LE GIORNATE SALUTE: A COMANO, LE GIORNATE DELLA DELLA DERMATITE ATOPICA

Quando si parla di bella stagione, inevitabilmente si pensa al sole, alle giornate all’aria aperta al tempo libero e anche alla cura di stessi. Per chi soffre di dermatite atopica, la “bella stagione” si completa con le Giornate della Dermatite atopica organizzate a Comano, centro termale famoso per essere l’unico, in Italia, ad essersi specializzato nella cura delle malattie della pelle anche dei bambini. Ecco perché l’1 e il 2 giugno le Terme di Comano aprono le loro porte, offrendo a titolo completamente gratuito ai bambini sino a 11 anni un doppio servizio: su prenotazione (online su www.termecomano.it oppure al telefono 0465 701277), gli ospiti potranno godere di un pacchetto completo di assistenza a cura del team multispecialistico. Le famiglie dei bambini con la DA avranno l’opportunità di fare il punto sulla malattia dei loro figlioli, fosse già conclamata, ma anche di rivalutare le terapie già in atto per definire un nuovo percorso terapeutico ad hoc. Anche le cure per la DA devono essere ad personam. Non siamo tutti uguali. Di certo, a Comano, i genitori di questi bambini colpiti da quella che è definita come la più frequente malattia infiammatoria cutanea ad andamento cronico-recidivante dell’età infantile possono approfondire la conoscenza della malattia, scoprendo le strategie di gestione sia dal punto di vista medico, sia psicologico. Quali sono i sintomi? E quali sono le opzioni terapeutiche? A Comano si trova una risposta a tutte queste domande grazie alla presenza costante di una equipe medica che, partendo dalla visita medica al bambino per fare il punto sulla dermatite atopica e definire un programma di cura su misura, prosegue con  una sessione, sia medica, sia psicologica rivolta ai genitori, per offrire un’ informazione completa sulla malattia, sulle opzioni terapeutiche, sulla sua gestione a casa e così via. Dall’interazione tra genitori e team medico, a disposizione per rispondere a domande e chiarire dubbi, nasce un vero percorso educativo per quelle mamme e papà che torneranno a casa con un bagaglio di indicazioni utili e complete per la gestione quotidiana della DA, dal punto di vista medico, comportamentale e psicologico. Non solo educazione, ma anche divertimento. Durante le Giornate della Dermatite Atopica i bambini potranno giocare con i dottor Clown e fare attività di laboratorio al Comano Baby Fun, il mini club delle terme.

SPECIALE PACCHETTO WEEKEND GDA: negli alberghi aderenti due adulti e bambino gratis a partire da 88 euro per una notte e da 178 per due notti. Per soggiorno di due notti in omaggio la Trentino Guest Card per accesso gratuito ai musei e castelli. Inoltre, speciale sconto sull'acquisto dei prodotti Linea Eudermica Comano specifici per DA. Per info: Terme di Comano  informazioni@termecomano.itwww.termecomano.it, tel. 0465 701277

IL MONFERRATO: Una meraviglia da scoprire

Avete mai pensato di organizzare un fine settimana in Piemonte? Perché occorre sapere che la bellezza  di  questa regione non è legata solo al sapore del Barolo o al profumo del tartufo d’Alba. Il Piemonte è molto di più e la sua straordinarietà si esprime anche alla differenziazioni delle varie zone come il Canavese a nord-ovest, le Langhe e il Roero a sud,  le Colline Novaresi e del Vergante ,  i Colli Tortonesi e, dulcis in fundo, il Monferrato. Conoscete il Monferrato? Se avete voglia di respirare profumi di campagna e di buoni vini  da accompagnare a deliziosi piatti di tradizione, ma anche di scoprire un territorio costellato di opere d’arte che raccontano di storia, di battaglie e di grande cultura i monferrini hanno organizzato la 19 esima edizione di Riso & Rose in Monferrato. Dal 3 al 19 maggio, si può,  come dicono gli abitanti della zona, “andar per brie e foss”, partecipando all’evento kermesse che offre una risposta turistica alle richieste di un viaggiatore alla ricerca di eccellenze gastronomiche, ma anche culturali. La stagione si presta: in primavera non c’è nulla di più piacevole di girovagare tra le colline e la piana del Po, andando alla scoperta della bellezza paesaggistica di risaie e di vigneti, ma anche di castelli e di palazzi barocchi. E che dire di quei ben cascinali che stanno attirando molto l’attenzione di stranieri? Alla ricerca del buon vivere, i nordeuropei stanno scoprendo una regione piena di risorse che ha davvero molto da offrire. Se pensiamo anche ai due Patrimoni Unesco, i paesaggi vitivinicoli coi loro infernot e il Sacro Monte di Crea, possiamo davvero ammettere che il Monferrato non finisce mai di scoprire. Ben 19 sono i borghi aderenti a Riso e Rose 2019, al centro dei quali la splendida capitale storica, Casale Monferrato. Per i prossimi weekend, quello dell’11 e 12 maggio e quello del 18 e 19 maggio, non perdetevi l’occasione di partecipare alla proposta itinerante tra Riso e Rose, comune denominatore di manifestazioni e eventi di arte, musica, teatro, ma anche di florovivaismo, enogastronomia, eventi per bambini e famiglie. Tra folklore e autenticità, il Monferrato vi lascerà a bocca aperta.

 www.monferrato.org/risoerose.html.

ESTETICA:  Come eliminare i capillari e ottenere gambe da diva con la scleroterapia

Vene e “capillari”, oltre a rovinare l’armonia delle gambe di una donna, possono nascondere anche problemi di salute seri ed interessano oltre il 40% delle donne italiane, in particolare dopo i 50 anni. Attenzione, perché non è solo un problema femminile, visto che in Italia un uomo su quattro soffre di questa patologia. Con l’arrivo dell’estate, inoltre, il problema si aggrava: gonfiori e senso di pesantezza possono creare notevole disagio. E’ importante anzitutto una corretta diagnosi e inquadramento medico, che deve effettuare il chirurgo vascolare, con una visita e magari anche con un ecodoppler. Se parliamo dei soli inestetismi legati ai cosiddetti “capillari”, piccoli vasi superficiali dilatati e incapaci di svolgere la loro corretta funzione, le soluzioni della medicina estetica comprendono i trattamenti di scleroterapia e di laser al neodimio. Pensate che in tutto il mondo, in una sola giornata oltre 9 milioni di persone si sottopongano a scleroterapia prima della stagione estiva (anche se è raccomandabile iniziare i trattamenti in autunno!). Il dott. Federico Villani, chirurgo plastico, spiega che “La procedura prevede microiniezioni con ago finissimo che determinano il riassorbimento dei piccoli vasi danneggiati. Per poter apprezzare i risultati bisogna aspettare anche 6-8 settimane, possono essere necessarie più sedute, dopo ogni seduta bisogna indossare calze altamente contenitive per qualche giorno ed evitare l’esposizione solare per 6 settimane. Per i capillari più piccoli è indicata la rifinitura col LASER.”

SALUTE: Colpropur, naturalmente collagene

Ebbene sì, si invecchia. Ecco che compaiono dolori articolari, problemi di artrosi, senza parlare della pelle che comincia a segnare e fare notare i giorni che passano o delle ossa che a causa del rallentamento della rigenerazione cellulare, non si rinnovano più. E i denti? E i nostri muscoli per i quali andiamo ancora fieri?  Oddio che tracollo. Non si può di certo fermare il tempo, ma cercare di rallentare la comparsa dei sintomi dell’invecchiamento direi di sì, visto che la tecnologia ci viene in soccorso. Poiché quelli sopra citate sono manifestazioni che derivano dalla mancanza di collagene che, con l’avanzare dell’età si riduce fisiologicamente, perché, allora, non pensare ad un’integrazione mirata? Del resto, stiamo parlando di una proteina importante, componente fondamentale di articolazioni, ossa, muscoli, gengive denti e pelle

Va bene integrare, ma come? Con quale prodotto tra le centinaia che esistono sul mercato? Occorre saper scegliere e fare un’attenta analisi di ciò che si compra. Avendo superato gli “anta” da qualche anno ed essendo in menopausa ho cercato da subito un’integrazione adeguata alle mie esigenze.

La mia nutrizionista, oltre ad avermi elaborato una dieta equilibrata, mi ha consigliato un integratore a base di collagene idrolizzato puro,  pensato per far fronte a tutte le problematiche legate a invecchiamento cutaneo, scarsa elasticità dei tessuti, osteoporosi, problematiche alle quali, haimé andrò incontro. Sotto forma di polvere facilmente solubile e assolutamente digeribile, oltre che gustoso, assumendolo con latte, a volte con del tè, ma anche con lo yogurt Colpropur ® è utilizzabile dal nostro organismo come nutriente. Inoltre, è privo di grassi, zuccheri, edulcoranti, coloranti e conservanti.  Poi, per carità: non è necessario, per forza, avere già compiuto il famoso giro di boa per goderne i benefici e assaporarne il gusto. Colpropur®  infatti, è consigliato anche in via preventiva, soprattutto per persone attive e sportive che dopo i 40 anni vogliono mantenere un fisico elastico ed efficiente. Già, ma quanto collagene idrolizzato è consigliabile assumere? Studi scientifici indicano che, se preso nella quantità di 10 gr al giorno in modo regolare, il collagene idrolizzato agisce favorevolmente su massa muscolare e densità ossea. Colpropur® è disponibile in farmacia, ma anche direttamente online su www.pharamercure.com in doppia versione: Colpropur Care e Colpropur Active. A ciascuno il suo, dunque. Entrambe le versioni sono arricchite di vitamina C che stimola la produzione naturale di collagene, rallentata per l’età.  Colpropur Active contiene, in aggiunta, anche magnesio per ridurre stanchezza e affaticamento e acido ialuronico per una maggiore azione lubrificante su articolazioni e tonica sulla pelle. Non a caso, la sua composizione è particolarmente indicata a chi fa sport, compie sforzi fisici quotidiani, soffre di crampi o vuole prendersi cura della propria pelle. Quant’è bella giovinezza.

SALUTE: L'unicità delle acque delle Terme di Comano

Dal 5 aprile (sino al 3 novembre), immersione di benessere e salute alle Terme di Comano, centro di eccellenza per salute e bellezza della pelle. Una nuova stagione, tra il lago di Garda e le dolomiti di Brenta, nella valle trentina Riserva della Biosfera Unesco, dove è presente l’acqua primatista mondiale che cura da 0 a 100 anni. Lo ha confermato un recente studio del microbiota delle acque termali, che ha spiegato il loro meccanismo d’azione, confermando la straordinaria efficacia del potere curativo delle terme di Comano, unico luogo in cui l’acqua è il farmaco. In particolare, la ricerca ha permesso di individuare una ricca comunità microbica composta da centinaia di specie batteriche, in gran parte ignote al mondo scientifico, e che presentano diversi tipi di bioattività: sono stati isolati più di 100 ceppi batterici di cui alcuni hanno dimostrato proprietà immunomodulanti, ma anche antibatteriche o in grado di degradare materiali recalcitranti come la cheratina. Le Terme di Comano ed il CIBIO stanno, inoltre, lavorando per lo sviluppo di una linea cosmetica di nuova generazione basata sull’utilizzo dei microrganismi con maggiore attività antiinfiammatoria come additivo nella formulazione. La novità di questa stagione è la istituzione del “Percorso metabolico - nutrizionale e di Cura idropinica ". E’ un intervento multiprofessionale e multispecialistico volto a formare un percorso verso un sano e corretto stile di vita consapevole. E poi, resta, efficace come sempre, la Comano experience! Uniche in Italia, le Terme di Comano detengono il primato europeo della cura della pelle e offrono trattamenti efficaci e duraturi con le loro acque bicarbonato-calcio-magnesiache. Oltre ai trattamenti curativi, le Terme di Comano vantano anche un moderno comparto wellness.

SALUTE: Salus e il nuovo paradigma salute dell'uomo e non solo

Vi siete resi conto che si parla spesso di malattia e di cure, perdendo di vista la promozione della nostra salute? Cosa state facendo per il vostro benessere? Sono numerose le buone pratiche che si possono adottare per prevenire l’insorgenza delle malattie e per promuovere una vita sana. E attenzione, perché partendo da un’azione mirata a preservare la nostra salute, c’è inevitabilmente una ricaduta virtuosa per l’intera società. Come? Ho seguito il dialogo che Lumen ha aperto con partner istituzionali volto a migliorare l’approccio alla salute e al paziente. Grazie a Milena Simeoni, direttrice didattica di LUMEN Scuola di Naturopatia e all’on. Stefano Maullu(ECR), senza trascurare il sostegno dell’on. Eleonora Evi, dell’on. Patrizia Toia e dell’on. Lara Comi, durante il convegno “SALUS la centralità del paradigma salute” attorno al tema della salute umana, animale e ambientale attraverso la promozione di sani stili di vita, si è sviluppato un dibattito politico e scientifico sulla promozione della salute come punto di convergenza fra Medicina Convenzionale e Medicina Complementare. Il convegno è stato riproposto all l’Europarlamento di Bruxelles dove, fra i numerosi partecipanti di diverse nazionalità c’erano associazioni che si occupano della salute ambientale, medici che promuovono salute in Italia, naturopati delle diverse nazioni europee e, in rappresentanza degli altri professionisti di discipline bio naturali, associazioni di settore e sindacato. Sì, perché l’interdisciplinarietà, prima di tutto. Per affrontare tematiche legate alla salute, si parla di ambiente di ecologia.

Si è parlato dell’Antibiotico resistenza, un problema enorme, tanto quanto il numero delle vittime. Occorre fare cultura e cercare di spiegare ai cittadini che l’antibiotico deve essere prescritto dal medico e non assunto per risolvere influenze, tosse e raffreddore. Del resto, i dati dell’Eurobarometro evidenziano che entro il 2050 si registreranno oltre 2,4 milioni di morti per resistenza antibiotica. Per quanto riguarda il nostro Paese, nell'anno 2018, il dato è stimato in 10.760 persone: uno dei più alti di tutta Europa E’ necessario un cambiamento dello stile di vita. Contestualmente al convegno, l’on Eleonora Evi ha promosso la campagna EndTheCageAge una raccolta firme attualmente in corso per la fine degli allevamenti in gabbia: “"Risulta sempre più chiara la necessità di un radicale cambio di paradigma nel modo in cui intendiamo la salute, che sposti l’attenzione dalla cura alla prevenzione, attraverso la diffusione di buone pratiche e stili di vita sani e l’adozione di strategie per la riduzione dell’uso di antibiotici. Proprio di resistenza antibiotica si è parlato, con una prospettiva europea. Questo tema si lega alla campagna “End the Cage Age” sulla fine dell’allevamento in gabbia, di cui sono promotrice a livello europeo. Sono felice di aver ospitato questo evento apportando il mio contributo ad una discussione su un tema centrale come quello della salute”.

Tutto ciò, al fine di  realizzare la Piattaforma SALUS una rete di associazioni ed enti che promuoveranno un orientamento dei sistemi sanitari europei sempre più rivolto alla salute anziché alla malattia, garantendo, nel medio lungo periodo maggiore longevità sana ai cittadini europei, maggiore sostenibilità economica ai sistemi sanitari e maggiore sostenibilità ambientale. La piattaforma SALUS ha compiuto quindi il primo passo di un percorso che ha come obiettivo comune “la salute al centro” e che in modo analitico e olistico si interfacci con il parlamento Europeo e con le istituzioni locali

ECOLOGIA: Zero emissioni per il 2050? il Pianeta ringrazierà Arla Foods per il suo progetto

Sapete che una delle principali cause dell’effetto serra è la presenza, nell’atmosfera, di sostanze gassose come l’anidride carbonica ed il metano? Troppa CO2, troppo diossido di carbonio, così come viene definita l’anidride carbonica dalla nuova nomenclatura, prodotta dalla combustione delle benzine, ma anche dai processi metabolici degli animali; e che dire del metano prodotto dal metabolismo di alcuni batteri che si trovano nell’ambiente e nell’apparato digerente degli animali? Senza trascurare quello originato negli ambienti delle acque stagnanti: risaie, stomaci dei ruminanti. Incredibile, ma vero. Ecco perché, per limitare il danno provocato all’ambiente, alcune aziende stanno lavorando per ridurre le emissioni di gas serra, fino ad azzerarlo. Un sogno, un’utopia? Eppure, c’è chi ci sta provando da anni con grandi risultati. Come Arla Foods,  la quarta azienda lattiero-casearia al mondo che, fondata nel 1881, oggi proprietà di ben 10.300 soci-allevatori di sette paesi del Nord Europa ha lanciato il progetto “Carbon net zero 2050”, cercando di rendere la sua produzione ancora più sostenibile, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 30% per kg di latte nel prossimo decennio e arrivare a caseifici a zero emissioni di carbonio entro il 2050.

E pensare che già dal 1990 ad oggi, gli allevatori hanno ridotto del 24% le emissioni per kg di latte e oggi hanno una densità media di emissioni pari alla metà di quella mondiale. Senza trascurare che la Cooperativa dal 2005 ad oggi ha tagliato del 22% le emissioni di CO2 della sua attività lavorando, ad esempio, sulla logistica dei trasporti e sugli imballaggi. Ottimo risultato, soprattutto in virtù del fatto che Arla ha aumentato di oltre il 40% la produzione di latte. Virtuosismo straniero, lungimiranza? Forse Arla vorrebbe investire sul futuro dei nostri figli e dovrebbe essere considerata un modello. E attenzione, perché il piano “Carbon net zero 2050” copre l'intera catena del valore dei prodotti Arla, nessuno escluso: dalla fattoria al consumatore, alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per affrontare anche le variabili, dal clima, all’acqua, dall’aria alle altre condizioni naturali. Quali, ad esempio? Arla, ha studiato la migliore composizione del mangime delle mucche, riducendo, in modo consistente, le emissioni di gas naturale. Ha, ad esempio, quantificato e aumentato il carbonio catturato e immagazzinato nel suolo, migliorando così il contributo offerto dagli agricoltori nel contrastare le emissioni. Inoltre, utilizzando il letame per la produzione di biogas si riducono le emissioni e si produce energia rinnovabile. Assicurando maggiore benessere agli animali si migliora la resa del latte e si prolunga la vita delle mucche e, in questo modo, si ottiene anche una riduzione delle emissioni totali, per kg di latte, rilasciate durante l’intera vita dell’animale.
In questo percorso verso una maggiore sostenibilità Arla lavora al fianco dei suoi soci allevatori e li sostiene con interventi mirati. Tra 2013 e 2018 la cooperativa ha condotto oltre 5mila valutazioni climatiche in altrettante aziende agricole per individuare le attività a maggior impatto sull’ambiente e per migliorarle. Che dire, non facciamoci fregare dagli stranieri e, anche noi italiani, diamoci da fare. Sicuramente, potremmo sostenere questo progetto consumando i prodotti caseari di alta qualità con i marchi Arla®, Lurpak®, Castello®, Puck® e Arla PROTEIN.

