremute di agrumi, fragole, kiwi.

6.    Solo pochi alimenti, tutti di origine animale, contengono quantità significative di vitamina D (olio di fegato di merluzzo, aringa, salmone, latte intero, burro, uova). Per evitare di esserne carenti è strettamente necessario consumare alimenti arricchiti di vitamina D o assumere degli integratori. Ricordiamo inoltre che un'adeguata esposizione alla luce solare determina la sintesi della vitamina in una quantità che dovrebbe essere sufficiente a coprire le richieste dell'organismo.

7.    È particolarmente consigliabile eseguire periodicamente esami ematochimici periodici per valutare eventuali stati carenziali, in particolare per i vegani verificare la vitamina B12.


 

COSMETICA: EVVIVA LA BELLEZZA DELLA SALUTE

Un biglietto di sola andata per il paradiso delle sensazioni, quelle che solo la natura può regalare. Vi è mai capitato di regalare alla vostra pelle un abito nuovo di seta, morbido, quasi vellutato, dal profumo delicato e non invadente che ricorda fiori e frutti esotici, piante tropicali e l’odore della rigogliosa vegetazione? Sappiate che la vostra pelle può cambiare look, visto che anche il concetto di bellezza è stato completamente rivoluzionato e ora si veste elegantemente chic. La nuova moda si chiama Agenov, un nuovo approccio all’idea di estetica che diventa un lusso ecosostenibile, proponendosi attraverso una gamma completa di prodotti cosmetici per il viso e per il corpo: un sorprendente continuum con la natura. Ma quale natura? Esistono ancora, nel mondo, zone incontaminate, dove l’inquinamento non è riuscito a violentare e a deturpare l’integrità dell’ecosistema. Avrete di certo sentito parlare del “polmone verde” del mondo: l’Amazzonia. Proprio da questo magico luogo prendono origine i principi attivi utilizzati per la realizzazione di prodotti all’avanguardia, elaborati celebrando l’indissolubile connubio tra la salute dell’uomo, del pianeta e la tecnologia. Sì, perché, ad esempio, l’Acai, conosciuto come superfood, diventa una miniera di elementi preziosi anche per la pelle; l’olio che si estrae attraverso la liquefazione dalla polpa dei suoi frutti, ad esempio, ricco di omega 3, 6, 9, di vitamine A, B, C, E, di minerali, di polifenoli di fitosteroli, rappresenta uno degli ingredienti fondamentali per rendere superlativi i prodotti della linea Agenov. La sua fondatrice, Carmen Silveira, con uno sguardo proiettato verso il futuro, sfida così il mondo della cosmetica regalando l’emozione di potersi prendere cura di se stessi e nel contempo del Pianeta Terra. Questo è davvero un lusso.

Carmen non ha è lasciato nulla al caso: due anni di attenti studi e una ricerca puntuale degli ingredienti migliori 100% bio et voilà i cosmetici Agenov, privi di tutto ciò che è sintetico e che possa nuocere alla salute dell’uomo e del Pianeta. Il rispetto della bellezza, anzitutto.


SALUTE: LE GIORNATE DELLA DERMATITE ATOPICA A COMANO

 