Per saperne di più: http://www.mynewsdesk.com/arla-foods/pressreleases/arla-foods-aims-for-carbon-net-zero-dairy-2845602

Varrebbe davvero la pena informarsi e dare vita ad un sistema di aziende virtuoso, volto a produrre anche benessere.

ESTETICA: Addio alla cellulite. Gambe da diva in una sola seduta.

"Più di 9 donne su 10 (il 92%) lamentano di avere la cellulite sulle cosce, più di 7 su dieci (il 74%) sui glutei. La stragrande maggioranza di loro è preoccupata (il 90%) e ben intenzionata a fare qualcosa pur di combatterla (l’85%). Questi sono i dati di uno studio realizzato da Istat e Nielsen (2015) sulle 14 milioni di donne italiane che, ogni anno, si trovano con l’imbarazzo della prova costume. Il risultato? Si cercano, talvolta, soluzioni low cost che, senza le dovute attenzioni, possono portare a complicanze anche piuttosto serie. Quando poi, nonostante massaggi e diete dimagranti,  il problema si attenua solamente, “il gioco si fa duro” e pur di eliminare l’inestetismo si tentano trattamenti improbabili, basati su un altrettanto improbabile passaparola, bypassando, invece, l’indispensabile consiglio del medico. Quindi, cosa fare? Per il dott Francesco Madonna Terracina, Chirurgo Estetico a Roma nei Centri medici Spheramed ci sono troppi stereotipi attorno alla medicina estetica. “Spesso, si chiede all’amica dell’amica che ha fatto magari un trattamento “infallibile” o si trovano rimedi fai da te che non sono, evidentemente, la soluzione più adeguata– aggiunge. Per risolvere piccoli o grandi problemi associati alla tanto odiata cellulite ci sono diverse soluzioni, a partire dalla mesoterapia, passando per la carbossiterapia fino ad arrivare alla Radiofrequenza bipolare infrarosso e al Vacuum che più di altre tecniche è in grado di migliorare l’aspetto della cute cellulitica tonificando e compattando, al contempo, i tessuti. Tutte queste metodiche - continua il Dott Madonna Terracina - sono certamente consigliabili e sicure, ma nessuna di esse è in grado di contrastare, con decisione, l’effetto pelle a buccia d’arancia, agendo sulla causa primaria della cellulite”. Quindi noi donne siamo senza speranza? “Direi di no, visto che una svolta, in questo senso, per fortuna, c’è stata 3-4 anni fa con una delle novità più significative ed interessanti della medicina estetica: la cosiddetta “Subcision guidata” ad oggi l’unica tecnica in grado di eliminare i fastidiosi buchi della cellulite su cosce e glutei senza chirurgia ed in una sola seduta”. Si tratta di uno sturmento rivoluzionario che ha, non a caso, ottenuto l’ambita approvazione dalla Food and drug administration (l’Agenzia Usa per farmaci e medicamenti) per l’efficacia dimostrata nel miglioramento, anche a lungo termine, dell’aspetto estetico della cellulite. "Sino ad ora, infatti, i trattamenti estetici consigliati per risolvere il problema cellulite non sono stati in grado di curare radicalmente questo fastidioso inestetismo, perché nessuno di essi, come sottolineato, è in grado di agire sulla sua causa primaria. Esistono nel sottocute i cosiddetti “setti fibrosi”, una sorta di elastici che, infiammandosi, retraggono la cute mostrando il famoso e temuto effetto buccia d’arancia”. La Subcision guidata, invece, recide questi setti in maniera precisa e controllata, attraverso una tecnica standardizzata e perfettamente riproducibile, effettuata in anestesia locale. Non sono stati riscontrati effetti collaterali e i miglioramenti sono evidenti: si ottiene, infatti, dopo il trattamento, una superficie cutanea più liscia e omogenea. È sufficiente, inoltre una sola sessione di circa 1 ora per ottenere risultati sorprendenti, immediati e di lunga durata.”

 

 

DIABETE: ecco come funzione il pancres artificiale ibrido

A quanto pare, l’epidemia diabete imperversa e non solo in Italia. Ma di quale tipo di diabete stiamo parlando? Il Diabete di tipo 1 che rappresenta circa il 5-10% dei casi di diabete, è una malattia autoimmune caratterizzata da carenza insulinica; quando l’ormone deputato alla diminuzione della concentrazione degli zuccheri nel sangue è insufficiente, si manifesta una iperglicemia, in genere nei bambini, negli adolescenti e può verificarsi anche nei giovani adulti. Ben diverso è il discorso del diabete di tipo 2 che, interessando essenzialmente l’adulto, rappresenta la forma più frequente (90-95% dei casi) provocata da iperglicemia legata ad un difetto di azione dell’insulina che progressivamente diminuisce. Sono circa 3 milioni le persone che vivono con il diabete mellito - anche se non è possibile stimarle con precisione dato che non esiste un registro di malattia - gestendo il saliscendi insulinico, convivendo col rischio di andare in ipo o in iperglicemia e correndo il rischio di avere delle complicanze. Insomma, occorre fare davvero attenzione, sicuramente per prevenire la malattia cronica, ma anche, eventualmente, per correre tempestivamente ai ripari. Nell'ottica della prevenzione delle complicanze acute e croniche del diabete di tipo 1, è importante il raggiungimento di un buon controllo metabolico (Hba1c sotto 7% associato ad un "Time in Range), ovvero la percentuale di tempo che le persone con diabete di tipo 1 trascorrono nell' intervallo glicemico ottimale (pari a 70-180 mg/dl) che si auspica maggiore del 70%. Questi obbiettivi non sono facilmente raggiungibili ed ad oggi, in ampie casistiche nazionali ed internazionali, meno di un terzo dei pazienti diabetici insulino dipendenti raggiunge questo obiettivo.Qual è l’apporto della tecnologia per la gestione del Diabete e per ottenere gli obiettivi di cui sopra? Il dottor Riccardo Bonfanti, della diabetologia pediatrica del Diabetes Research Institute dell’Ospedale San Raffaele di Milano, spiega come è avvenuta quella che lui stesso definisce come rivoluzione: “Non si guarisce dal diabete, ma grazie alla tecnologia, sono stati fatti molti di progressi per la gestione di questa malattia. Ad esempio, Medtronic, leader della rivoluzione tecnologica nell'ambito della gestione del diabete, è stata la prima azienda che ha introdotto il microinfusore per la somministrazione dell'insulina e per normalizzare il controllo del glucosio nei diabetici. Non era sufficiente, però, avere l’erogazione dell’insulina. Occorreva un sistema capace di modularla a seconda delle necessità: conoscere la variabilità glicemica è indispensabile per avere il cosiddetto “time in range”, ovvero la percentuale di tempo che le persone con diabete di tipo 1 trascorrono nell’intervallo glicemico ottimale che si attesta tra i 70-180 mg/dL3”. Ecco come Medtronic è arrivato ad introdurre un Sistema Integrato, contribuendo a ridurre gli episodi ipo e iperglicemici e fornendo la praticità di un sistema personalizzato per una migliore gestione del diabete. ”Si tratta di un pancreas artificiale ibrido: da una parte il sensore che per 24 ore al giorno misura, ogni cinque minuti, la concentrazione di glucosio nel tessuto sottocutaneo. Dall’altra, collegato al primo via Bluetooth, un dispositivo all’interno del quale è attivato un algoritmo di controllo che calcola la dose di insulina da infondere sulla base dei valori di glucosio rilevati dal sensore. Grazie ad una pompa (o microinfusore) che riceve il comando dal dispositivo, l'ormone viene iniettando nel sottocute e messo in circolo”. Perché ibrido? “Il nuovo sistema gestisce la somministrazione dell’insulina basale, durante i pasti l’utilizzatore deve somministrare l’insulina necessaria facendo il conto dei carboidrati da assumere”. Di certo, un’innovazione tecnologica che aumenterà la qualità della vita del diabetico: “Mi occupo di diabete pediatrico e attualmente un sistema integrato del genere può essere adottato dai bambini dai 7 anni, anche se si sta lavorando per rendere la tecnologia utile ai bambini già dai 2 anni. Certo, occorre educare il paziente, all’utilizzo di questa e di tutte le tecnologie del diabete. Ecco perché, nel nostro Centro, non mancano delle equipe dedicate ad istruire i pazienti all’utilizzo di questi strumenti in modo da mettere in condizione il paziente di ottenere i migliori risultati. Le persone con diabete hanno grandi aspettative nei confronti di questo nuovo dispositivo e dei dispositivi come questi che seguiranno nel prossimo futuro, perché facilitano il controllo quotidiano della patologia, regalano indipendenza e contribuisce a cambiare radicalmente la qualità della vita.

 

ESTETICA: Collagene prodotto da bachi da seta? Funziona, eccome se funziona

Vi è mai capitato di vedere un filamento di collagene prodotto dai bachi da seta? No, non sto dicendo una fesseria, perché io ho avuto, invece, la fortuna di osservare da vicino quello che viene definito collagene biotecnologico alla 22esima edizione del Sies, il congresso internazionale di Medicina e Chirurgia estetica. E faceva bella mostra di sé allo stand di Creo, la linea di prodotti dermoceutici firmati da 303Pharma. Proprio 303Pharma, startup con sede a Brescia, fondata da Marco Benedetti e Liliana Abrami, si è appassionata a questo nuova versione del collagene che grazie al cielo, non viene estratto dai tessuti tendinei degli equini, o dei suini o dei bovini, ma viene prodotto dai bachi da seta nipponici. Una scelta etica, dunque, che si esprime al meglio proprio attraverso la produzione di crema per il viso 24 H, maschera, balsamo per le labbra, contorno occhi, rigorosamente organic, con al loro interno, il nuovo collagene. “Innovation becomes beautiful”: sarà vero? Ho potuto provare le texture delle creme e devo ammettere che, da donna di 46 anni, anche se non ancora compiuti, ho avuto una sensazione magnifica. Del resto, si sa, con l’avanzare dell’età, la nostra pelle si impigrisce e tende a produrre sempre meno collagene: l’impalcatura del nostro viso deperisce col tempo e non solo quello. Diciamo che il viso, essendo esposto rispetto al resto del corpo, è la zona che più racconta della nostra storia, più o meno antica. Aiuto! Al Sies, i responsabili di 303Pharma mi hanno spiegato che l’effetto tensore che ho percepito subito dopo aver messo la crema è stato possibile grazie alla struttura monoelica del collagene biotech. Struttura monoelica? Sono stati molto competenti nell’informarmi che la semplicità molecolare di quel tipo di collagene, rispetto a quello animale a tripla elica, è un plus che lo rende più biodisponibile e quindi facilmente assorbibile dalla nostra pelle. In sostanza, la nostra pelle ritrova quel collagene che perde col passare del tempo. Un miracolo? No no, è proprio scienza, è biotecnologia, è il futuro. Nella speranza che, grazie all’Innovation, anche Viviana becomes beautiful, ho acquistato la linea completa.

Problemi di cataratta? E pensare che ne sentivamo parlare dalle nostre nonne. Invece, eccoci qui, magari ad affrontare quella che è considerata la principale causa di cecità ed è responsabile di oltre il 48% dei casi di cecità nel mondo: 18 milioni di persone. Attenzione, perché sto parlando di cecità che si può benissimo evitare. Secondo l’Istat la cataratta colpisce in Italia l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni.2 Oggi in Italia si eseguono circa 557.000 interventi di cataratta ogni anno. Anzitutto, va spiegato che la cataratta si sviluppa quando si accumulano proteine all’interno del cristallino, provandone l’opacizzazione. A questo punto, il passaggio della luce attraverso il cristallino alla retina è compromesso. E’ importante sapere che, la maggior parte delle cataratte si sviluppano con l’avanzare dell’età, anche se tra le altre cause vi possono essere traumi all’occhio, esposizione alle radiazioni come risultato di altre patologie o cause genetiche in bambini in tenerissima età. Calma e sangue freddo, perché la cataratta può essere trattata. Come? La lente naturale dell’occhio viene sostituita con una lente artificiale intraoculare (IOL). È importante non trascurare la cataratta e intervenire il prima possibile: quando la cataratta diventa ‘matura’, l’intervento chirurgico necessario per sostituire la lente diventa più difficile e aumenta il rischio di complicazioni. Grazie al cielo, la tecnologia ci viene in soccorso. Quali sono le novità? Gli specialisti di Blue Eye, centro oculistico milanese d’eccellenza per la diagnosi, correzione e cura dei difetti e delle patologie visive, ha presentato le più avanzate tecnologie per il trattamento chirurgico della cataratta. Utilizzando il femtolaser l’intervento di cataratta, oltre ad essere notevolmente semplificato, è diventato più sicuro, garantendo un inserimento più preciso delle lenti intraoculari. Cos’è il femtolaser? Si tratta di un laser a luce infrarossa con impulsi della grandezza di pochi micron e di brevissima durata grazie alla quale riesce ad effettuare incisioni e frammentazioni direttamente all’interno del bulbo oculare senza l’utilizzo di bisturi. Questa tecnica ad impulsi molto brevi ha il vantaggio di gestire meglio l’energia rilasciata all’interno dell’occhio, proteggendo così le strutture oculari adiacenti la cataratta. Inoltre, cosa non da poco, si tratta di una tecnica assolutamente indolore e con un post-operatorio libero da bendaggio e punti di sutura, senza trascurare che l’utilizzo del laser a femtosecondi fluidifica il cristallino affetto da cataratta e la sua asportazione avviene quasi completamente senza l’utilizzo di ultrasuoni, riducendo così possibili effetti collaterali ed eventuale infiammazione della parte. Blue Eye ci vede proprio lungo.

FONDAZIONE BARILLA: COMBATTERE LO SPRECO DI CIBO PER RAGGIUNGERE GLI SDGs

Evviva la Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare. Sembra fuori da ogni logica, ma dobbiamo essere coscienti che, ogni anno, noi italiani sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, l’equivalente di 1/3 della produzione mondiale. Tanta roba, vero? Non riuscite a quantificare il dato? Allora, forse è più chiaro se parlo di quei 65 kg di cibo pro capite che, a casa, ogni anno, buttiamo. Senza valutare quello che si getta nei ristoranti, nei negozi. Cibo sprecato, ma anche cibo perso, se consideriamo che in Italia il 2% del cibo viene perso prima di venderlo. E' brutto, è rovinato, non risponde agli standard. Le prospettive non sono di certo ottimistiche, visto che, secondo le stime, entro il 2030 saliremo a circa 2,1 miliardi di tonnellate(+61,5% rispetto a oggi), con ulteriori danni a livello sociale, economico e ambientale. Che brutto scenario. E’ quello che ci presenta Fondazione Barilla Center for Food e Nutrition che, proprio in occasione della Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare, il 5 febbraio, mostra un fenomeno drammatico e che ci allontana dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell’ONU. “Il 30% dei cereali prodotti, il 35% del pesce pescato, il 45% di frutta e verdura coltivata, il 20% dei prodotti lattiero-caseari e il 20% della carne vengono gettati ogni anno. Un danno per il Pianeta, che ci fornisce le sue risorse, un danno economico - per aziende e famiglie - e sociale, visto che con 1/4 di quel cibo potremmo sfamare i circa 821 milioni di persone nel mondo che non hanno possibilità di mangiare. Questo dimostra l’urgenza di dar vita a una rivoluzione alimentare, che passi però da azioni concrete e da una adeguata educazione che ci aiuti a prevenire questo fenomeno”, spiega Anna Ruggerini, Direttore Operativo della Fondazione Barilla.  Una volta i nostri nonni ci insegnavano a pensare a “quelli che muoiono di fame” per farci finire la pietanza che avevamo nel piatto. E in effetti, anche oggi, la lotta contro lo spreco alimentare viene combattuta anche per sconfiggere la fame. Basterebbe, ad esempio, ridurre lo spreco del 25% a livello mondiale per sfamare le persone malnutrite. Questo è solo uno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu. Quali sono gli altri? Ridurre lo spreco potrebbe contribuire a combattere la povertà. Eppure, quanto cibo si butta, ad esempio, nelle mense scolastiche? Per questo è importante promuovere presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, percorsi mirati all’educazione alla sostenibilità per favorire anche una cultura del recupero. Sarebbe utile anche adottare i principi dell’economia circolare, anche attraverso l’innovazione, per ridurre lo spreco alimentare. Pensiamo che quando si produce cibo, si consumano risorse della terra: sprecando cibo, si sacrificano inutilmente queste. Difendiamo, dunque, la nostra Terra. Senza poi contare che, grazie al risparmio che si genera riducendo la perdita di cibo nei Paesi in via di sviluppo, si potrebbero diminuire le disuguaglianze sia all’interno degli stessi Paesi, ma anche tra i Paesi stessi. Noi italiani siamo sensibili e sensibilizzati verso questo problema, tanto che non mancano occasioni di impegno privato e istituzionale finalizzato alla redistribuzione del cibo. Oltre al danno economico, ragazzi, il cibo sprecato provoca anche un cambiamento climatico dovuto a quell’8% di emissioni di gas serra del Pianeta. E quindi, cosa si può fare? Per contrastare lo spreco alimentare, ma anche le perdite di cibo, occorre lavorare di concerto e stipulare accordi e partenariati multidisciplinari fra governi, settore privato e società civile a livello globale, regionale e locale. Ce la possiamo fare, cosa ne dite? Ma intanto, noi cittadini italiani, nel nostro piccolo, cosa riusciamo a fare? Grazie alla legge Gadda (n. 166 del 2016) si è riusciti a limitare gli sprechi puntando alla redistribuzione delle eccedenze e alle donazioni che sono cresciute del 21% nel primo anno di vita della legge. Tuttavia, rimane ancora molto da fare, ad esempio, coinvolgendo la scuola. BCFN, nell’ambito del progetto “Noi, il Cibo, il Nostro Pianeta” lanciato dalla Fondazione Barilla nell’ambito di un protocollo di intesa con il MIUR, ha sviluppato un approfondimento didattico dedicato al tema dello spreco e della sostenibilità. link (lezione 7),  arricchito anche da una video-lezione interattiva per i docenti. Completano i documenti una Favola di Gunter Pauli, padre dell’economia circolare, per parlare di Food Waste ai più piccoli, e un video dedicato aWinnow, società che da anni combatte lo spreco di cibo.

 

SALUTE:  Il freddo della cryosauna ti fa bella e ti rimette in salute.

 

Non è di certo una novità che il freddo sia terapeutico. Anche se ha dell’incredibile, Sebastian Kneipp, guarì dalla tubercolosi immergendosi nelle acque gelate del Danubio. Oggi la terapia del freddo, grazie al cielo, si è evoluta: non ci si butta più nei fiumi o nei torrenti di montagna, ma si sfruttano le basse temperature, ma basse davvero, all’interno delle cosiddette Criosaune. Finalmente, anche in Italia, dopo aver spopolato in America e in altri Paesi europei, è stato inaugurato il primo centro di terapia del freddo, CRYO MILANO. Un concept nuovo, studiato per il benessere che, a San Donato Milanese, nella piazzetta di Via Strasburgo presso il quartiere delle Torri Lombarde, sta richiamando l’attenzione non solo di campioni del calcio e dello sport in generale, ma anche di modelle e di persone dello spettacolo.  Qualche nome? Avete presente la bella Martina Colombari? E la sua dolce metà, il mitico Costacurta? Di recente anche Bianca Atzei ha provato la criosauna di Cryo Milano. In effetti, sono numerosi gli sportivi che si sottopongono a questo trattamento per ridurre i dolori, le infiammazioni muscolari e, nel contempo, per eliminare le tossine e favorire la circolazione; utilizzata come trattamento anche dalle persone che hanno necessità di ridurre i gonfiori alle gambe, di contrastare la cellulite e di trattare manifestazioni di psoriasi, di eczema e chi più ne ha più ne metta, la crioterapia è diventata un must. Ma in cosa consiste? Qual è il segreto di questo trattamento? La criosauna aiuta stimolando il recupero fisico, scioglie i muscoli tesi, ma è anche un valido supporto al dimagrimento. Inoltre, regola il sistema ormonale a coloro che ne hanno bisogno, come ad esempio alle donne nel periodo della menopausa o in fase adolescenziale, migliora il sonno e stimola il sistema psichico. Interessante, vero? Un trattamento efficace, anche per migliorare l’umore. Come funziona? La seduta è rapida, indolore ed efficace. Pensate che è sufficiente indossare un costume da bagno o in alternativa intimo. Come previsto dal "protocollo Baranov", è possibile accedere alla criosauna quando all’interno dell’abitacolo, non completamente chiuso, viene raggiunta la temperatura di - 120°. Oddio e poi? Non spaventatevi perché il freddo percepito all’interno del macchinario è facilmente tollerabile in quanto secco e privo di umidità.  Durante la seduta, inoltre, Tania,  responsabile del Centro e la collega Catalina forniranno assistenza fino al termine della sessione. Bastano 3 minuti, dopodiché è possibile rivestirsi e ritornare alla propria quotidianità, con una dose di ossigeno in più che raggiunge aree del corpo che necessitano di revitalizzazione.  Si potrebbe optare, sempre nel medesimo centro sandonatese, per la criolocalizzata. Ossia? Anche questa è una procedura semplice e indolore che prevede l'utilizzo di un dispositivo che vaporizza una nuvola fredda su aree circoscritte del corpo.  Tutti possono accedere al trattamento perché piacevole e senza controindicazioni. Le basse temperature che raggiungono -162° circa, apportano numerosi benefici, anche in questo caso, per il recupero fisico, riduzione del gonfiore, dei processi infiammatori, di ematomi, garantendo un rapido rientro all'attività sportiva grazie al potere di ridurre il tempo di recupero post trauma. I trattamenti localizzati sono ideali abbinati alla criosauna per un recupero fisico post trauma o post operatorio più rapido. Ma veniamo a noi, care signore; perché, di certo ,avrete sentito parlare della cryofacial. Ebbene, basandosi sullo stesso principio, attraverso il dispositivo è possibile vaporizzare aria criogenicamente raffreddata su viso e décolleté. E io l’ho provata, con grande soddisfazione: l’effetto liftante è stato subito visibile. Come è possibile? Le basse temperature stimolano la circolazione del sangue apportando numerosi benefici tra cui l’aumento della produzione di collagene, la riduzione dei pori dilatati e dei punti neri, l’attenuazione delle macchie solari e una maggiore tonicità dei tessuti. Certo, una seduta non è sufficiente, ma se è vero che “il buongiorno si vede dal mattino”, prevedo una serie di appuntamenti da inserire in agenda. Del resto, la cryofacial è famosa perché previene la formazione delle rughe ed è l’alleato perfetto per una pelle più luminosa. Basta davvero poco tempo per ristabilire il naturale equilibrio del tuo corpo proprio come fanno i professionisti dello sport tutti i giorni e i VIP, stranieri, ma ora anche italiani

Sui social @CryoMilano! Stay #ForeverYoung

Per info e prenotazioni 339 – 7218544 (anche via WhatsApp)

CORSI: Cercasi attori e registi

Siete appassionati della Settima Arte e vorreste intraprendere la carriera di artista cinematografico sia dietro, ma anche davanti alla cinepresa? Ciak, allora si gira, anche se, in realtà, prima di questo momento importante, occorre superare il cosiddetto provino. Fase delicata, quella del provino, sia per i registi, sia per gli attori, perché non basta mettere in evidenza le proprie capacità: come in tutte le arti, anche  la cinematografia richiede il rispetto di regole e di tecniche. Quali sono, dunque, gli aspetti più importanti da considerare nella valutazione di un attore? Quali sono gli errori da evitare?  Per rispondere a queste domande,  OffiCine, il laboratorio di Alta Formazione nato nel 2009 dall’incontro di Anteo e Istituto Europeo Design ha organizzato “Casting & Self Tape” Workshop per Attori e Registi con Silvio Soldini, Pierfrancesco Favino e Gabriella Giannattasio. A  Milano, presso lo Ied al 4 di via Sciesa, il 7  l’8 e il 9 febbraio dalle 10:00 alle 18:00, i  tre “docenti d’eccezione” si confronteranno con i partecipanti; se Silvio Soldini fornirà il suo punto di vista da regista e Pierfrancesco Favino sosterrà quello dell’attore, la casting director Gabriella Giannattasio presenzierà come mediatrice, operando in concerto con regia e produzione, supportando gli attori. Attenzione particolare verrà data al self tape: l’auto provino è, infatti, sempre più richiesto dalle produzioni, soprattutto all’estero. Ma come ottenere una prova efficace e convincente? Partendo dagli auto-provini richiesti in fase di candidatura, si lavorerà in aula per realizzarne uno nuovo, al termine del corso, dopo aver approfondito criticità e punti di forza da valorizzare. Il workshop è a carattere pratico: essendo a numero chiuso l’accesso sarà su selezione. Per informazioni sui materiali da inviare in fase di candidatura e sui costi del workshop: officine@ied.it; 02/5796951.

In bocca al lupo

BENESSERE: La doccia Vichy al Relais Santo Stefano  è un'esperienza di lusso

Vi è mai capitato di godere del piacere di una doccia Vichy? E’ vero, è difficile riuscire a stare al passo delle evoluzioni e, a volte, delle rivoluzioni del mondo del benessere, ma la doccia Vichy è ormai un must irrinunciabile per coloro che veramente volessero godere di un trattamento privilegiato, rilassante e, nel contempo, terapeutico per la circolazione, per la cellulite e per la semplice tonificazione. Perché l’acqua è un bene davvero prezioso e la doccia Vichy ne sfrutta i benefici. Ne avevo sempre sentito parlare, la curiosità è sempre stata tanta, finché, al Santo Stefano Relais di Sandigliano, in provincia di Biella, ne ho scoperto la magia, avvicinandomi al benessere di lusso. Che c’entra Biella con il benessere? Occorre sapere che, notoriamente, l’acqua di Biella è definita come “acqua del benessere” e al Santo Stefano Relais ne hanno saputo cogliere l’eccezionalità creando una Spa Nuxe, riproponendo le atmosfere tipiche della famosa Spa parigina di Rue de Montorgueil evidenziate anche dalla professionalità delle operatrici formate dalla medesima scuola della prestigiosa culla del benessere. Qui, nella tranquillità della campagna piemontese, i profumi della Spa Nuxe, i dettagli dorati e i materiali che rendono omaggio alla natura, riescono a catapultare il cliente in uno spazio adimensionale, senza tempo né confini, ma solo sospesi nella pace e nella tranquillità: dopo aver goduto di un bagno turco e di una sauna finlandese e magari anche di un idromassaggio, non ci si può perdere la doccia Vichy che il Santo Stefano Relais propone ai suoi ospiti come una chicca, un’opportunità, un’esperienza, insomma, un trattamento top che è meglio non lasciarsi sfuggire, visto che in Italia sono poche le Spa che ne dispongono. Come funziona? Anzitutto, non pensate alla classica doccia in piedi: la doccia Vichy, nata in Francia e utilizzata nei centri talassoterapici, prevede che l’ospite si stenda su un lettino, ovvero un materasso ad acqua. In alto, ad una distanza ravvicinata dalla persona, vengono posizionati i getti d’acqua che massaggiano il corpo trasmettendo sensazioni di relax. L’effetto pioggia della doccia ad effusione è sicuramente rilassante, ma aiuta anche a tonificare i tessuti grazie all’intensità variabile della caduta dell’acqua che, in relazione alla temperatura, può avere anche effetto di rassodamento e di stimolazione della circolazione. Un vero massaggio acquatico, dunque. Ma non è tutto, perché mentre l’acqua scorre lungo il corpo, mani esperte ed energiche delle operatrici si possono concentrare in trattamenti su misura come scrub o linfodrenante, rigeneranti, anti-aging, o in base alle richieste dei clienti anche più esigenti: alla Spa Nuxe del Santo Stefano Relais sono garantite prestazioni al altissimo livello, sia manuali, sia di tecnologia. Nuxe docet, in attesa della prossimo capitolo, in fase di definizione

ALIMENTAZIONE: Basta aggiungere fibre ai vostri menu e sarete più leggeri.

 E via che si parte con le grandi abbuffate, anche se ormai è più di un mese che supermercati e pasticcerie espongono dolci natalizi, invogliandoci ad anticipare, almeno a tavola, le atmosfere della ricorrenza. Non si può rinunciare a tutto quel bendiddio. Eh no, almeno a Natale si sgarra. Senza contare le numerose pizzate con le società sportive dei figli e le cene benaugurali con i colleghi di ufficio e il pranzo con i tuoi e Santo Stefano con i suoceri. Vi ritrovate in questa tabella di marcia? E la dieta? E il nostro regime alimentare che tanto ci fa stare bene? Ebbene, segnatevi queste strategie, semplici e gustose, per affrontare in leggerezza le prossime festività Natalizie senza troppe rinunce e, soprattutto, per iniziare il nuovo anno in piena forma. La dott.ssa Annamaria Acquaviva, dietista e nutrizionista, esperta conoscitrice dei benefici delle fibre, dei vegetali e dei colori offre dei suggerimenti che vi renderà le feste natalizie davvero leggere e colorate. Infatti, tanto per iniziare, cercate di arricchire la vostra tavola natalizia dei 5 colori della natura: bianco, blu-viola, giallo-arancio, rosso, verde. Calde vellutate, pinzimoni colorati, insalatone croccanti, contorni sfiziosi o condimenti per pietanze: ciascuno con specifiche proprietà benefiche adatte a soddisfare i fabbisogni del nostro organismo. Ad esempio? Saziano in poche calorie, permettendoci di equilibrare le calorie e l’impatto glicemico dei lauti pasti del Natale. Inoltre, sono ricche di sali minerali, vitamine e dei preziosi composti fitochimici che caratterizzano i vegetali in base al loro colore.  Fate attenzione e non dimenticatevi delle fibre, importanti per la salute dell’intestino, il nostro secondo cervello. Basta, ad esempio, inserire nella prima colazione le Prugne della California dal basso indice glicemico grazie alla composizione dei loro glucidi: fonte di fibra, le Prugne hanno un effetto detossinante e favoriscono la digestione. Poi, non c’è dubbio che rappresentino un gustoso ingrediente per completare ricette e spuntini vari. Oggi ad esempio, le ho mangiate in accompagnamento a del tonno alla piastra. Ma cosa si deve mangiare prima dei pasti pantagruelici delle festività? E dopo? Di certo, il pasto che precede e quello che segue il ricco menu natalizio dovrà essere leggero, ricco di vegetali e limitato nei farinacei. Per carità, cercate di non arrivare affamati, evitando cali di zuccheri che vi porterebbero ad abbuffarvi in maniera incontrollata.  Magari iniziate con verdure crude, evitando, nell’attesa, di riempirci di pane, grissini o piadina. E poi, che fretta avete? Sappiate che quando si mangia velocemente, inghiottiamo più aria rendendo più difficile la digestione e tendiamo a mangiare oltre il nostro fabbisogno e la nostra sazietà. Invece, cercate di masticare lentamente; in questo modo si favorisce il raggiungimento del senso di soddisfazione, percepibile solo dopo 20 minuti dalla prima fase della digestione, quindi la masticazione.  Lo sappiamo, medici ed esperti lo dicono in tutte le salse: il movimento quotidiano produce effetti positivi sulla salute fisica e psichica della persona. Approfittate, dunque, delle vacanze natalizie per dare un giro di vite alla vostra pigrizia. A questo punto, siete pronti per pianificare un incremento di attività fisica insieme ad un’alimentazione varia ed equilibrata già durante il periodo delle feste di Natale, permettendovi di mantenere in modo più armonico e duraturo il peso forma ed iniziare il nuovo anno al meglio. Buon 2019, in perfetta linea.

TEMPO LIBERO: "Come una bella anima": Massimo Tramontana celebra Cuba a favore del Caf

Scatti insoliti, prospettive inusuali, magiche ispirazioni. Massimo Tramontana, fotografo per passione, ritrae la quotidianità di un mondo che ancora non conosce, ma che attraverso le immagini gli racconta di sé, dei suoi segreti ancestrali, delle sue paure, della sua semplicità. E’ stato durante il viaggio a Cuba che Tramontana ha voluto andare oltre al paesaggio esotico per immortalare angoli di case, attimi di conversazioni, momenti di attese e di pause. Giovedì 13 dicembre 2018, a Milano, alla Galleria Wunderkammer, in via Ausonio 1/A, a partire dalle ore 18.30, in occasione dell’allestimento della mostra fotografica dell’artista poliedrico, sarà presentato anche il libro di Tramontana, “Come una bella anima”, acronimo di Cuba. Tra le pagine del libro si scopre un autore dalle molteplici sfaccettature. Come una bella anima è una sequenza di immagini che, grazie alla maestria e all’occhio attento del loro autore, trasmettono emozioni profonde. Un viaggio interiore che tocca le corde più intime e dona uno scorcio di una Cuba insolita, estranea a tutti gli stereotipi. Un viaggio la cui destinazione è solo un pretesto, un’opportunità per guardare alla realtà con occhi diversi. Quelli dell’anima, forse.

 “Partivo senza meta, aspettando che la strada me la indicasse. Volevo che fosse lei, la Isla, ad ispirarmi. A me toccava capire cosa volesse propormi. Sono rimasto in attesa. In attesa di segnali profondi.”

 Animo estroso, dotato di grande sensibilità, l’autore ha realizzato il libro raccontando, attraverso le immagini, ma anche dei brani, della sua esperienza in un paese oltreoceano e del suo viaggio interiore per poter devolvere il ricavato all’Associazione Onlus CAF che dal 1979 accoglie e cura in maniera specifica e professionale bambini e ragazzi allontanati dal proprio nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti, con l’obiettivo di spezzare la catena che, troppo spesso, trasforma i minori vittime di violenza in adulti violenti o trascuranti. Nel tempo, accanto al lavoro con i minori e in risposta ai bisogni del territorio, l’Associazione ha sviluppato anche servizi specifici di prevenzione dell’abuso e del maltrattamento infantile e interventi di supporto alle famiglie dei minori accolti e alle famiglie affidatarie.

Dalla sua fondazione ad oggi, l’Associazione CAF ha accolto e curato oltre 1000 minori e offerto un importante sostegno a tante famiglie in crisi.

Ai partecipanti sarò offerto un cocktail di benvenuto. Sia il libro sia le opere esposte saranno acquistabili in loco

“La copertina del mio libro riporta l’immagine di maioliche cubane, metafora della terra che ho calpestato durante il mio emozionante viaggio”.

 

CUCINA: Il menu perfetto per il Giorno del Ringraziamento. Lasciamoci contaminare

Domani negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving day, conosciuto in Italia come il Giorno del Ringraziamento, la festività che anticipa il Natale tra le più amate oltreoceano. Per chi non ha mai vissuto in America, è difficile comprendere l’importanza di questa festa che cade il quarto giovedì di novembre e per la quale gli americani lavorano per settimane. Sicuramente, stiamo parlando di una festa di matrice cristiana e già è un punto a suo favore; celebra l’unione familiare, perché la famiglia si riunisce davanti ad una tavola ricca di piatti tipici ed è un’occasione goduriosa perché i menu che si allestiscono in queste occasioni sono deliziosamente gustosi. Si sa, il protagonista della tavola del Giorno del Ringraziamento è il tacchino ripieno. Avete mai cucinato un tacchino ripieno? E’ vero, forse non è una ricetta che appartiene alla nostra tradizione, ma in tempo di globalizzazione, forse, vale davvero la pena farsi contaminare. E che buona contaminazione. Ho conosciuto Laurel Evans, una texana che da tempo vive a Milano e che, in collaborazione con il California Prune Board, ha elaborato un  menu superlativamente squisito che farà gustare domani ai suoi invitati. Peccato non poter partecipare alla cena: di certo, il prima possibile, approfitterò delle ricette che Laurel mi ha inviato per poter sorprendere i miei amici italiani. Siete curiosi? Laurel ha optato per ingredienti che non è difficile reperire. Come le Prugne della California, ingrediente versatile che la food blogger ha adattato sia alla carne di tacchino, sia al dolce. Se proverete a realizzare i piatti dei quali vi riporterò le ricette, scoprirete che proprio le prugne della California si integrano perfettamente con preparazioni salate e dolci con una qualità senza rivali. Naturali e nutritive, sane, deliziose e sostenibili e di qualità premium, garantita dal suolo fertile e dal clima favorevole della California, ma anche dall’esperienza degli agricoltori nella coltivazione e dalle tecniche di raccolta ed essiccazione all'avanguardia, le Prugne della California renderanno speciale il menu. Va bene, non perdiamoci in chiacchiere

 

 

TACCHINO RIPIENO DI PANCETTA, CASTAGNE E PRUGNE DELLA CALIFORNIA

Ingredienti per 12 persone

 Per il ripieno:

300 g Prugne della California, tagliate a metà

800 g di pane bianco e nero, tagliato a cubetti

400 g di pancetta, tagliata a dadini

500 g di castagne precotte e sbucciate, tagliate a quarti

110 g di burro

2 cipolle grandi, sbucciate, a pezzettini

5 coste di sedano, tritate grossolanamente

3 cucchiai di salvia fresca tritata finemente

1 litro di brodo vegetale

1 cucchiaio di sale

una manciata di prezzemolo tritato grossolanamente

pepe nero

 

Per il tacchino:

mezzo litro di brodo di pollo o di tacchino

mezzo litro di vino bianco

230 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente, separati in due parti

1 tacchino grande (5-6 kg) – si calcola 650-700g per persona

1 cucchiaio di sale

termometro da carne con sonda

PROCEDIMENTO: 

Per il ripieno:

Distribuite i cubetti di pane in un unico strato su un paio di teglie e lasciateli seccare durante la notte, senza coprirli. Oppure fateli seccare nel forno a 180°C per 10 minuti. In una padella ampia saltate i dadini in pancetta su fuoco medio-alto per 10-12 minuti, finché non saranno dorati. Unite il burro e fatelo sciogliere su fuoco medio, quindi unite le cipolle e il sedano tritati; cuocete, mescolando, per circa 10 minuti. Unite la salvia e cuocete per altri 5 minuti.Trasferite il composto con le verdure in una ciotola molto capiente. Unite il brodo, le castagne, le Prugne della California, il pane, il prezzemolo, sale e pepe. Usate la farcitura per riempire il tacchino, poi mettete quella che avanza in una teglia imburrata. Infornate coperto a 180°C per 25 minuti.