Anche quest’anno Le Terme di Comano aprono le porte a tutti i bambini che soffrono di dermatite atopica. Ebbene sì, si parla di sofferenza, perché sto parlando della più frequente malattia infiammatoria cutanea ad andamento cronico-recidivante dell’età infantile che provoca, fin dagli esordi, che nel 45% dei casi avviene entro i primi sei mesi di vita, prurito, rossori, fino a piccole lesioni. Non è semplice né per i bambini, né per le famiglie gestire, sia dal punto di vista medico, sia psicologico, questa malattia che impone un notevole onere a carico non solo dei pazienti, ma anche della società. Come curarsi? Come trattare il problema che, come una spada di Damocle, periodicamente si ripresenta? A Comano, in Trentino, tra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, il 2 e il 3 giugno, nel cuore della stagione termale dedicata ai bambini, a titolo completamente gratuito, le famiglie potranno godere di un doppio servizio: un pacchetto completo di assistenza che prevede la visita medica specialistica al bambino per fare il punto sulla sua situazione e definire un programma di cura, termale e non, ad hoc, a seconda delle necessità e la possibilità di andare a scuola di Atopia. Si, perché, le famiglie, me inclusa, hanno bisogno di informazioni. Ecco perché è interessante partecipare a questi incontri, durante i quali i genitori potranno ricevere da esperti un’informazione completa sulla malattia, sulle opzioni terapeutiche, sulla sua gestione a casa e così via. Si tratta di un autentico percorso educativo per le famiglie dei bambini atopici: come individuare i sintomi, conoscere le opzioni terapeutiche, affrontarne gli aspetti psicologici, avere un approccio globale al problema e valutare il periodo estivo più appropriato per curare i piccolini, in vacanza. Un’ occasione d’ascolto e di interazione tra i genitori e il team medico multispecialistico, a disposizione per rispondere a domande e chiarire dubbi. Prenotazioni obbligatorie online su www.termecomano.it oppure al telefono 0465 701277. E se i genitori decideranno di curare i propri bimbi alle terme di Comano, sino al 4 novembre il dottor Baldo e il suo team di esperti, tra i quali un pediatra allergologo, un dermatologo, un idrologo, un otorinolaringoiatra e uno psicologo, in un piano del centro termale completamente ristrutturato e interamente dedicato ai bambini, si prenderanno in carico il bambino dagli otto mesi un su, consacrandosi a sviluppare un rapporto di fiducia con lui e con la sua famiglia. E non solo per la diagnosi e la cura in loco ma, anche per inserirsi in un percorso di affiancamento e consulenza anche una volta tornati a casa, offrendo un servizio unico in Italia. Questo è l’approccio Full Care scelto dalle Terme di Comano.

GITA FUORI PORTA: PRONTI, PARTENZA E VIA ALLA SCOPERTA DEL PIEMONTE

Siete amanti della bicicletta? Non so quanti di voi bikers abbiamo mai avuto l’opportunità di conoscere il Piemonte e le sue meraviglie, attraversando su due ruote le antiche vie astigiane dei pellegrini medievali, o percorrendo le famose vie del sale tra le Alpi e il mare. Di certo, le colline del Monferrato, Patrimonio Unesco, non possono essere trascurate con i loro profumi di vino e il fascino di filari, delle specule sotterranee in pietra da cantone scavate a mano del 1800 nelle abitazioni conosciute come infernot e per l’attrattiva delle cantine storiche. Di cosa sto parlando? Di un mondo che vale la pena scoprire, magari di domenica, da soli, in famiglia: non c’è che l’imbarazzo della scelta tra 17 parchi e riserve, 200 strutture ricettive, proprio a misura di biker e poi ancora castelli e borghi, pianure colline e la bellezza di 355 comuni da scoprire. Come dicono i piemontesi, tra bric e foss, la regione del Roero e delle Langhe, le zone dell’Alessandrino e dell’Astigiano, il Cuneese e il Biellese, offre paesaggi e scorci straordinari, da vivere proprio a cavallo di una bicicletta. Senza lasciarvi inebriare dai vini Dop, Docg e Igp per i quali la regione Piemonte e famosa nel mondo, potrete affidarvi a Piemontebike.eu, il portale realizzato i sinergia con la Regione Piemonte e cercate la proposta più congeniale a voi. Proprio consultando il portale si possono avere le informazioni turistiche necessarie per vivere a pieno agio: strutture con servizi dedicati, puntinoleggio e assistenza e anche itinerari circostanziati per difficoltà, lunghezza, pendenza, caratteristiche tecniche e paesaggistiche. Perché il Piemonte, oltre a paesaggi mozzafiato regala arte e sapori, storia e anche il piacere del movimento su due ruote alla portata di tutti. Non siete esperti della bici? Nulla di male, sappiate che ogni percorso è modulabile a seconda della durata: tanto, c’è l’accoglienza tutta dedicata al turista in bici. Basta consultare Piemontebike.  Ma quanti sono questi percorsi? Tra i 100 itinerari, è sufficiente ricercare quello che più vi intriga: in base alla area geografica o per temi o in base alla tipologia di bici. Certo l’ideale sarebbe farli tutti. Pedala e pedala, si può scoprire l’amorevole e gustoso Piemonte che ancora racconta di stori e di emozioni. Pronti, partenza via!