Scoprite e cuocete per mezzora circa, finché è ben dorato. 

Per il tacchino:

Scaldate il forno a 215°C. Scaldate insieme il brodo, il vino e metà del burro ammorbidito. Pulite e asciugate bene il tacchino. Mescolate insieme l’altra metà del burro con sale e pepe a piacere. A partire dal collo, distaccate la pelle dal petto e dalle zampe del tacchino inserendo le dita con delicatezza tra carne e pelle in modo da non romperla. Spalmate il composto di burro sotto la pelle allentata e stendete la pelle per farla tornare normale. Quindi spalmate l’esterno e l’interno del tacchino con il composto di burro, salate e pepate abbondantemente sia l’esterno che l’interno. Farcite il tacchino con il ripieno precedentemente preparato, ma non riempitelo troppo. Chiudete la cavità appena farcita con stecchini di legno. Legate le zampe con lo spago da cucina e ripiegate le ali sotto il tacchino.Mettete il tacchino nel forno preriscaldato per 20 minuti, poi bagnate (con pennello o cucchiaio) tutte le parte esposte del tacchino con la miscela di brodo e vino. Abbassate la temperatura a 180°C.Ogni 30 minuti, bagnate il tacchino con la miscela di brodo. Se la pelle del tacchino dovesse dorarsi troppo, copritelo con un foglio di alluminio.Dopo due ore di cottura, cominciate prendere la temperatura del tacchino. Inserite un termometro per la carne nel punto più spesso della coscia (vicino all’osso, ma senza toccarlo). Dovrebbe segnare 75°C. Ci vogliano circa 3 ore / 3 ore e mezza di cottura totale, in base alle dimensioni del tacchino. A fine cottura, togliete il tacchino dal forno, trasferitelo su un piatto da portata e fatelo riposare a temperatura ambiente per 20-30 minuti.

 

 

CROSTATA CON NOCI PECAN CARAMELLATE E PRUGNE DELLA CALIFORNIA

 INGREDIENTI per 4/6 persone:

80 g di noci pecan

200 g di panna

180 g di zucchero

1 cucchiaio di olio di noce di noci pecan

130 g di Prugne della California tritate grossolanamente

1 base per crostata precotta

60 g di cioccolato fondente, tritato 

PROCEDIMENTO:

Preriscaldare il forno a 180° C. Mettere le noci pecan su una teglia e cuocere per 3-5 minuti fino a quando non sono dorate. Aumentare la temperatura del forno a 200° C. In una casseruola a fuoco medio-alto, mescolare la panna, lo zucchero e l'olio di noci. Portare a ebollizione, ridurre il fuoco e far bollire lentamente per 3 minuti fino a quando la panna non si addensa leggermente. Togliere dal fuoco, aggiungere le noci pecan e le Prugne della California mescolando bene. Lasciare riposare per 15 minuti. Versare il ripieno sulla base della crostata precotta, precedentemente posizionata in una tortiera da forno, e distribuire uniformemente le noci pecan e le Prugne della California.Cuocere per 30 - 40 minuti fino a quando la parte superiore ha un colore variegato bianco e caramello color ruggine. A fine cottura, far raffreddare la torta per circa 15 minuti. Una volta raffreddata, liberare i bordi della crostata dalla tortiera con un coltello sottile. Nel frattempo, sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria. Per completare la decorazione della corta, intingere una forchetta nel cioccolato fondente fuso e distribuire uniformemente sottili fili di cioccolato sulla parte superiore della torta. La crostata è pronta per essere servita!

SALUTE: 21 novembre, la Giornata Mondiale della BPCO


Domani si celebra la Giornata Mondiale della bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO. In attesa del 21 novembre Federasma e Allergie Onlus, ha indetto una “duegiorni” di informazione ed educazione sulle malattie respiratorie grazie alla collaborazione di medici specialisti. Infatti, nelle piazze di Napoli e di Milano, gli specialisti hanno effettuato  più di 250 spirometrie e circa il 20% delle persone che si è sottoposto al test ha appreso di avere un’ostruzione a livello respiratorio da approfondire con successive visite specialistiche.

Così è la BPCO?

Sono 329 milioni le persone che oggi convivono con questa malattia nel mondo colpiti da broncopneumopatia cronica ostruttiva,  una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da un’ostruzione progressiva delle vie aeree non reversibile; associata ad una infiammazione cronica che coinvolge sia il parenchima polmonare che le vie aeree.

Quali sono i sintomi?

Tosse, espettorato e dispnea sono i campanelli d’allarme di questa patologia respiratoria cronica che può portare all’insufficienza respiratoria. La diagnosi di BPCO dovrebbe essere presa in considerazione in ogni persona, di età superiore a 35-40 anni, che presenta questi sintomi unitamente a raffreddori invernali frequenti e una storia di esposizione a fattori di rischio per la malattia.

La spirometria è utile?

Come afferma Carlo Filippo Tesi, presidente di FederAsma e Allergie Onlus. “La spirometria rimane un esame fondamentale, ma i cittadini non sanno quanto utile possa essere per rilevare una patologia come la BPCO.”

Il medico curante di solito, consiglia questo esame?

“Confrontandoci con coloro che hanno aderito a questa iniziativa abbiamo avuto conferma che questo esame non viene proposto dal medico, e chi ha avuto l’indicazione di effettuarlo si scontra con liste d’attesa molto lunghe. Federasma e Allergie Onlus continuerà a farsi promotrice di azioni utili a sensibilizzare le istituzioni e la classe medica sul ruolo che l’esame spirometrico gioca nel far emergere la BPCO, al fine di favorire un accesso migliore.”

Cosa rileva la spirometria?

 La prova spirometrica aiuta, attraverso alcuni parametri della capacità polmonare, a rilevare i casi che richiedono un maggiore approfondimento diagnostico. Questo percorso facilita un corretto inquadramento della BPCO e la pianificazione di una terapia mirata sulle esigenze del paziente.”

Perché se la diagnosi è tempestiva il percorso terapeutico risulta più efficace. Per i pazienti con BPCO il ricorso ai farmaci broncodilatatori si conferma la terapia di riferimento.

Qual è la terapia migliore in caso di BPCO?

La terapia bronco dilatatoria ha l’obiettivo di aiutare il paziente a riacquistare una buona funzionalità polmonare. Non è possibile fermare la malattia perché irreversibile, ma si può intervenire sul miglioramento della qualità di vita.


MEDICINA: Quanto tempo dalla diagnosi di NSCLC al trattamento di cura?

Non si scappa: secondo la Società Europea di Oncologia Medica, il tumore al polmone rappresenta la quarta neoplasia maligna più comune in Europa e ogni anno si registrano oltre 41mila nuove diagnosi, la maggior parte delle quali di carcinoma polmonare non a piccole cellule, la forma riconosciuta con l’acronimo di NSCLC. Attenzione, perché i sintomi del tumore al polmone sono avvertiti quando la malattia è in fase già avanzata anche se tosse persistente, affanno, raucedine, ma anche dolore al torace e a volte febbre, inappetenza e calo del peso, potrebbero fare sorgere qualche sospetto anche precocemente. Una volta confermata la diagnosi, quali sono le prospettive di cura? In questo contesto si colloca il progetto Centropercento, promosso da Roche nato per sensibilizzare sull’importanza di una corretta diagnosi molecolare per poter intervenire in maniera efficace anche attraverso un approccio terapeutico adeguato per offrire ai pazienti il più alto standard di cure.

Anzitutto, cosa si intende per diagnosi molecolare? Proprio nell’ambito dell’iniziativa, particolare rilevanza riveste questo tipo di diagnosi per l’identificazione del riarrangiamento del gene ALK in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Se accertata  la presenza di tale mutazione, attraverso il test preciso e di elevata qualità,  i pazienti potrebbero beneficiare di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ora disponibili.

 Come mai questo percorso non è stato ancora standardizzato e solo il 73% dei pazienti oncologici con questo tipo di carcinoma, viene sottoposto al test?

Proprio per rispondere a questa domanda il progetto Centropercento, a quasi un anno dal suo inizio il progetto fornisce i primi risultati utili per riuscire a intravvedere una soluzione: ad oggi l’85% dei centri segue dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) formalizzati - anche se è evidente una forte attenzione verso questo tipo di diagnosi molecolare anche nei centri che ancora non hanno adottato percorsi - e oltre il 75% effettua una biopsia mirata ed adeguata. Il progetto, supportato da Roche, coinvolge 60 centri oncologici in tutt’Italia che hanno scelto di impegnarsi per ottimizzare il proprio approccio diagnostico-terapeutico. I

Ad un anno dell’inaugurazione del progetto sono stati raccolti i dati relativi al 50% dei centri. Sono state realizzate, dunque, 29 interviste a specialisti oncologi e 22 a specialisti anatomopatologi, con un bacino d’utenza di circa 2.000 pazienti con tumore al polmone.  

La domanda sorge spontanea: Chi deve richiedere il test? Il paziente o l’oncologo? Perché dall’indagine risulta che solo l’86,5% degli oncologi richiede il test di biologia molecolare e, in particolare, nel 75% dei casi, il test ALK. Siamo di fronte alla necessità di garantire a tutti, al 100% dei pazienti,  l’accesso alle cure più opportune, anche se, ancora per una esigua percentuale di malati oncologici affetti da NSCLC, si impone ancora un ricorso alla chemioterapia di prima linea, probabilmente dettato da esigenze cliniche o da altre cause da approfondire. In particolare, circa il 6% dei pazienti inizia una chemioterapia prima di ricevere l’esito del test molecolare. Come afferma Silvia Novello, Prof. di oncologia medica presso l’Università di Torino, “I dati confermano la necessità di migliorare l’accesso dei pazienti alle terapie a bersaglio molecolare ed è indispensabile lavorare per comprimere i tempi di risposta dei testi molecolari, rendendo così possibile un inizio di cura tempestivo. I centri italiani intervistati confermano la volontà di raggiungere il best standard di cura attraverso il miglioramento continuo del percorso diagnostico-terapeutico, a beneficio del paziente. Su queste basi prosegue il progetto CENTROPERCENTO, i cui risultati finali saranno disponibili il prossimo anno. “Se guardiamo i dati del report 2017 LuCE - LungCancer Europe - vediamo che l’accesso alla diagnostica molecolare e alle terapie più innovative è ancora caratterizzato da disuguaglianze in tutti i Paesi europei. Per questa ragione, il trend positivo messo in atto dagli ospedali italiani emerso oggi, seppur da dati parziali, è incoraggiante – afferma Stefania Vallone, WALCE. – In qualità di Associazione Pazienti condividiamo il valore del progetto CENTROPERCENTO mirato a permettere a tutti i pazienti eleggibili di ricevere la terapia a bersaglio molecolare più appropriata, grazie all'accesso uniforme e nei tempi indicati, ai test diagnostici che consentono di identificare le caratteristiche del tumore”. “La diagnosi precisa è la chiave per un trattamento di successo. I passi avanti fatti nelle scienze molecolari e genomiche hanno aperto nuovi orizzonti nella medicina personalizzata in oncologia, e forniscono oggi informazioni importanti che possono aiutare i medici a scegliere i trattamenti più mirati ed efficaci, migliorando così il benessere del paziente e riducendo i costi per il sistema sanitario – afferma Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia. – L’interesse riscontrato dai Centri aderenti nei confronti di questo progetto e i risultati sino ad ora registrati ci confermano il grande impegno dell’oncologia italiana in questa direzione”.

PSORIASI: Una tre giorni a Comano per ritrovare il benessere

Sicuramente, chi ne soffre, sa di cosa sto parlando perché la psoriasi, debilitante sia fisicamente, sia psicologicamente è una malattia che compromette la qualità della vita, . Inoltre, non è una malattia così rara visto che, in Italia, ben due milioni e mezzo ne soffrono, facendo i conti con un problema per il quale ancora non esiste una cura risolutiva. Dunque? Segnatevi queste tre date: 27, 28, 29 ottobre e preparatevi per partire per un luogo meraviglioso dove sgorgano acque miracolose per il problema dermatologico della psoriasi, ma non solo. A Comano, in Trentino, in occasione della Giornata Mondiale della psoriasi, sono stati organizzati ben tre “Open Day” per fare scoprire i benefici della acque. Cosa di meglio se non una “Comano Experience”, con visite mediche gratuite condotte dai migliori specialisti, con ceck up dermatologico sempre gratuito su prenotazione e consulti per avere consigli sul miglior percorso terapeutico? Inoltre, optando per il Pacchetto Prova Comano che include, ad un prezzo simbolico di 25 euro, un bagno termale, l’esclusivo pso-massage di 20 minuti con creme eudermiche specifiche con acqua termale e la cura idropinica, avrete il privilegio di trascorrere qualche giorno in tutto relax, all’insegna della salute e del benessere, ottimizzando il trattamento 100% naturale a base di acqua termale. La Speciale Scuola della Psoriasi, un must delle Terme di Comano, consente ai partecipanti di conoscere cause e meccanismi della psoriasi, attraverso la scoperta di nuove terapie e di farmaci e apprendendo consigli sull’alimentazione ideale da rispettare al fine di gestire al meglio la convivenza quotidiana con la patologia. Senza dimenticare il mini percorso metabolico. Di cosa si tratta? Presso le Terme di Comano si potrà partecipare a incontri informativi e esperienze pratiche: i trainer saranno a disposizione per educare sui corretti stili di vita, per migliorare la performance fisica e la gestione delle riserve energetiche individuali; il percorso prevede anche una passeggiata nel parco, seguita da cura idropinica, misurazione pressione arteriosa e circonferenza vita, fino alla conferenza conclusiva presieduta da un medico specialista, sul corretto stile di vita nutrizionale per la gestione della psoriasi. Insomma, prendetevi dello spazio per voi e per la vostra pelle e consacrate un weekend alla vostra salute! Le Terme di Comano sono aperte fino al 4 novembre e poi con riapertura invernale dal 20 dicembre al 13 gennaio 2019. Ma certamente, l’occasione della Giornata Mondiale della Psoriasi è un’opportunità importante per conoscere di più: informazioni possono essere richieste presso le Terme di Comano, o tel. 0465 701277, sul Sitowww.termecomano.it e informazioni@termecomano.it

 

 

SALUTE: Sapete che sauna e hotstone possono aiutarvi a prevenire i malanni di stagione?

Ebbene sì, anche quest’anno ci tocca. Al di là delle stime del prof. Pregliasco rispetto alla prossima ondata di influenza, oltre alle vaccinazioni, ci sono metodi per rafforzare il nostro sistema immunitario, messo sempre a dura prova da stress e inquinamento, da virus e anche da stili di vita inadeguati? Secondo gli esperti dell’Aspria Harbour Club, rinomata oasi per il benessere a 360° con una Spa all’avanguardia, il costante utilizzo della sauna è utile a costruire le difese immunitarie per affrontare l’inverno e prevenire l’insorgere dei mali di stagione. Qualcuno ha la possibilità di averla a casa, ma i centri benessere e le Spa dei centri fitness le mettono a disposizione dei clienti. Avete l’abitudine di utilizzarla? Approfittatene, perché l’aria calda che si respira all’interno dell’abitacolo, decongestiona le mucose liberando anticorpi che proteggono dagli agenti patogeni. Si sta talmente bene in sauna che il numero di cellule nel sangue che combattono ed eliminano batteri e virus aumenta, favorendo la maggiore rapidità di intervento degli anticorpi. L’alternanza tra freddo e caldo, inoltre, stimola l’attività cardiaca: il calore agisce sulla circolazione dilatando le arterie e l’aumento di temperatura del corpo alza i livelli delle endorfine, gli ormoni della felicità. Vi sarà capitato di uscire dalla sauna e sentirvi al settimo cielo. Ecco, quello è l’effetto endorfine provocato dal calore della sauna che aumenta la sensazione di relax di tutto il corpo. Ragazzi, io ho provato nella Spa di Aspria Harbour Club dove ho potuto scoprire il luogo ideale dove rilassarsi e, allo stesso tempo, prevenire l’insorgenza dei malanni di stagione per un autunno in piena forma. I percorsi proposti si arricchiscono inoltre del sale per una forte purificazione dalle tossine della pelle e di olii essenziali per un miglioramento completo del sistema respiratorio. A proposito di benefici del calore, avete mai provato un massaggio con pietre calde o più conosciuto come Hot Stone? Quale periodo migliore per avvicinarsi a questo trattamento che giova a tutto il corpo? Riduce tensioni, riscalda i muscoli, produce rilassamento e migliora la qualità del sonno, stimolando, nel contempo, la produzione di collagene e favorendo l’eliminazione di tossine. Sfruttando il calore delle pietre laviche, il massaggio migliora, inoltre, la ritenzione dei liquidi e stimola la circolazione sanguigna. Il calore trasmesso da queste pietre determina, dunque, un rilassamento generale, permettendo al massaggiatore di agire più efficacemente e più in profondità, utilizzando le pietre come “estensione” delle proprie mani.  Certo, l’hot Stone massage prevede l’utilizzo di pietre calde o fredde, di origine vulcanica con una consistenza compatta e liscia, tanto da rendere il massaggio piacevole e rilassante. So che, mentre state leggendo, vi sembrerà di sentire sulla vostra schiena il tepore vellutato della pietra. Godetevi, dunque, il caldo dell’inverno che verrà e rilassatevi.

TEMPO LIBERO: Vi interessa scoprire come nasce un film? Inziate a frequentare OffiCine

Come nasce un film? Quali sono le tappe fondamentali per dare vita a quel lavoro che dovrebbe sì parlare al pubblico, ma anche soddisfare i gusti della platea? E quali sono le preferenze degli spettatori? La nostra società è in continuo cambiamento e così anche le sue esigenze: cosa dovrebbe offrire un’opera cinematografica? Quali sono le sue caratteristiche per essere definita tale? A OffiCine (Presso lo IED -Istituto Europeo di Design a Milano, in via Sciesa al 4), dal 25 ottobre si potranno conoscere i segreti della realizzazione di un vero film. Il programma prevede sei incontri. A tenere a battesimo il percorso sarà Massimo Gaudioso, conosciuto nel circuito cinematografico per avere posto la firma su sceneggiature come “Estate Romana” di Matteo Garrone,“l’Imbalsamatore”, selezionato al festival di Cannes 2002, con cui vince il premio Federico Fellini e il David di Donatello per la migliore sceneggiatura, oltreché l’ultimo Dogman, candidato agli Oscar, giusto per citarne alcune. Con Gaudioso i partecipanti potranno imparare a “creare l’idea”, che potrà prendere forma sul set. Proprio il secondo appuntamento del 7 novembre sarà consacrato alla lezione di scenografia impartita da Giancarlo Basili. “Il ruolo dell’attore” sarà la terza lezione che vedrà come “docente” Fabrizio Bentivoglio, nato dalla scuola del Piccolo Teatro di Milano e interprete di più di 30 film dagli anni Novanta a oggi. Anche i costumi vogliono la loro parte e sarà Daniela Ciancio, il 22 novembre, a spiegare l’importanza della scelta dei costumi. E la regia? Alice Rohrwacher racconterà la sua esperienza, ricca di soddisfazioni come il suo primo film del 2011, "Corpo Celeste", dove dirige Salvatore Cantalupo, Anita Caprioli e Renato Carpentieri. Per questo film è stata candidata come miglior regista esordiente anche all'edizione 2012 del premio David di Donatello. Manca poco: il montaggio. Il 4 dicembre Jacopo Quadri, conosciuto per aver ricevuto importanti riconoscimenti, chiude il ciclo di incontri. Un corso interessante che offrirà ai partecipanti l’occasione per conoscere da vicino il percorso che porta alla creazione di un film capace di emozionare il pubblico perché fatto bene, a regola d’arte e originale. E per questo servono soprattutto buone idee!

Buon lavoro a tutti.



MEDICINA: IL VIA AL CONGRESSO CONGIUNTO DELLE SOCIETA' SCIENTIFICHE DI CHIRURGIA

Una tradizione quella del Congresso Congiunto delle Società Scientifiche di Chirurgia che quest’anno si rinnova a Roma, dal 14 al 18 ottobre nella sede congressuale della “Nuvola” di Fuksas. Alla luce dell’attenzione che l’iniziativa è sempre riuscita ad ottenere dalle 30 Società Chirurgiche partecipanti, ma anche dalle aziende commerciali, nonché da circa 1400 membri della faculty che si ritroveranno a confrontarsi sul Sapere Chirurgico Italiano e le sue diverse declinazioni, il Congresso sarà, anche per questa edizione, un evento globale che rappresenterà l’intera comunità chirurgica italiana. Il convegno, organizzato dalla Sic (Società Italiana di Chirurgia con Marco Montorsi presidente "Il convegno, organizzato dalla Sic (Società Italiana di Chirurgia) con Marco Montorsi presidente e da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani), con a capo Pierluigi Marini, sarà presieduto dai professori Massimo Carlini (primario e direttore del Dipartimento di chirurgia dell’Ospedale S. Eugenio di Roma) e Roberto Coppola (professore ordinario di Chirurgia e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia generale del Campus Bio Medico di Roma). Agli iscritti a trenta società scientifiche italiane, si aggiungerà per la prima volta una delegazione dell’American College of Surgeons, guidata dalla presidente Barbara Bass, in rappresentanza proprio dei chirurghi statunitensi. Durante il convegno saranno proiettati gli “Spectacular Video” uno dei momenti più importanti del Congresso Congiunto delle Società Scientifiche di Chirurgia: “Fuoriclasse del bisturi” impegnati in dimostrazioni tecniche di particolare difficoltà, operazioni chirurgiche complesse, casi risolti grazie alla prontezza e alla bravura del chirurgo: la sala operatoria diventa il teatro dove va in scena uno spettacolo scientifico, un gesto tecnico che può restare un unicum nel suo genere oppure tramutarsi in una best practice da utilizzare con determinate patologie. Urgenza e trauma, day surgery, chirurgia della mammella, chirurgia pancreatica, chirurgia della parete addominale, chirurgia del torace, infezioni in chirurgia e obesità. Sono solo alcune delle tematiche tecniche che verranno affrontate durante il congresso. “Saper essere chirurghi: insieme con una sola identità” è il titolo della manifestazione, durante la quale la comunità chirurgica italiana si interrogherà anche sulle problematiche che riguardano la vita in corsia del personale medico e sanitario: dalle aggressioni a medici e infermieri in corsia alla mancanza di giovani chirurghi, dalla loro formazione all’accreditamento delle società scientifiche.Particolare attenzione verrà posta all’applicazione delle nuove tecnologie in chirurgia. “La chirurgia robotica ha fatto passi da gigante e presto a disposizione dei chirurghi ci saranno dei nuovi strumenti”, dichiara il Presidente della Società Italiana di Chirurgia, Marco Montorsi. “Il paradosso è che la formazione professionale in questo momento non riesce a garantire la copertura necessaria per formare i professionisti all’utilizzo di queste tecnologie. Corriamo il rischio di avere i robot, ma di non avere i chirurghi che li conoscono e li sanno utilizzare. Occorre quindi un ragionamento sull’introduzione delle nuove tecnologie e su come rendere questo processo sostenibile”. Per il professor Montorsi, “è necessario avere delle risposte anche sul ricambio generazionale in sala operatoria. I numeri sono impietosi e testimoniano una criticità che riguarda tutta la categoria. Senza nuovi concorsi, nuove assunzioni e un serio ragionamento sulle scuole di specializzazione rischiamo in futuro di rimanere con pochi professionisti e di conseguenza con poche eccellenze”. Tematiche tecniche, dunque, ma il convegno sarà l’occasione per un confronto e un dibattito attorno a problematiche organizzative e gestionali.

MEDICINA: Nel nostro Paese di sta sviluppando la resistenza antimicrobica. Colpa dell'abuso di antibiotici

L’Italia è il Paese europeo con il numero maggiore di ceppi batterici resistenti. Si parla, infatti di antibioticoresistenza, perché a quanto pare, ormai anche gli antibiotici sono inefficaci per debellare certe infezioni. Non spaventatevi, non si fanno allarmismi, ma nemmeno si diffondono slogan: di certo, però, il quadro che è stato dipinto al Convegno organizzato da Msd Italia “Scenari, priorità e obiettivi, secondo un approccio One Health” non è di certo incoraggiante. Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore o per incidenti stradali. Una provocazione? Essendo una previsione a lungo termine, speriamo di riuscire ad invertire la rotta. L’Italia è comunque il primo Paese europeo per utilizzo di antibiotici in ambito umano e terzo per uso sugli animali negli allevamenti intensivi. E i numeri, non sono confortanti visto che in Europa, oltre 4 milioni di persone l’anno sono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25 mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Si avete letto bene, infezioni batteriche ospedaliere che in Italia si manifestano in 450-700 mila casi. Oddio, cosa sta succedendo? Soprattutto a fronte del fatto che un buon 30% di queste infezioni, specialmente quelle urinarie, ma anche quelle a seguito di ferite chirurgiche e polmoniti, sono potenzialmente prevenibili, vale la pena non sottovalutare l’urgenza di un intervento da parte della Sanità pubblica. Ecco perché associazioni, e rappresentanti del mondo scientifico e delle Istituzioni si sono confrontati sulle possibili linee di intervento. Comunque, non spaventatevi, perché in Italia è stato redatto il PNCAR, il Piano Nazionale per il Contrasto dell’Antibioticoresistenza per contrastare il fenomeno e cercare di prevenire e controllare le infezioni da organismi resistenti agli antibiotici. Di certo, vale la pena parlare dell’AMR, la Resistenza antimicrobica (AMR), per capire cosa succede e sensibilizzare la medicina umana, ma anche quella veterinaria, l’agricoltura, la comunicazione e anche la ricerca. Cosa si dovrebbe fare? Anzitutto, fare un uso appropriato degli antibiotici che non servono di certo per prevenire le malattie, ma solo come terapia per certe infezioni, poi lavarsi le mani, isolare le parti infette e fare attenzione, perché si corre il rischio di recidivare. Non è una novità che la cultura igienista ospedaliera in Italia sia venuta meno: la gestione della Sanità non è semplice poiché ogni Regione ha la propria clinical governance. Occorrerebbe un piano comune. La regione Campania si è già attivata e ha iniziato la lotta all’AMR partendo da un’adeguata comunicazione: i pazienti, spesso medici di loro stessi, premono per le terapie antibiotiche, senza dimenticare coloro che assumono antibiotici recuperati dal loro reparto farmaci. Insomma, facciamo attenzione e, almeno noi cittadini, atteniamoci alle indicazioni dei nostri medici curanti e fidiamoci delle loro cure e delle terapie che ci prescrivono. Di certo, anche loro sono chiamati a partecipare responsabilmente alla lotta all’AMR.

Patata dolce, che delizia

 

Evviva l’estate, evviva i colori. Volete conoscere in trend dell’estate? Quest’anno va di moda l’arancione delle patate dolci del North Carolina e i vostri piatti estivi non potranno rinunciare a questo ingrediente sano e gustoso. Patate? Ebbene sì, visto che questo tubero dalla forma allungata, con la buccia liscia e pulita e la polpa di colore arancione brillante, grazie all’elevato contenuto di betacarotene che supera di ben 8 volte quello dei broccoli, è assolutamente privo di grassi, ricche di calcio, di fibre e di potassio, di proteine, fonte di vitamina C, B6, E. Può bastare? Vi è già venuta voglia di assaggiarlo? E’ un alimento interessante anche per il basso indice glicemico: quindi, non fa ingrassare e soprattutto è indicato anche per i diabetici. Insomma, la natura sorprende sempre e anche questa volta ci regala un bene prezioso e dalla grande versatilità. Davvero gustose sia crude, sia cotte, da sperimentare come contorno, ma anche in una zuppa o anche in una più estiva insalata, le Sweet Potatoes, vere protagoniste dei famosi barbecue a stelle e a strisce, si prestano a ricette gourmet, ma anche a preparazioni ben più semplici. Di certo, voleste conoscere i segreti di questo ingrediente originale, basta fare tappa da California Bakery. Qui gli chef hanno inserito nel menu Hash bacon e ovetto fritto utilizzando le patate dolci, ma le ricette che si possono realizzare con queste patate dolci sono davvero numerose. Ve ne propongo un paio, anche se con la patata dolce del North Carolina, disponibile tutto l’anno in alcuni supermercati e nei negozi specializzati in alimentazione bio e facilmente conservabile, si possono inventare pietanze gustose abbinando la sweet potato come si vuole.

HASH BACON E OVETTO FRITTO

Patate dolci del North Carolina: 300 gr; cipolla: 40 gr; paprika: 2 gr; crispy bacon: 30 gr; uova fresche: 1; Rosmarino: qb; olio evo: qb.

Fare bollire le patate dolci pr circa 30 minuti fino a cottura ultimata. Farle raffreddare, tagliarle pezzetti e disporle su carta da forno.

Pulire la cipolla, tagliarla a pezzetti e disporla sulle patate dolci. Tritare il rosmarino fresco e aggiungerlo agli altri ingredienti. Condire con la paprika dolce e l’olio evo. Amalgamare tutto. Preparare il forno a 200° e cuocere per 20 minuti circa, finché le patate saranno abbrustolite, ma non secche. Cuocere il bacon in padella per 5 minuti, fino a che risulti croccante. Disporlo sulle patate dolci. Cuocere l’uovo all’occhio di bue e farlo scivolare al centro. Guarnire e servire.

 

TOAST AL PROSCIUTTO E PATATE DOLCI DEL NORTH CAROLINA

2 grandi patate del North Carolina (400 gr); sale e pepe; 1 uovo; 2 cucchiai di farina; 5 cucchiai di pane grattugiato; 2-3 cucchiai di olio; 100 gr di maionese; 1-2 cucchiaini di senape di Digione; 50 gr di crescione comune; 1 baguette; 100 gr. di prosciutto tagliato a fettina sottili.

Sbucciare e tagliare le patate dolci a fette spesse 5 cm. Cuocere le fette in acqua salata bollente per circa 2 minuti. Scolare le patate su carta assorbente da cucina. Insaporire con sale e pepe. Montare l’uovo in un contenitore. Amalgamare prima le fette di patata dolce nella farina, poi nell’uovo e poi nel pangrattato. Friggere le patate in olio bollente per circa 5-7 minuti e lasciarle raffreddare.

Mescolare la maionese con la senape. Lavare il crescione. Tagliare la baguette in 4 pezzi uguali e distribuire la crema di Digione sulla baguette. Mettere le fette di patata dolce, il prosciutto, il crescione nella metà inferiore della baguette e chiudere con la metà superiore. Buon appetito

TEMPO LIBERO: I SEGRETI PER GRIGLIARE BENE LA CARNE ED ESSERE SOSTENIBILI

Avete già inaugurato il barbecue? Perché le grigliate sono un must della bella stagione, momenti divertenti e anche appetitosi, da condividere con la famiglia e con gli amici.  Già, ma qual è il criterio di scelta della carne? Perché spesso, quando si acquistano gli alimenti a chili e per un gran numero di commensali, non si fa proprio attenzione alla qualità. Al giorno d’oggi occorre stare attenti a quello che viene proposto sul mercato, sia dal punto di vista qualitativo, sia da quello dell’aspetto sostenibile. O come dicono i francesi, durable. Quindi, ragazzi, anche se si mangia su un tavolo di legno o si addenta una costina seduti sul prato, non dimentichiamo di avere cura della nostra salute e anche dell’ambiente.  Come consiglia Carni Sostenibili, il progetto promosso da tre associazioni di categoria rappresentanti tutte le filiere delle carni in Italia, già al momento della scelta della carne, secondo la regola aurea, occorre puntare alla qualità degli alimenti da grigliare, facendo attenzione anche alla loro preparazione.  Siete certi che state acquistando carne di valore? Tagli nobili di bovino come costate e filetto, braciole o costine di maiale, cosce o petto di pollo, insieme a salsicce, hamburger e spiedini sono i prodotti preferiti dagli italiani per le grigliate: oggi, grazie alla perfetta tracciabilità delle carni, possiamo consumare tutti i tipi di carne sapendo da dove provengono, come sono stati nutriti gli animali e dove sono state lavorate e confezionate. Poi, mi raccomando, le fette di carne intere, come le costate e le succulente fiorentine, vanno tolte dal frigo 1-2 ore prima del consumo e, contrariamente a quanto comunemente si pensi, è utile aggiungere un filo d’olio di oliva e salarle prima della cottura. Siete certi di cuocere bene la carne? Per un buon successo, la griglia deve essere rovente e le braci non devono presentarsi con la fiamma viva, ma essere ricoperte da una polvere bianca. Altrimenti carne, ma anche pane e verdure si carbonizzano e la nostra salute potrebbe presentare il conto. A livello di gusto, invece, va ricordato che la carne, in particolare la bistecca, non va girata troppo e non va schiacciata, per mantenerne la succosità e i principi nutrizionali. “Prima di grigliare è consigliabile utilizzare marinature a base di erbe aromatiche come  rosmarino, salvia, timo, ecc” - suggerisce la nutrizionista dr.ssa Elisabetta Bernardi – “Infatti, le erbe aromatiche sono un concentrato di sostanze antiossidanti che in parte evitano che si formino le sostanze potenzialmente pericolose della cottura a fuoco vivo. Durante la grigliata”, aggiunge la nutrizionista -“ è consigliabile inoltre consumare carni in combinazione con gli alimenti contenenti vitamina C. L’aggiunta di succo di limone in un piatto a base di carne o il consumo di pomodori e peperoni crudi o di un frutto a fine pasto – kiwi, fragole agrumi anche di una spremuta d’arancia – grazie al contenuto in vitamina C, non solo facilita l’assorbimento del ferro libero presente nella carne, come accade per i vegetali, ma neutralizza quasi completamente i rischi legati a sostanze potenzialmente dannose dovute alla non corretta cottura” . Già, ma quanta carne grigliare? Conviene fare bene i conti proprio per evitare sprechi e impatti sull’ambiente. Partiamo dal fatto che, dal puto di vista nutrizionale, la quantità di proteine giornaliere consigliata per un individuo è di 0,9 g per peso corporeo (ad es. un uomo adulto di 70 kg ha bisogno di un apporto di proteine di 63 g al giorno). Ma è altrettanto importante ricordare che 100 g di carne forniscono in media 22-25 g di proteine ad alto valore biologico, poco più di 1/3 del fabbisogno giornaliero.  I vegetariani potrebbero storcere il naso, ma  la carne contiene in rapporto percentuale ottimale tutti i 9 amminoacidi essenziali, ossia quelli che devono essere assunti quotidianamente con l’alimentazione in quanto il nostro organismo non riesce a produrne naturalmente. “La carne, inoltre,  – aggiunge la dottoressa Bernardi – si può rivelare un’alleata preziosa della linea grazie al suo elevato effetto saziante e al basso contenuto calorico”. Basta optare per tagli di carne magri ad esempio il filetto per le carni rosse, il prosciutto per il suino e il petto di pollo per quelle bianche. www.carnisostenibili.it  

 

Attenzione, inoltre, a grigliare in sicurezza e all’esterno, magari in aree ventilate, stando attenti ad eventuali scintille trasportate dal vento. Col fuoco non si scherza, quindi sorvegliatelo e alla fine spegnetelo. Buona grigliata sana, sicura e sostenibile a tutti

 