 

AMICIZIA: Quanti amici avete?

Siamo in un’epoca dove la popolarità di una persona si misura anche dal numero di amicizie su Facebook. Più ne hai, più sarai considerato uno che fa tendenza. Ormai, basta un clic per definirsi amico di qualcuno. “Mi ha dato la sua amicizia”, diciamo trionfanti se qualcuno, magari un Vip, si degna di schiacciare il tasto “Accetto”. Ma, veramente, questi follower si possono considerare amici? Verrebbe, anzi, da chiedersi, che valore abbia, al giorno d’oggi, il concetto di amicizia, ormai svilito a un numerino progressivo. Trovo, quindi, interessante la ricerca recente fatta dall’Università del Kansas e pubblicata sul Journal of Social and Personal Relationships. Ebbene, dallo studio emerge come occorrano almeno 200 ore di condivisione per poter considerare una persona come veramente amica. Non tempo da trascorrere “un tanto al chilo”, ma qualitativamente rilevante, nel quale si entra in contatto con l’altro non solo marginalmente, ma approfondendo il legame. L’esperimento coinvolgeva delle matricole universitarie che si erano trasferite da poco nell’Università, per vedere l’evoluzione dei rapporti con le persone da loro appena conosciute. Ebbene, da 40 a 60 ore, l’amicizia può definirsi occasionale, mentre sul centinaio di ore si può dire che il conoscente diventi amico. Per essere “vero”, però, le ore devono raddoppiare. E’ chiaro che uno studio di questo tipo, ovviamente, si presta a discussioni. Qualcuno potrà obiettare che anche nell’amicizia possa scattare una sorta di “colpo di fulmine”, senza, cioè, necessitare di tutto quel monte ore per definirsi importante e sincera. L’aspetto, però, che mi sembra più interessante, al di là del discorso statistico delle ore, è l’invito a frequentare, nel reale, gli altri. Troppo spesso ci chiudiamo nel mondo virtuale, sviluppando rapporti con individui mai conosciuti di persona, limitandoci a interagire con commenti inseriti sotto i loro post. Invece, il benessere passa dal contatto umano, dall’uscire insieme, dall’andare a vedere un film in compagnia, dal parlare viso a viso. In fondo, era la ricetta vincente dei nostri nonni e genitori. Perché sacrificarla sull’altare di qualche like in più?     

 