ALIMENTAZIONE: IL TRIONFO DEI SURGELATI

Surgelati sì, surgelati no, meglio il fresco, anzi no perché deperisce, anche se forse è migliore dal punto di vista nutrizionale. Insomma, le correnti di pensiero sono davvero numerose, ma prendendo la distanza dalla filosofia, gli italiani, evidentemente, hanno fatto le loro scelte, probabilmente dettate anche dall’aspetto pratico: è evidente che i surgelati rappresentino un ottimo plus della civiltà moderna. In effetti, dai dati presentati dal Rapporto annuale dei Consumi del prodotti surgelati in Italia, realizzato dall’IIAS, l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati, si registra una crescita del 2% dei prodotti surgelati, rispetto al 2016. Siete sorpresi? Il 2017 è stato l’anno della “rinascita” del comparto alimentare, ma è interessante scoprire che i parametri dominanti del carrello della spesa sono stati la salute e il benessere. Ecco che, in virtù di questo criterio, il canale retail dei surgelati ha registrato un rimarchevole +3,1%, mentre il catering si è mantenuto su un +0,3%. Nel 2017 sono state acquistate complessivamente circa 841.500 tonnellate di prodotti surgelati, con performance al top per l’ittico (+5% vs. il 2016), le pizze (+2,1%) e i vegetali (+1,8%). E’ chiaro che il messaggio secondo il quale l’alimento surgelato sia di elevata qualità dal punto di vista organolettico, sia naturale, disponibile in tutti i mesi dell’anno, integro dal punto di vista nutrizionale, è passato e assunto dai nostri connazionali. Sebbene l’Italia sia ancora molto lontana dalle cifre record raggiunte da altri paesi europei, in Italia sono stati ben 25 milioni le famiglie che hanno decretato il successo di un settore che ha stentato a decollare, ma che ora sta trionfando alla grande. Attenzione, perché non si parla di surgelati a caso: da una recente indagine Censis-Coldiretti, è emerso che chi acquista sistematicamente prodotti surgelati è in genere lo stesso consumatore che privilegia i prodotti Dop e Igp o gli acquirenti abituali di frutta e verdura da agricoltura biologica: in una parola, consumatori attenti alla qualità. A riprova di ciò, anche il comparto dei surgelati “porta a porta”, sta vivendo un periodo felice visto la crescita +3,4%. Del resto, noi italiani siamo sempre di corsa e non è una novità che ci interessi il contatto diretto con il venditore. Poi, diciamo la verità, si sono sviluppate nuove tendenze alimentari, vedi quella vegana e vegetariana ed è aumentata anche la domanda di prodotti “biologici” e “tradizionali”. Ecco quindi spiegata la crescita dei vegetali naturali e in particolare delle zuppe, dei passati e dei minestroni, tutto rigorosamente surgelato. I vegetali surgelati consumati nel 2017 – tra retail e catering – sono stati 402.450 tonnellate (+1,8% rispetto al 2016), che li ha consacrati come un “every day product”, presente nelle preparazioni gastronomiche di tutti i giorni. Un buon risultato, dunque. Trionfo del pesce surgelato con un incremento del +7%, seguito a breve distanza da mollane e crostacei, ma anche le versioni panate e pastellate chiudono l’anno con risultati lusinghieri (+3%). Beh, vuoi mettere? Pesce di qualità già pronto e pulito e sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council. Crescono anche pizze e snack, che complessivamente registra nel 2017 una crescita del +2,1% rispetto al 2016. In effetti, l’offerta è sempre più varia, i prodotti sempre più simili a quelli “artigianali” e, con un occhio di riguardo anche alle mode alimentari del momento, come l’uso di farine integrali o di kamut e le versioni senza glutine, soddisfano in pieno le esigenze dei consumatori, soprattutto quelli che preferiscono le “pizze grandi”, che guadagnano un +7% sul 2016. Insomma, l’alta qualità degli ingredienti, ricettazioni tradizionali ma nello stesso tempo innovative, velocità nelle modalità di preparazione, attenzione al bilancio nutrizionale rappresentano le prerogative principali che fanno di questa categoria la migliore risposta alle necessità dei consumatori e del loro rinnovato stile di vita, che lascia sempre meno spazio alle preparazioni alimentari domestiche. Ciò che sorprende ancora di più è che, a quanto pare, gli italiani scelgano il surgelato perché un vero ‘antidoto’ contro gli sprechi alimentari.  Come dal loro torto?   “Negli ultimi anni, le aziende del comparto - afferma Vittorio Gagliardi, Presidente IIAS – sono riuscite a interpretare correttamente le nuove esigenze del consumatore, mixando la richiesta di prodotti a maggior contenuto ‘salute & benessere’ con quella di un elevato grado di servizio/praticità. Anche una recente ricerca[1] realizzata in Italia per fotografare il fenomeno del food waste lo conferma: i surgelati pesano solo il 2,5% di tutto il cibo che sprechiamo a livello domestico, contro un rimarchevole 63% dei prodotti freschi e un non trascurabile 30% di quelli confezionati a breve scadenza”. Interessante, direi. Noi italiani siamo davvero virtuosi.

 






ALIMENTAZIONE: E PER CHI NON CONSUMA CARNE? ECCO ALCUNI CONSIGLI PREZIOSI.

Si sa, ormai la popolazione mondiale è classificata sulla base delle preferenze alimentari. Il vegetariano, il crudista, il vegano, senza dimenticare l’onnivoro che ha scelto di portare avanti la tradizione dei suoi antenati. Chi per una ragione ideologica, chi per moda, chi proprio per una questione legata al semplice gusto, ha fatto la propria scelta. ll recente rapporto Eurispes 2018 riferisce che in Italia siano aumentati i vegetariani giunti al 7% della popolazione, mentre sono diminuiti i vegani che si attestano allo 0,9%. Sono in molti a definirsi vegetariani, anche tra chi non mangia carne bianca o rossa, consuma solo pesce, chi si ciba di uova e/o latte e derivati e chi addirittura preferisce non avere a che fare con nessun alimento di origine animale, o solo di rado. Di certo è che

in molti casi, le diete particolarmente restrittive che mettono al bando gli alimenti di origine animale portano a carenze nutritive di importanti nutrienti quali proteine, vitamina B12 e ferro. Anche se, a dire il vero, sfido anche gli onnivori a seguire un regime alimentare davvero corretto dal punto di vista nutrizionale. Ma cosa dicono gli esperti? Ad esempio, sulla base dei dati dei ricercatori dell'Osservatorio Grana Padano (OGP) che hanno indagato sulle abitudini alimentari di 5.223 maggiorenni maschi e femmine chiedendo loro quali alimenti avessero consumato nell'ultimo anno è emerso che il 90% è onnivoro, il 5,7% non mangia carne rossa, il 3,4% non mangia carne bianca e il 1,5% nessun tipo di carne, quindi né rossa, né bianca e nemmeno affettati, insaccati e prodotti ittici. Erano scarsamente rappresentati (meno dello 0,1%) coloro che non consumano nessun alimento di origine animale.
 
La Dott.ssa Michela Barichella, medico nutrizionista, Presidente di Brain and Malnutrition Association Onlus e membro del Comitato Scientifico dell'Osservatorio Grana Padano afferma: “ Il nostro interesse era soprattutto indagare sulle eventuali carenze di vitamina B12, proteine e ferro, gli elementi che solitamente sono carenti nelle diete restrittive, ma fondamentali per mantenere un normale stato nutrizionale".

"In relazione a questo campione dell'indagine dell'Osservatorio Grana Padano - commenta Barichella - si può affermare che anche seguendo una dieta esclusivamente latto-ovo-vegetariana non si corre il rischio di carenze dei 3 importanti nutrienti presi in considerazione, tranne che un'inferiore introito medio di ferro, di circa 4mg, nelle femmine in età fertile".

Quindi? Buone notizie per chi esclude la carne di tutti i tipi, per coloro che per ragioni etiche o ambientali sono contrari agli allevamenti e alla macellazione degli animali a scopo alimentare, poiché i loro fabbisogni  sono coperti dall'assunzione di latte, yogurt e formaggi ricchi di B12 e proteine ad alto valore biologico, così come nelle uova il cui tuorlo è ricco di ferro biodisponibile.

Quali sono, dunque i consigli per coloro che hanno optato per diete restrittive?

1.    Per soddisfare il fabbisogno proteico in sostituzione della carne è necessario assumere quotidianamente prodotti vegetali ricchi in proteine e variarli spesso nell'arco della settimana, come derivati della soia (tofu), seitan, o legumi associati ai cereali, preferibilmente integrali.

2.    I grassi omega-3 sono contenuti in diverse varietà di pesci, chi non consuma pesce, per soddisfare il fabbisogno di acidi grassi polinsaturi (ω3 e ω6), dovrà consumare alimenti vegetali che ne sono naturalmente ricchi, come ad esempio la frutta secca a guscio in particolare le noci, alcuni legumi e derivati della soia, oli di origine vegetale (oliva, girasole, lino).

3.    La vitamina B12 è presente solo nel mondo animale, per evitare la carenza di vitamina B12, soprattutto nei regimi vegani, è bene consumare bevande di soia o riso arricchiti della vitamina. Alcuni tipi di alghe possono contenere tracce di vitamina B12 ma insufficiente, la supplementazione con integratori, come l’Aloe è consigliata.

4.    Il latte e i derivati sono ricchi di calcio per cui nelle diete che escludono questi prodotti si raccomanda di assumere gli alimenti vegetali che ne sono naturalmente ricchi: frutta secca, legumi, carciofi, cardi, indivia, spinaci. Anche l'acqua costituisce un'ottima fonte di calcio. Può essere utile pertanto consumare acque calciche, quelle cioè con un tenore di calcio >150 mg/L.
 

5.    Per supplire alla mancanza di ferro della carne, si raccomanda di assumere gli alimenti vegetali che più ne contengono: radicchio verde, basilico, prezzemolo, rucola, foglie di rapa, frutta secca e cereali integrali (frumento, avena, grano saraceno). Il ferro dei vegetali è poco biodisponibile, la vitamina C ne aumenta l'assorbimento, è consigliabile condire con succo di limone o pasteggiare con spremute di agrumi, fragole, kiwi.

6.    Solo pochi alimenti, tutti di origine animale, contengono quantità significative di vitamina D (olio di fegato di merluzzo, aringa, salmone, latte intero, burro, uova). Per evitare di esserne carenti è strettamente necessario consumare alimenti arricchiti di vitamina D o assumere degli integratori. Ricordiamo inoltre che un'adeguata esposizione alla luce solare determina la sintesi della vitamina in una quantità che dovrebbe essere sufficiente a coprire le richieste dell'organismo.

7.    È particolarmente consigliabile eseguire periodicamente esami ematochimici periodici per valutare eventuali stati carenziali, in particolare per i vegani verificare la vitamina B12.


 

COSMETICA: EVVIVA LA BELLEZZA DELLA SALUTE

Un biglietto di sola andata per il paradiso delle sensazioni, quelle che solo la natura può regalare. Vi è mai capitato di regalare alla vostra pelle un abito nuovo di seta, morbido, quasi vellutato, dal profumo delicato e non invadente che ricorda fiori e frutti esotici, piante tropicali e l’odore della rigogliosa vegetazione? Sappiate che la vostra pelle può cambiare look, visto che anche il concetto di bellezza è stato completamente rivoluzionato e ora si veste elegantemente chic. La nuova moda si chiama Agenov, un nuovo approccio all’idea di estetica che diventa un lusso ecosostenibile, proponendosi attraverso una gamma completa di prodotti cosmetici per il viso e per il corpo: un sorprendente continuum con la natura. Ma quale natura? Esistono ancora, nel mondo, zone incontaminate, dove l’inquinamento non è riuscito a violentare e a deturpare l’integrità dell’ecosistema. Avrete di certo sentito parlare del “polmone verde” del mondo: l’Amazzonia. Proprio da questo magico luogo prendono origine i principi attivi utilizzati per la realizzazione di prodotti all’avanguardia, elaborati celebrando l’indissolubile connubio tra la salute dell’uomo, del pianeta e la tecnologia. Sì, perché, ad esempio, l’Acai, conosciuto come superfood, diventa una miniera di elementi preziosi anche per la pelle; l’olio che si estrae attraverso la liquefazione dalla polpa dei suoi frutti, ad esempio, ricco di omega 3, 6, 9, di vitamine A, B, C, E, di minerali, di polifenoli di fitosteroli, rappresenta uno degli ingredienti fondamentali per rendere superlativi i prodotti della linea Agenov. La sua fondatrice, Carmen Silveira, con uno sguardo proiettato verso il futuro, sfida così il mondo della cosmetica regalando l’emozione di potersi prendere cura di se stessi e nel contempo del Pianeta Terra. Questo è davvero un lusso.

Carmen non ha è lasciato nulla al caso: due anni di attenti studi e una ricerca puntuale degli ingredienti migliori 100% bio et voilà i cosmetici Agenov, privi di tutto ciò che è sintetico e che possa nuocere alla salute dell’uomo e del Pianeta. Il rispetto della bellezza, anzitutto.


SALUTE: LE GIORNATE DELLA DERMATITE ATOPICA A COMANO

 

Anche quest’anno Le Terme di Comano aprono le porte a tutti i bambini che soffrono di dermatite atopica. Ebbene sì, si parla di sofferenza, perché sto parlando della più frequente malattia infiammatoria cutanea ad andamento cronico-recidivante dell’età infantile che provoca, fin dagli esordi, che nel 45% dei casi avviene entro i primi sei mesi di vita, prurito, rossori, fino a piccole lesioni. Non è semplice né per i bambini, né per le famiglie gestire, sia dal punto di vista medico, sia psicologico, questa malattia che impone un notevole onere a carico non solo dei pazienti, ma anche della società. Come curarsi? Come trattare il problema che, come una spada di Damocle, periodicamente si ripresenta? A Comano, in Trentino, tra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, il 2 e il 3 giugno, nel cuore della stagione termale dedicata ai bambini, a titolo completamente gratuito, le famiglie potranno godere di un doppio servizio: un pacchetto completo di assistenza che prevede la visita medica specialistica al bambino per fare il punto sulla sua situazione e definire un programma di cura, termale e non, ad hoc, a seconda delle necessità e la possibilità di andare a scuola di Atopia. Si, perché, le famiglie, me inclusa, hanno bisogno di informazioni. Ecco perché è interessante partecipare a questi incontri, durante i quali i genitori potranno ricevere da esperti un’informazione completa sulla malattia, sulle opzioni terapeutiche, sulla sua gestione a casa e così via. Si tratta di un autentico percorso educativo per le famiglie dei bambini atopici: come individuare i sintomi, conoscere le opzioni terapeutiche, affrontarne gli aspetti psicologici, avere un approccio globale al problema e valutare il periodo estivo più appropriato per curare i piccolini, in vacanza. Un’ occasione d’ascolto e di interazione tra i genitori e il team medico multispecialistico, a disposizione per rispondere a domande e chiarire dubbi. Prenotazioni obbligatorie online su www.termecomano.it oppure al telefono 0465 701277. E se i genitori decideranno di curare i propri bimbi alle terme di Comano, sino al 4 novembre il dottor Baldo e il suo team di esperti, tra i quali un pediatra allergologo, un dermatologo, un idrologo, un otorinolaringoiatra e uno psicologo, in un piano del centro termale completamente ristrutturato e interamente dedicato ai bambini, si prenderanno in carico il bambino dagli otto mesi un su, consacrandosi a sviluppare un rapporto di fiducia con lui e con la sua famiglia. E non solo per la diagnosi e la cura in loco ma, anche per inserirsi in un percorso di affiancamento e consulenza anche una volta tornati a casa, offrendo un servizio unico in Italia. Questo è l’approccio Full Care scelto dalle Terme di Comano.

GITA FUORI PORTA: PRONTI, PARTENZA E VIA ALLA SCOPERTA DEL PIEMONTE

Siete amanti della bicicletta? Non so quanti di voi bikers abbiamo mai avuto l’opportunità di conoscere il Piemonte e le sue meraviglie, attraversando su due ruote le antiche vie astigiane dei pellegrini medievali, o percorrendo le famose vie del sale tra le Alpi e il mare. Di certo, le colline del Monferrato, Patrimonio Unesco, non possono essere trascurate con i loro profumi di vino e il fascino di filari, delle specule sotterranee in pietra da cantone scavate a mano del 1800 nelle abitazioni conosciute come infernot e per l’attrattiva delle cantine storiche. Di cosa sto parlando? Di un mondo che vale la pena scoprire, magari di domenica, da soli, in famiglia: non c’è che l’imbarazzo della scelta tra 17 parchi e riserve, 200 strutture ricettive, proprio a misura di biker e poi ancora castelli e borghi, pianure colline e la bellezza di 355 comuni da scoprire. Come dicono i piemontesi, tra bric e foss, la regione del Roero e delle Langhe, le zone dell’Alessandrino e dell’Astigiano, il Cuneese e il Biellese, offre paesaggi e scorci straordinari, da vivere proprio a cavallo di una bicicletta. Senza lasciarvi inebriare dai vini Dop, Docg e Igp per i quali la regione Piemonte e famosa nel mondo, potrete affidarvi a Piemontebike.eu, il portale realizzato i sinergia con la Regione Piemonte e cercate la proposta più congeniale a voi. Proprio consultando il portale si possono avere le informazioni turistiche necessarie per vivere a pieno agio: strutture con servizi dedicati, puntinoleggio e assistenza e anche itinerari circostanziati per difficoltà, lunghezza, pendenza, caratteristiche tecniche e paesaggistiche. Perché il Piemonte, oltre a paesaggi mozzafiato regala arte e sapori, storia e anche il piacere del movimento su due ruote alla portata di tutti. Non siete esperti della bici? Nulla di male, sappiate che ogni percorso è modulabile a seconda della durata: tanto, c’è l’accoglienza tutta dedicata al turista in bici. Basta consultare Piemontebike.  Ma quanti sono questi percorsi? Tra i 100 itinerari, è sufficiente ricercare quello che più vi intriga: in base alla area geografica o per temi o in base alla tipologia di bici. Certo l’ideale sarebbe farli tutti. Pedala e pedala, si può scoprire l’amorevole e gustoso Piemonte che ancora racconta di stori e di emozioni. Pronti, partenza via!

 

AMICIZIA: Quanti amici avete?

Siamo in un’epoca dove la popolarità di una persona si misura anche dal numero di amicizie su Facebook. Più ne hai, più sarai considerato uno che fa tendenza. Ormai, basta un clic per definirsi amico di qualcuno. “Mi ha dato la sua amicizia”, diciamo trionfanti se qualcuno, magari un Vip, si degna di schiacciare il tasto “Accetto”. Ma, veramente, questi follower si possono considerare amici? Verrebbe, anzi, da chiedersi, che valore abbia, al giorno d’oggi, il concetto di amicizia, ormai svilito a un numerino progressivo. Trovo, quindi, interessante la ricerca recente fatta dall’Università del Kansas e pubblicata sul Journal of Social and Personal Relationships. Ebbene, dallo studio emerge come occorrano almeno 200 ore di condivisione per poter considerare una persona come veramente amica. Non tempo da trascorrere “un tanto al chilo”, ma qualitativamente rilevante, nel quale si entra in contatto con l’altro non solo marginalmente, ma approfondendo il legame. L’esperimento coinvolgeva delle matricole universitarie che si erano trasferite da poco nell’Università, per vedere l’evoluzione dei rapporti con le persone da loro appena conosciute. Ebbene, da 40 a 60 ore, l’amicizia può definirsi occasionale, mentre sul centinaio di ore si può dire che il conoscente diventi amico. Per essere “vero”, però, le ore devono raddoppiare. E’ chiaro che uno studio di questo tipo, ovviamente, si presta a discussioni. Qualcuno potrà obiettare che anche nell’amicizia possa scattare una sorta di “colpo di fulmine”, senza, cioè, necessitare di tutto quel monte ore per definirsi importante e sincera. L’aspetto, però, che mi sembra più interessante, al di là del discorso statistico delle ore, è l’invito a frequentare, nel reale, gli altri. Troppo spesso ci chiudiamo nel mondo virtuale, sviluppando rapporti con individui mai conosciuti di persona, limitandoci a interagire con commenti inseriti sotto i loro post. Invece, il benessere passa dal contatto umano, dall’uscire insieme, dall’andare a vedere un film in compagnia, dal parlare viso a viso. In fondo, era la ricetta vincente dei nostri nonni e genitori. Perché sacrificarla sull’altare di qualche like in più?     

 

SALUTE: Conoscete l'Omeopatia?  Un'occasione preziosa per scoprirla

Prevenire è meglio che curare, frase forse abusata, scontata, ma mai banale. Dietro al significato di questa affermazione esiste davvero un mondo che non tutti conoscono. La maggior parte delle persone che hanno un disturbo, spesso non cercano di capire le cause del disagio, avendo a portata di mano o di farmacia, l'arma pr combattere il dolore.  Domani, 10 aprile, si celebra la Giornata Internazionale della Medicina Omeopatica. Conoscete l’Omeopatia o vi affidate sempre ai farmaci di sintesi? In occasione di questa giornata AMIOT, L’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, sostenuta in modo non condizionato da Guna, azienda leader italiana nella farmacologia low-dose, promuove la nona edizione dell’iniziativa “Stiamo bene… naturalmente!”. Di cosa si tratta? Di un colpo di fortuna, direi, visto che  medici, odontoiatrici e veterinari associati, e vi garantisco, sono davvero molti apriranno le porte dei loro studi ai cittadini per offrire loro una sana consulenza. Sulla scia del successo della scorsa edizione che aveva registrato numeri molto significativi con un incremento del +27% rispetto all’edizione 2016 AMIOT lancia una nuova sfida. Del resto, i numeri del 2017 parlano chiaro: 450 medici coinvolti, 117 veterinari, 670 farmacie sostenitrici e un numero verde a cui hanno chiamato oltre 1.000 persone, con in totale una copertura dell’80% del territorio italiano in 95 province, rappresentano la certezza di un trionfo per la salute dei cittadini. Sono sempre numerosi i dubbi con i quali le persone convivono: gli specialisti, gratuitamente, si metteranno a disposizione di tutti per spiegare e sensibilizzare sull’importanza di un corretto stile di vita, illustrando le basi della prevenzione dei mali di stagione, delle allergie, delle intossicazioni dell’organismo, dei dolori cronici e di altri malesseri, e sulle terapie d’avanguardia per prendersi cura di sé e prevenire i disagi e le malattie, oltre a un aggiornamento sulle ultime novità in ambito terapeutico. E sì, perché anche in ambito di omeopatia, ci sono sempre novità interessanti che vale la pena conoscere. Attenzione, perché i professionisti, non faranno solo gran teoria, visto che gli aderenti all’iniziativa, saranno disponibili a effettuare un consulto gratuito per un controllo medico, ma anche ad approfondire le conoscenze sulle terapie dei bassi dosaggi, allineate alle più moderne ed efficaci metodologie cliniche. Mi sembra un’iniziativa davvero interessante alla quale ha aderito, con il patrocinio gratuito, anche la Federazione Ordini Farmacisti Italiani  dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani e di molte altre prestigiose istituzioni. 

Per sapere quali studi medici partecipano all’iniziativa si può contattare il numero verde gratuito 800-385014, scrivere apartecipa@giornataomeopatia.it

o visitare il sito www.giornataomeopatia.it

CORSO DI VITA: "Pazienti a bordo": come imparare a navigare nel mare delle difficoltà della vita

Avete mai sentito parlare di Gabriella Pravettoni? Io credo di sì. Io l’ho conosciuta quando presentò il libro scritto a quattro mani con Umberto Veronesi, “Senza paura. Vincere il tumore con la medicina della persona”. Lei, psicologa dell'Istituto europeo di oncologia e dell'Università degli Studi di Milano, promotrice della Medicina ad personam, è titolare della Cattedra di Umanità, il primo corso di Umanizzazione delle cure, finalizzato a formare medici capaci di ascolto e di relazione con il paziente nella sua dimensione esistenziale, emotiva e sociale. Perché per combattere il tumore si cura il corpo e anche la mente.  Le lezioni della Pravettoni non finiscono mai e non sono confinate dalle mura delle aule universitarie: proseguono anche in alto mare. Se lo scorso anno il progetto pilota “Pazienti a Bordo”, realizzato grazie alla collaborazione di Onlus We Will Care, riscosse un grande successo, quest’anno la proposta, accessibile a 150 pazienti, si rinnova diventando più ambiziosa. Di cosa si tratta? Aperto alle pazienti oncologiche, “Pazienti a bordo” si pone come percorso psicoterapeutico da affrontare su una barca a vela, in mezzo al mare, alle prese con le difficoltà di un ambiente ostile, ma che solo conoscendolo si può gestire. Calzante metafora di ciò che i pazienti devono affrontare dopo aver ricevuto una diagnosi oncologica, la vita in mare può diventare un’occasione per migliorarsi e il Centro Velico di Caprera, contribuisce organizzando delle settimane di di normali attività del classico corso di Vela al quale saranno affiancate due ore di psicoterapia di gruppo al giorno. Lezioni di vela e lezioni di vita, dunque, perché non bisogna remare, né veleggiare contro vento. Ogni partecipante avrà la propria Itaca: occorre pazienza ed equilibrio per raggiungerla. Avete presente quando state navigando e si alza il vento e le condizioni atmosferiche ostacolano il percorso? Uno stato confusionale assale l’equipaggio. Così come quando arriva, all’improvviso, la diagnosi di un tumore. Si deve avere la forza di strambare. All’interessante progetto di ricerca che prevede anche un riscontro da parte delle pazienti, partecipa anche un’equipe di Psicologi dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Europeo di Oncologia. Con l’aiuto di Istruttori del CVC, le pazienti impareranno ad affrontare le difficoltà e ritrovare la giusta rotta.Per chi volesse capire meglio l’importanza del progetto e viverne anche delle suggestioni, fino al 29 marzo la mostra “Pazienti a bordo” allestita presso l’Università Statale di Milano, racconta attraverso immagini e voci di donne con tumore al seno, come la vita in barca a vela possa fare crescere e insegnare a navigare nel mare della vita. Per partecipare all’iniziativa, sostenuta economicamente dalla Onlus We Will Care, si richiede alle pazienti solo di provvedere alle spese di trasferimento dalla propria città all’aeroporto di Olbia. Per maggiori dettagli: info@wewillcare.it.

LA TRADIZIONE NEL PIATTO: Vi presento gli Scarpinocc di Parre

Quanti tipi di pasta ripiena conoscere? A ciascuno la sua, visto che ogni angolo d’Italia ha la propria specialità, trait d’union tra il territorio e la tradizione che parla di storia e soddisfa il palato di esigenti commensali con la semplicità di accostamenti che rendono omaggio all’Italia di un tempo. Ovvio, quella senza stelle, ma sicuramente genuina, capace di trasformare la materia prima sana e gustosa in pietanze straordinariamente “buone e belle”, quella che non sprecava, ma sapientemente riciclava. Con arte. Avete mai sentito parlare degli Scarpinocc de Parre? Parre è un piccolo comune di provincia di Bergamo che si affaccia sulla Valle Seriana. Lì, sembra che il tempo si sia fermato: rinomata località di villeggiatura, Parre conserva l’integrità di una volta anche nei sapori e nel rispetto delle tradizioni. E a proposito di pasta ripiena, l’altra sera è stato celebrato il gemellaggio tra gli Scarpinocc e i Tortelli cremaschi. All'Agriturismo Cascina Loghetto di Crema della vulcanica Anna Maria Mariani, alcuni portavoce della Pro Loco di Parre e della tradizione delle Orobie Orientali, hanno incontrato gli esponenti della Confraternita del Tortello Cremasco, dando vita ad una serata squisita e di grande calore. Cosa hanno in comune i Tortelli Cremaschi e gli Scarpinocc de Parre? Sicuramente la passione di chi, manualmente li crea, ma a che di chi li mangia. Due eccellenze locali, due paste molto simili, a partire dai famosi cinque pizzichi che occorre imprimere sui lembi per chiudere il ripieno e soprattutto una storia che affonda le radici quando lo spreco non era di certo di moda. Allora non si buttava via nulla e dal riciclo improvvisato, sono nate delle leccornie sorprendenti. A Parre, infatti, quando il formaggio fresco ricavato dal latte appena munto superava qualche giorno, si utilizzava per creare il ripieno di una pasta molto semplice formata da farina uova e acqua: et voilà lo scarpinocc, dalla forma di zoccolo. E il condimento? A Parre il burro non manca di certo, ma nemmeno la fantasia. Gli Scarpinocc, ancora oggi vengono serviti con burro bruciacchiato al profumo di salvia, quella che cresce spontaneamente e che profuma i vicoli del borgo. Un gemellaggio perfetto e ben riuscito grazie alla curiosità di Annalisa Andreini che non si vuole di certo fermare a Crema e di tutti i rappresentanti della Confraternita del Tortello Cremasco, già in viaggio alla ricerca di nuove tradizionali paste ripiene che possano dialogare con grande gusto e sapore con la specialità di Crema.

BELLEZZA: La soluzione giusta per la vostra pelle.


Di recente vi ho parlato degli Skinbooster. Vi ricordate? Un nome magari complicato per un prodotto a base di acido ialuronico  Nasha, utilizzato sia per porre rimedio a problematiche di tipo estetico, come i segni dell’invecchiamento, ma anche come terapia per migliorare la qualità di una pelle sulla quale sono evidenti le cicatrici da acne, un’atrofia cutanea e sottocutanea, secchezza dovuta a dermatite atopica. Insomma, almeno uno skinbooster dovrebbe essere il benvenuto nel beauty case delle donne, ma non solo, visto gli effetti che sono in grado di garantire. E a proposito di beauty, una volta scoperta la virtù di questo tipo di acido ialuronico, mi sono subito interessata per conoscere quali fossero i prodotti che ne contenessero una quantità adeguata. Cerca e ricerca, et voilà, la crema da giorno Restylane. Sul foglietto illustrativo, una descrizione interessante: Migliora la capacità rigenerativa e riparativa della cute, riduce i danni da radicali liberi - che tutti sanno essere i nemici della bellezza della pelle - ha un’azione lenitiva, è depigmentante - quindi aiuta a scongiurare la formazione delle macchie dell’età. Provare per credere? Ebbene sì. Non sono San Tommaso, ma prima di elogiare un prodotto devo sempre testarlo: ne va della mia credibilità. Io ho la pelle molto arida e delicata, con dei segni di couperose e devo confidarvi che da subito, il mio incarnato è migliorato. Mi sono sentita il viso subito ben idratato. Non unto, idratato e anche con un’idratazione duratura. La base perfetta per il mio trucco. Inoltre, la piccola macchia che avevo sullo zigomo sinistro, una efelide un po’ evidente, chiamiamola così, si è schiarita notevolmente. Non ho grandi rugosità, ma attorno alle labbra, ad esempio, il famoso “codice a barre” che comincia ad ampliarsi con l’avanzare dell’età, si è ridotto: un successo. La formulazione della Restylane Day Cream, prevede l’utilizzo di principi attivi come la Creatina, l’ Acetil Carnitina, la Piperina, il Coenzima Q10 e Ceramide III in concentrazioni tali la cui efficacia è dimostrata scientificamente, stimolando il metabolismo delle cellule cutanee. Ecco perché la mia pelle è decisamente più vitale. Abitando a Milano, ormai aveva assunto un colorito giallastro. Ora la pelle del mio viso è rinata e sono contenta di offrirle una barriera che le consente di difendersi dai fattori di stress esterni, causa di invecchiamento precoce. Vuoi vedere che ho trovato la giusta soluzione?

TEMPO LIBERO: Siete in astinenza di Lira? Godetevi la birra

Viva il buono e anche il bello. A celebrare questo matrimonio, non così scontato, martedì sera alle 18,30, negli ambienti del Salone di hairstyling Belli Capelli di Giuseppe D’Amato, al 7 di via Giovanni da Procida a Milano, sarà presenta la Birra Lira, nata dalla combinazione dell'intuito di Kekko, voce dei Modà, della creatività di Davide Silvestri, che i più riconosceranno come interprete di “Vivere”, di “Don Matteo” e non ultimo, di “Squadra Mobile”, e della scienza del ricercatore di fisica Mauro Fasoli. Come suggerisce il nome, si tratta di una nuova birra con la quale, i suoi creatori, hanno voluto rendere omaggio alla salute e al gusto, presentando una novità “fatta con il cuore” e sicuramente riconoscibile, come made in Italy. Come spiega Silvestri, presente all'evento: “Per me presentare il prodotto che ho fatto con il cuore è come stare sul palco, come dare vita a una storia raccontata attraverso un personaggio. Perché Lira? Volevo che si capisse all'istante che fosse un nome italiano che ricordasse il nostro passato. Spesso, sento dire che si stava bene quando c'era la lira. Beh, la lira è tornata!". Non è un caso che l’evento sia stato organizzato presso un salone dove si lavora per la bellezza del cliente e anche del pianeta. Prima di tutto, il rispetto. E Giuseppe D’Amato è un attivo promotore di ecosostenibilità. Birra Lira, col suo originale gusto rotondo e il suo raffinato packaging retrò, espressione del connubio tra creatività e tradizione, ma anche tra il buono e il bello, sembra creata proprio per essere battezzata nel Salone Belli Capelli, dove l’elemento estetico si integra perfettamente con la salute.

TEMPO LIBERO: Non perdetevi le potenzialità della Brianza che nutre e che incanta

Conoscete la Brianza? Abito alle porte di Milano, eppure non mi sono mai addentrata alla scoperta di certe meraviglie che i nobili milanesi di qualche secolo fa avevano captato. Non a caso, infatti, le famiglie patrizie meneghine solevano trascorrere buona parte nell’anno nelle loro raffinata residenze brianzole. Loro sì che avevano capito tutto. Un territorio incantevole, variegato, che lavora e produce in armonia sotto l’egida del Consorzio Brianza che nutre. Brianza che nutre e che insegna, Brianza che incanta e che ti appaga. E chi l’avrebbe mai detto? Geniali, direi. Le attività consorziate sono davvero numerose e, partendo dalle eccellenze, ho fatto tappa a Viganò, da One Off Apetizer per un Brunch. Mica un brunch di quelli dozzinali, da toccata e fuga, da mangia e scappa. Qui, Stefano e Cristian, gli chef de iCucinieri Aerre Banqueting, un’attività spinoff nata dal Ristorante stellato Pierino Penati condotta da Tiziana, una delle lungirmiranti fondatrici del Consorzio che oggi conta una ventina di associati e Rowena Penati, lavorano nel rispetto della filosofia di casa Penati, il top nel servizio catering della zona e anche del cliente, coccolato e accompagnato quasi per mano tra i sapori dei piatti proposti. Non il solito brunch, ripeto. Avete mai gustato un risotto agli asparagi con salsa di zafferano? E sia chiaro, non uno zafferano qualunque, bensì lo zafferano brianzolo, o meglio lo zafferano padano, quello buono e profumato prodotto dall’Azienda Agricola Voglia di Verde di Casatenovo in provincia di Lecco. Del resto il consorzio Brianza che nutre non poteva farsi scappare una tale azienda che lavora per valorizzare il territorio attraverso la produzione di quelle che io chiamo chicche gastronomiche.  Zafferano, ma anche miele e altri prodotti dell’alveare e confetture  prodotte dall'Azienda Agricola Maggiociondolo, sempre di Casatenovo, con la cura e l’attenzione richiesti da prodotti genuini e artigianali. Torniamo a godere del profumo di risotto che gli chef di One Off Apetizer stanno preparando, partendo da un brodo a regola d’arte.  Come sarà mai questa salsa allo zafferano, sulla quale verrà appoggiato il risotto?  Dopo aver avuto il privilegio di seguire la preparazione e di rubare la ricetta, ho avuto anche l’onore di mangiare un piatto di risotto agli asparagi allo zafferano. Meraviglie delle meraviglie, bello da vedere e buona da gustare con quella eleganza di colori e un’armonia originale nella presentazione. La Brianza non finisce di certo qui. Siamo solo all’incipit di un volume ricco di sapori, ma anche di  arte, di storia, di mestieri e di tradizioni.

ESTETICA: Come dire davvero addio ai peli superflui

E’ vero che non si può essere perfetti? E chi lo dice? Certo, contro l’antipatia non c’è molto da fare, ma se parliamo di inestetismi che rovinano la vostra armonia, sappiate che la perfezione potrebbe essere a portata di mano. O di laser. Parliamo, ad esempio di peli, l’incubo delle donne, di tutte le donne e anche degli uomini, sempre più attenti al loro aspetto estetico. Sono sempre di più i centri estetici che offrono trattamenti di luce pulsata: fotoepilazione o depilazione definitiva.  C’è l’imbarazzo della scelta. Ma sono davvero efficaci? Funzionano davvero? Con quante sedute? Magari, approfittando dell’offerta, sono anche convenienti dal punto di vista economico, ma i risultati sono garantiti? L’intensità di energia erogata è sufficiente, o si va al risparmio? E soprattutto, la luce pulsata non va di certo a colpire e ad affondare i peli chiari. Una battaglia persa, perché i peli devono essere ben pigmentati. Meno male che la tecnologia continua a sorprendere e ora sul mercato esiste Synchro REPLA:Y che, oltre a fornire le risposte giuste per la soluzione di altri problemi di inestetismi dermatologici come le macchie dell’età o i piccoli capillari del viso e delle gambe, è un’efficace soluzione per dire addio ai peli superflui. Non par vero che, grazie al Laser medico, finalmente si potranno evitare le dolorose cerette o le irritazioni della pelle per peli incarniti. Gambe, braccia ascelle, schiena per gli uomini che, molto sensibili al dolore, non dovranno più sottoporsi alla tortura dello strappo dell’estetista. Ora si va in un centro medico e ci si mette nelle mani di specialisti. Benvenuto, dunque, al questa tecnologia d’eccellenza che Deka, azienda leader in campo di laser medicali, ha lanciato sul mercato sfruttandone la versatilità e la flessibilità. Bastano, dunque, alcune sedute, molto brevi per ottenere dei risultati evidenti e definitivi, neutralizzando anche i peli più chiari. Attraverso dei manipoli, verranno emessi gli impulsi adeguati al caso, riducendo anche il rischio di arrossamenti e di effetti collaterali indesiderati. Non manca, inoltre, una soluzione funzionale per raffreddare la cute. Massimo confort, dunque, trattamenti indolori e in poche sedute: perché il vostro tempo è prezioso, ma anche la vostra pelle. Vorreste saperne di più? Al Centro Medico Polispecialistico Sandonato Medica di via Bruxelles, a San Donato, sabato 17 marzo dalle 9.30 alle 13 si può avere la consulenza medica di chi può garantirvi un risultato permanente. Inoltre, proprio in occasione di questa giornata informativa, si avrà l’opportunità di acquistare un pacchetto interessante al quale sarà applicato il 50% dello sconto. Per prenotare la consulenza è sufficiente chiamare lo 02-55602161: un medico esperto nell’utilizzo di Synchro REPLA:Y sarà in grado di offrirvi le specifiche del caso.