SALUTE: Conoscete l'Omeopatia?  Un'occasione preziosa per scoprirla

Prevenire è meglio che curare, frase forse abusata, scontata, ma mai banale. Dietro al significato di questa affermazione esiste davvero un mondo che non tutti conoscono. La maggior parte delle persone che hanno un disturbo, spesso non cercano di capire le cause del disagio, avendo a portata di mano o di farmacia, l'arma pr combattere il dolore.  Domani, 10 aprile, si celebra la Giornata Internazionale della Medicina Omeopatica. Conoscete l’Omeopatia o vi affidate sempre ai farmaci di sintesi? In occasione di questa giornata AMIOT, L’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, sostenuta in modo non condizionato da Guna, azienda leader italiana nella farmacologia low-dose, promuove la nona edizione dell’iniziativa “Stiamo bene… naturalmente!”. Di cosa si tratta? Di un colpo di fortuna, direi, visto che  medici, odontoiatrici e veterinari associati, e vi garantisco, sono davvero molti apriranno le porte dei loro studi ai cittadini per offrire loro una sana consulenza. Sulla scia del successo della scorsa edizione che aveva registrato numeri molto significativi con un incremento del +27% rispetto all’edizione 2016 AMIOT lancia una nuova sfida. Del resto, i numeri del 2017 parlano chiaro: 450 medici coinvolti, 117 veterinari, 670 farmacie sostenitrici e un numero verde a cui hanno chiamato oltre 1.000 persone, con in totale una copertura dell’80% del territorio italiano in 95 province, rappresentano la certezza di un trionfo per la salute dei cittadini. Sono sempre numerosi i dubbi con i quali le persone convivono: gli specialisti, gratuitamente, si metteranno a disposizione di tutti per spiegare e sensibilizzare sull’importanza di un corretto stile di vita, illustrando le basi della prevenzione dei mali di stagione, delle allergie, delle intossicazioni dell’organismo, dei dolori cronici e di altri malesseri, e sulle terapie d’avanguardia per prendersi cura di sé e prevenire i disagi e le malattie, oltre a un aggiornamento sulle ultime novità in ambito terapeutico. E sì, perché anche in ambito di omeopatia, ci sono sempre novità interessanti che vale la pena conoscere. Attenzione, perché i professionisti, non faranno solo gran teoria, visto che gli aderenti all’iniziativa, saranno disponibili a effettuare un consulto gratuito per un controllo medico, ma anche ad approfondire le conoscenze sulle terapie dei bassi dosaggi, allineate alle più moderne ed efficaci metodologie cliniche. Mi sembra un’iniziativa davvero interessante alla quale ha aderito, con il patrocinio gratuito, anche la Federazione Ordini Farmacisti Italiani  dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani e di molte altre prestigiose istituzioni. 

Per sapere quali studi medici partecipano all’iniziativa si può contattare il numero verde gratuito 800-385014, scrivere apartecipa@giornataomeopatia.it

o visitare il sito www.giornataomeopatia.it

CORSO DI VITA: "Pazienti a bordo": come imparare a navigare nel mare delle difficoltà della vita

Avete mai sentito parlare di Gabriella Pravettoni? Io credo di sì. Io l’ho conosciuta quando presentò il libro scritto a quattro mani con Umberto Veronesi, “Senza paura. Vincere il tumore con la medicina della persona”. Lei, psicologa dell'Istituto europeo di oncologia e dell'Università degli Studi di Milano, promotrice della Medicina ad personam, è titolare della Cattedra di Umanità, il primo corso di Umanizzazione delle cure, finalizzato a formare medici capaci di ascolto e di relazione con il paziente nella sua dimensione esistenziale, emotiva e sociale. Perché per combattere il tumore si cura il corpo e anche la mente.  Le lezioni della Pravettoni non finiscono mai e non sono confinate dalle mura delle aule universitarie: proseguono anche in alto mare. Se lo scorso anno il progetto pilota “Pazienti a Bordo”, realizzato grazie alla collaborazione di Onlus We Will Care, riscosse un grande successo, quest’anno la proposta, accessibile a 150 pazienti, si rinnova diventando più ambiziosa. Di cosa si tratta? Aperto alle pazienti oncologiche, “Pazienti a bordo” si pone come percorso psicoterapeutico da affrontare su una barca a vela, in mezzo al mare, alle prese con le difficoltà di un ambiente ostile, ma che solo conoscendolo si può gestire. Calzante metafora di ciò che i pazienti devono affrontare dopo aver ricevuto una diagnosi oncologica, la vita in mare può diventare un’occasione per migliorarsi e il Centro Velico di Caprera, contribuisce organizzando delle settimane di di normali attività del classico corso di Vela al quale saranno affiancate due ore di psicoterapia di gruppo al giorno. Lezioni di vela e lezioni di vita, dunque, perché non bisogna remare, né veleggiare contro vento. Ogni partecipante avrà la propria Itaca: occorre pazienza ed equilibrio per raggiungerla. Avete presente quando state navigando e si alza il vento e le condizioni atmosferiche ostacolano il percorso? Uno stato confusionale assale l’equipaggio. Così come quando arriva, all’improvviso, la diagnosi di un tumore. Si deve avere la forza di strambare. All’interessante progetto di ricerca che prevede anche un riscontro da parte delle pazienti, partecipa anche un’equipe di Psicologi dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Europeo di Oncologia. Con l’aiuto di Istruttori del CVC, le pazienti impareranno ad affrontare le difficoltà e ritrovare la giusta rotta.Per chi volesse capire meglio l’importanza del progetto e viverne anche delle suggestioni, fino al 29 marzo la mostra “Pazienti a bordo” allestita presso l’Università Statale di Milano, racconta attraverso immagini e voci di donne con tumore al seno, come la vita in barca a vela possa fare crescere e insegnare a navigare nel mare della vita. Per partecipare all’iniziativa, sostenuta economicamente dalla Onlus We Will Care, si richiede alle pazienti solo di provvedere alle spese di trasferimento dalla propria città all’aeroporto di Olbia. Per maggiori dettagli: info@wewillcare.it.

LA TRADIZIONE NEL PIATTO: Vi presento gli Scarpinocc di Parre

Quanti tipi di pasta ripiena conoscere? A ciascuno la sua, visto che ogni angolo d’Italia ha la propria specialità, trait d’union tra il territorio e la tradizione che parla di storia e soddisfa il palato di esigenti commensali con la semplicità di accostamenti che rendono omaggio all’Italia di un tempo. Ovvio, quella senza stelle, ma sicuramente genuina, capace di trasformare la materia prima sana e gustosa in pietanze straordinariamente “buone e belle”, quella che non sprecava, ma sapientemente riciclava. Con arte. Avete mai sentito parlare degli Scarpinocc de Parre? Parre è un piccolo comune di provincia di Bergamo che si affaccia sulla Valle Seriana. Lì, sembra che il tempo si sia fermato: rinomata località di villeggiatura, Parre conserva l’integrità di una volta anche nei sapori e nel rispetto delle tradizioni. E a proposito di pasta ripiena, l’altra sera è stato celebrato il gemellaggio tra gli Scarpinocc e i Tortelli cremaschi. All'Agriturismo Cascina Loghetto di Crema della vulcanica Anna Maria Mariani, alcuni portavoce della Pro Loco di Parre e della tradizione delle Orobie Orientali, hanno incontrato gli esponenti della Confraternita del Tortello Cremasco, dando vita ad una serata squisita e di grande calore. Cosa hanno in comune i Tortelli Cremaschi e gli Scarpinocc de Parre? Sicuramente la passione di chi, manualmente li crea, ma a che di chi li mangia. Due eccellenze locali, due paste molto simili, a partire dai famosi cinque pizzichi che occorre imprimere sui lembi per chiudere il ripieno e soprattutto una storia che affonda le radici quando lo spreco non era di certo di moda. Allora non si buttava via nulla e dal riciclo improvvisato, sono nate delle leccornie sorprendenti. A Parre, infatti, quando il formaggio fresco ricavato dal latte appena munto superava qualche giorno, si utilizzava per creare il ripieno di una pasta molto semplice formata da farina uova e acqua: et voilà lo scarpinocc, dalla forma di zoccolo. E il condimento? A Parre il burro non manca di certo, ma nemmeno la fantasia. Gli Scarpinocc, ancora oggi vengono serviti con burro bruciacchiato al profumo di salvia, quella che cresce spontaneamente e che profuma i vicoli del borgo. Un gemellaggio perfetto e ben riuscito grazie alla curiosità di Annalisa Andreini che non si vuole di certo fermare a Crema e di tutti i rappresentanti della Confraternita del Tortello Cremasco, già in viaggio alla ricerca di nuove tradizionali paste ripiene che possano dialogare con grande gusto e sapore con la specialità di Crema.

BELLEZZA: La soluzione giusta per la vostra pelle.


Di recente vi ho parlato degli Skinbooster. Vi ricordate? Un nome magari complicato per un prodotto a base di acido ialuronico  Nasha, utilizzato sia per porre rimedio a problematiche di tipo estetico, come i segni dell’invecchiamento, ma anche come terapia per migliorare la qualità di una pelle sulla quale sono evidenti le cicatrici da acne, un’atrofia cutanea e sottocutanea, secchezza dovuta a dermatite atopica. Insomma, almeno uno skinbooster dovrebbe essere il benvenuto nel beauty case delle donne, ma non solo, visto gli effetti che sono in grado di garantire. E a proposito di beauty, una volta scoperta la virtù di questo tipo di acido ialuronico, mi sono subito interessata per conoscere quali fossero i prodotti che ne contenessero una quantità adeguata. Cerca e ricerca, et voilà, la crema da giorno Restylane. Sul foglietto illustrativo, una descrizione interessante: Migliora la capacità rigenerativa e riparativa della cute, riduce i danni da radicali liberi - che tutti sanno essere i nemici della bellezza della pelle - ha un’azione lenitiva, è depigmentante - quindi aiuta a scongiurare la formazione delle macchie dell’età. Provare per credere? Ebbene sì. Non sono San Tommaso, ma prima di elogiare un prodotto devo sempre testarlo: ne va della mia credibilità. Io ho la pelle molto arida e delicata, con dei segni di couperose e devo confidarvi che da subito, il mio incarnato è migliorato. Mi sono sentita il viso subito ben idratato. Non unto, idratato e anche con un’idratazione duratura. La base perfetta per il mio trucco. Inoltre, la piccola macchia che avevo sullo zigomo sinistro, una efelide un po’ evidente, chiamiamola così, si è schiarita notevolmente. Non ho grandi rugosità, ma attorno alle labbra, ad esempio, il famoso “codice a barre” che comincia ad ampliarsi con l’avanzare dell’età, si è ridotto: un successo. La formulazione della Restylane Day Cream, prevede l’utilizzo di principi attivi come la Creatina, l’ Acetil Carnitina, la Piperina, il Coenzima Q10 e Ceramide III in concentrazioni tali la cui efficacia è dimostrata scientificamente, stimolando il metabolismo delle cellule cutanee. Ecco perché la mia pelle è decisamente più vitale. Abitando a Milano, ormai aveva assunto un colorito giallastro. Ora la pelle del mio viso è rinata e sono contenta di offrirle una barriera che le consente di difendersi dai fattori di stress esterni, causa di invecchiamento precoce. Vuoi vedere che ho trovato la giusta soluzione?

Parte il 1 ottobre la Settimana Mondiale per l'Allattamento Materno. Il latte materno è un alimento vivo: mamme, non abbiate dubbi. Ne beneficeranno i vostri figli anche a lungo termine e anche voi.

Continua...

Sono nata a Busto Arsizio, ma sono cresciuta in un paesino in campagna all'aria aperta dove da piccina giocavo ad arrampicarmi sugli alberi del frutteto dei miei genitori, che produce, ancora oggi, frutta eccezionale e, soprattutto, biologica. Ora vivo in città e ho un marito, Maurizio Acerbi, e due figli, Gianmarco di 15 anni e Federico di 12, dividendomi tra famiglia e gli articoli che, da anni, scrivo, con passione e orgoglio, per Il Giornale. Essere madre è, spesso, una missione impossibile. Soprattutto, di questi tempi. Per questo, trovo fondamentale essere preparata ed informata su ogni aspetto che riguardi la vita dei miei ragazzi. Una mamma curiosa, in servizio H24.

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