SALUTE: Prima di intervenire, consultatevi con dei professionisti

La donna, si sa, deve stare bene con se stessa e col suo corpo e fa una gran fatica a vivere con difetti, o presunti tali che le creano una condizione di insicurezza, compromettendo la qualità della sua vita. Cosa ne sapete di chirurgia plastica intima? E non sto parlando degli interventi per correggere solo difetti estetici che stanno andando molto di moda, per carità. Il benessere della donna deve essere a 360° e quando si parla di sfera intima femminile, si include, senz’altro, la parte estetica, ma anche quella funzionale. Ecco perché occorre fare attenzione e rivolgersi al professionista giusto capace di valutare le condizioni delle pazienti e capirne le esigenze e le necessità. Per saperne di più, sabato 17 marzo dalle 9.30 alle 13.00 presso il Centro Polispecialistico Sandonato Medica, al 10 di via Bruxelles a San Donato Milanese, gli specialisti di ginecologia e di chirurgia plastica saranno a disposizione per rispondere ad ogni domanda inerente alle problematiche intime, sia estetiche, sia funzionali. Per qualcuno potrebbe essere imbarazzante vivere con atrofia vaginale, provocata dal calo estrogenico conseguente alla menopausa o con disturbi vaginali. Spesso, già nel periodo pre-menopausa si ha un rilassamento dei tessuti, una perdita di tono e uno svuotamento delle grandi labbra. Presso la Sandonato Medica, gli specialisti, oltre ad offrire la consulenza più opportuna e pertinente, si avvalgono di MonnaLisa Touch, un trattamento laser assistito brevettato da Deka, (azienda fiorentina produttrice di laser medicali) e ormai collaudato proprio contro i disturbi dell’atrofia vaginale. Attraverso un metodo non invasivo, il laser riattiva il metabolismo delle cellule atrofiche dei tessuti delle pareti vaginali, stimolando la produzione di nuovo collagene. Il segreto è tutto qui: nessun intervento traumatico, nessun effetto collaterale e nessun rischio di compromettere funzionalità dell’organo molto delicato. Inoltre, non è da sottovalutare, il trattamento è veloce, indolore e dura poco più di un Pap-test. Prima di decidere, però, è meglio consultarsi e capire le vere problematiche da affrontare. Basta chiamare allo 02-55602161 per fissare l’incontro che potrebbe farvi tornare più serene, con il vostro partner, ma anche con voi stesse.

SALUTE: Sirmione e il segreto delle sue acque ricche di idrogeno solforato

Chi conosce il segreto delle acque termali? Ho scoperto, di recente che, al palombaro veneziano Procopio, si deve l’importanza di Sirmione. Non di certo perché ha fatto un incantesimo, bensì perché, verso la fine del 1800, ha permesso all’acqua calda di sgorgare dalle rocce, dando vita alla fonte Boiola.  Avete presente, l’acqua di Sirmione, quella che troviamo anche in farmacia come trattamento per raffreddori e mucose irritate? Si tratta di acqua meteorica, piovuta dal cielo che si è infilata nella roccia fino a raggiungere i 2500 metri sotto il livello del mare. Durante il suo iter si è arricchita di sostanze minerali, entrando in contatto con solfati, aumentando anche di temperatura. Se siete stati a Sirmione, riconoscerete l’odore acre di zolfo delle acque.  A qualcuno potrebbe dare fastidio, ma non siate schizzinosi, visto che questo odore testimonia la presenza dell’idrogeno solforato. Di cosa si tratta? Il potere curativo delle acque di Sirmione è dato proprio da questa sostanza. Siamo di fronte ad un’acqua veramente minerale, dotata di proprietà terapeutiche. E non è un luogo comune, visto che recenti studi hanno appurato che, proprio grazie all’ idrogeno solforato, alcune acque termali possono essere utilizzate come trattamento nella fase remissiva di malattie infiammatorie cutanee, come psoriasi, eczemi, acne e, attenzione, dermatite atopica. Oddio, la dermatite atopica: in incubo visto che mio figlio dacché è nato ne soffre. E’ una patologia molto complessa che spesso si manifesta anche da adulto ed è provocata da un difetto della barriera della pelle. Come mi ha insegnato Giampiero Girolomoni, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Verona che ho conosciuto proprio alle terme di Sirmione “coloro che soffrono di dermatite atopica hanno molte probabilità di sviluppare sia allergie, sia asma e rino-congiuntivite”.  Speriamo di no. Intanto curiamola, visto che, oltretutto, a quanto pare, abbiamo la possibilità di godere di una terapia naturale, priva di controindicazioni. L’ideale sarebbe quello di sottoporre Federico a un paio di cicli di 12 sedute di balnoterapia, di fangoterapia, di vaporizzazioni quando è ancora in fase remissiva: in questo modo riusciremo a prolungarne la durata. L’azione antinfiammatoria è garantita. Attenzione, perché non sto parlando di una terapia alternativa, ma complementare a quella farmacologica, qualora ce ne fosse bisogno. Come agisce quest’acqua con idrogeno solforato? Dagli studi è emerso che i batteri del microbioma dell’acqua sono capaci di produrre lipidi antinfiammatori, andando a riequilibrare il microbioma alterato della cute. Un sogno, visto che si tratta di terapia 100% naturale. In questo modo, si conserva la fase remissiva scongiurando, per lungo tempo, l’utilizzo di farmaci pesanti, come immunosoppressori.

DERMATOLOGIA: Arrivano gli skinbooster ad aiutare la vostra pelle

Avete mai sentito parlare degli Skinbooster? Si tratta di gel iniettabili a base di acido ialuronico NASHA, ovvero quello stabilizzato di origine non animale, largamente impiegati per combattere i segni dell’invecchiamento della cute.  Magari questo termine non vi è così familiare, ma sono certa che conoscerete alcuni degli effetti che derivano dall’impiego di questi gel. E non a caso parlo di “alcuni effetti”, visto che di recente, sul Journal of Drugs in Dermatology è stato pubblicato un documento di consenso di esperti italiani sull’uso clinico dell’acido ialuronico NASHA non solo come trattamento cutaneo anti-età ma anche come “terapia” che contribuisce a migliorare alcuni quadri clinici dermatologici agendo sulla qualità complessiva della pelle. Magnifico, direi. Di acido ialuronico se ne parla da tempo; utilizzato in dermatologia, in chirurgia estetica, ma anche in oftalmologia, ortopedia e otorinolaringoiatria, è ben più conosciuta la sua utilità in campo estetico, solitamente utilizzato per incrementare i volumi e correggere le pieghe e i solchi della cute. Lo sapevate che l’acido ialuronico è anche capace di ripristinare l'idratazione ottimale della pelle richiamando acqua nel derma superficiale migliorandone elasticità e luminosità? Ecco perché gli skinbooster con acido ialuronico NASHA sono stati promossi come prodotti da utilizzare come terapia per la pelle. Che tipo di terapia? Ad esempio, recenti studi hanno mostrato l’efficacia dell’acido ialuronico NASHA nel migliorare l’aspetto delle cicatrici da acne proprio grazie alla stimolazione della produzione di collagene. Meglio ancora se il suo utilizzo è combinato con  l’impiego del laser, contribuendo ad ottenere un miglior risultato finale. Ma non è tutto, visto che, secondo recenti studi istologici, l’acido ialuronico, iniettato a livello del derma profondo e del tessuto adiposo dermico, ha la capacità di stimolare i fibroblasti promuovendo la formazione di tessuto collagene. Ecco perché, la loro azione sulla struttura della pelle li rende molto promettenti nel trattamento di alcune condizioni cliniche. Ad esempio? Nel trattamento dell’atrofia cutanea e sottocutanea, conseguente ad impropria iniezione di corticosteroidi. Si tratta di una condizione patologica, ma ben vengano gli skinbooster per correggere certi difetti. Oltretutto, si parla di trattamenti minimamente invasivi, sicuri e efficaci nel miglioramento della texture cutanea e nel mantenimento della qualità della pelle riscuotendo un elevato livello di soddisfazione da parte dei pazienti. La soddisfazione è stata mia quando ho saputo che, oltre al trattamento delle imperfezioni cutanee, questi prodotti si stanno dimostrando promettenti anche nella secchezza marcata della pelle che colpisce i soggetti con dermatite atopica. Chi ne soffre conosce bene il disagio vissuto durante le fasi acute: vescicole, rossore intenso, prurito, bruciore e fissurazioni di variabile intensità. Di solito si ricorre a cure farmacologiche, quali steroidi e altri farmaci specifici, ma quando è in fase di remissione e persiste la secchezza, in particolare sul dorso delle mani e sul volto che si presentano con una pelle ruvida e ispessita con perdita della naturale elasticità e flessibilità, l’utilizzo degli skinbooster può indurre un notevole miglioramento della qualità della pelle dando un notevole beneficio sulla qualità di vita del paziente. Forse abbiamo trovato l’elisir della giovinezza, ma anche dela salute della nostra pelle.

ESTETICA: Anche le ciglia devono essere nutrite


Ciglia corte, magari dritte che guardano all’ingiù, o poco folte, spente e opache. Oppure non ve ne siete mai presa cura, struccandovi con prodotti poco delicati e con gesti aggressivi, spesso per la fretta. O lasciandole truccate. E’ vero, c’è il mascara, ma non basta mica colorarle per creare un occhio seduttivo. Per rimettere in sesto la cornice del vostro sguardo, occorre nutrire le ciglia. Sì avete capito bene, hanno bisogno di vigore e di sostanza. Che fare, dunque? Avrete già sentito parlare di laminazione delle ciglia, una nuova tecnica che, oltre a migliorare l’aspetto del pelo grazie alla cheratina, rendendolo anche più brillante ed elastico, è un toccasana che nutre dall’interno, grazie all’apporto di vitamine. La laminazione, agisce proprio sulla lamina della ciglia, così come mi spiega Silvia del centro estetico e parrucchiera Heritage di San Donato Milanese; qui, oltre ad uno staff che si prende cura dei tuoi capelli, consigliando il look più moderno e adatto al  viso delle clienti, le esperte in estetica si avvalgono di prodotti di qualità per offrire i trattamenti innovativi ed efficaci, studiati ad hoc, nel rispetto delle esigenze e delle necessità proprio delle clienti. Parola d’ordine: aggiornamento. E la laminazione è sicuramente una tecnica nuova, considerata un trattamento curativo e anche estetico. Come funziona?  Silvia, dopo avere applicato dei patch a base di aloe per isolare le ciglia della rima inferiore, ha applicato sulle ciglia più lunghe, quelle della rima superiore, una lozione liftante, per dare corpo ai peli e successivamente, un prodotto volumizzante. E’ arrivato il momento della tintura: dopodiché il gioco è fatto e le vostre ciglia sono pronte con un effetto mascara naturale, belle, lucide, infoltite e sane. Finalmente si può passare alla conquista a colpi di sguardi, anche se, volendo, c’è la possibilità di avere il mascara semipermanente. Un sogno. Pensate che bellezza e che comodità svegliarsi la mattina già truccate. Vale la pena godere di questo privilegio, basta davvero poco.  Detto, fatto. Silvia mi ha accontentata e ora è molto meno traumatico guardarmi allo specchio la mattina. Quanto dura questo effetto? In genere, per 6-8 settimane, avrete la garanzia di uno sguardo ammaliante, anche se dipende molto anche dal ritmo di crescita delle ciglia. E’ un trattamento cumulativo e per mantenere il salute le vostre ciglia potrebbero bastare, ad esempio 3-4 sedute in 4 mesi. Silvia vi darà le giuste indicazioni a seconda del vostro reale bisogno. Certo, se vorrete avere delle ciglia più spesse, dovrete aspettare fino alla terza seduta. Ogni seduta richiede un tempo di 90 minuti e il costo medio si aggira attorno ai 60/80 euro ciascuna. E’ sicuramente importante avere la garanzia dei prodotti utilizzati che devono assolutamente contenere cheratina, una proteina che, grazie alla sua struttura filamentosa, oltre a mantenere le ciglia più idratate, le proteggono dagli effetti aggressivi della permanente e della tinta che Silvia ha rimosso con attenzione per evitare che, seccando, potesse danneggiare le ciglia.

PREVENZIONE: Il modo migliore per festeggiare la Donna? Facciamo prevenzione

Si avvicina la Festa della Donna. Cosa avete organizzato? Se non avete fantasia e ancora siete in alto mare, Humanitas San Pio X ha pensato al vostro benessere mettendo a disposizione SpecialmenteDonna. Di cosa si tratta? Dal 5 al 10 marzo, grazie alla disponibilità di 30 medici di 17 specialità, le donne di ogni età saranno invitate a fare prevenzione. Del resto noi italiane siamo pigre e nel nostro programma quotidiano, diciamo la verità, mettiamo sempre all’ultimo posto la nostra salute. Magari andiamo dalla parrucchiera, a farci le unghie, ma siamo restie a sottoporci a controlli medici; non a caso, secondo i dati ISTAT, è ancora bassa l’adesione delle donne italiane agli screening di prevenzione. E’ vero, è in aumento, ma è pur sempre bassa. Tutte sappiamo che il tumore al seno colpisce il 30% delle donne: eppure solo 1 donna su 2 effettua la mammografia per prevenzione. Il quadro è peggiore rispetto alla prevenzione del tumore alla cervice uterina, molto frequente anche nelle donne under 50, visto che meno del 40% delle donne si sottopone al Pap-Test. Eppure, in Italia, non mancano le occasioni per fare screening. La festa della Donna, è l’occasione giusta e il “pacchetto” di SpecialmenteDonna è un regalo più che mai opportuno. Durante la settimana, infatti, sarà possibile partecipare a esami, visite e incontri sulla salute dei capelli, sulle allergie e intolleranze alimentari, sui dolori muscolari e sulla stanchezza cronica. Non mancheranno approfondimenti sulla salute della tiroide, le signore saranno educate a sconfiggere la cistite, a combattere la pigrizia intestinale, in collaborazione con Onda, saranno dedicati degli incontri alla prevenzione dei fibromi uterini, senza dimenticare le lezioni sulla salute delle gambe e altro ancora. Quest’anno, tra le novità, spiccano, l’analisi della lacrima e il consulto tricologico per valutare la salute dei capelli. Non mancherà, inoltre lo screening senologico, oltre a una sessione di ginnastica per prevenire e contrastare i dolori muscolari in menopausa.  Un’attenzione particolare sarà dedicata alle future mamme che potranno ascoltare consigli sulla cura della pelle in gravidanza e controllo dei nei, che potrebbero modificarsi a causa degli sbalzi ormonali.  Avete bisogno di altro? Per le signore in menopausa, sarà interessante seguire il focus ortopedia, durante il quale verrà spiegato che in menopausa occorre svolgere attività, evitando di eccedere per non rischiare di provocarsi traumi sportivi, infiammazioni di tendini e articolazioni. Insomma, grazie al patrocinio di ATS Città Metropolitana e dall’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano, l’iniziativa che si inserisce nell’ambito della giornata di prevenzione sui fibromi uterini promossa da Onda, Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, tutte le donne sono invitate a fare, gratuitamente, una prevenzione a 360°, dalle testa ai piedi. I servizi sono consultabili sul sito www.sanpiox.net e per prenotare basta chiamare il numero 02/69517500 dal lunedì al venerdì dalle 9.00alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00 fino ad esaurimento disponibilità.

Per le visite guidate al Punto Nascita: www.sanpiox.net.

Domani 28 febbraio si celebra la Giornata Mondiale delle Malattie Rare. Pensate che ci sono migliaia di persone che, ogni giorno, sfidano la sorte, convivendo con una malattia per la quale ancora non esiste cura e nemmeno l’accesso ai servizi, in attesa di una terapia. Grazie ad Eurodis, European Organisation for Rare Disease, l’organizzazione europea che raggruppa oltre 700 organizzazioni di malati di 60 paesi in rappresentanza di oltre 30 milioni di pazienti, la Giornata delle Malattie Rare, nata nel 2008, è oggi un evento di caratura mondiale che coinvolge oltre 85 paesi nel mondo.  Grandi numeri e grandi speranze, se si pensa che, durante questa Giornata i cittadini verranno sensibilizzati e informati anche sulle importanti novità terapeutiche. Mentre la ricerca lavora alacremente per trovare soluzioni a certe patologie che, pur colpendo un numero irrisorio di persone, sono motivo di sofferenza e di dolore, la Società Italiana di Neurologia (SIN) approfitta della celebrazione per mettere sotto i riflettori i nuovi trattamenti destinati alla cura di malattie rare di tipo neurologico. Non è di certo semplice gestire questo tipo di malattie che rappresentano il 40% del totale e sono talmente rare che spesso, occorre un approccio multidisciplinare. Ecco perché tra istituzioni, medici, ricercatori e centri specializzati si sta creando un interessante networking per garantire al paziente il meglio. Ad esempio, da marzo 2017 sono operative le 22ERNs (European Reference Networks) su diversi tipi di malattie rare, tra cui 4 di interesse neurologico, come le Malattie metaboliche, le Neurologiche rare, le Epilessie rare e le malattie neuromuscolari. Chi potrebbe avere questi problemi non dovrebbe perdere tempo e rivolgersi a loro. Ma veniamo al sodo e quali sono le novità di quest’anno? Sono sicuramente importanti i progressi terapeutici recentemente raggiunti per alcune patologie neurologiche rare, come l’Atrofia Muscolare Spinale tipi I e III, una patologia neurodegenerativa per la quale è auspicabile la diagnosi precoce per avviare in modo tempestivo la terapia. Buone notizie arrivano anche per la cura delle malattie metaboliche rare interessanti il sistema liposomiale e dell’Atrofia Ottica di Leber.  Sono malattie delle quali non si sente spesso parlare, ma esistono, eccome se esistono. In Italia, il 25% dei “pazienti rari” attende da 5 a 30 anni per ricevere conferma di una diagnosi e uno su tre deve spostarsi in un’altra Regione per averne una esatta. Non è per niente semplice affrontare questa situazione da soli. Ecco perché occorre individuare la comunità scientifica più adatta che possa sostenere il paziente, puntando a migliorare la qualità della propria vita.

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ECCELLENZE: Ben vengano le sane e dolci competizioni

Al giorno d’oggi non si può essere uno dei tanti. Occorre sapersi distinguersi e puntare sempre al top. Vi sentite maestri gelatai,   o cioccolatieri, oppure pasticceri e amate creare torte che possono essere scambiate con delle opere d’arte? Perché allora non seguire, magari per quest’anno da spettatori e poi l’anno prossimo, chissà,  i Campionati Italiani di Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria e i Campionati Italiani di Cake Design organizzati e diretti dalla Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria , in scena dal 25 al 28 febbraio, presso la Fiera del Tirreno CT di Massa Carrara. Una sfida a colpi di cioccolata e zucchero, ma anche di uova, di farina e chi più ne ha più ne metta, tra 80 artisti del dolce. E che vincano i migliori che saranno premiati con la Coppa di Pasticceria e Cake Design, guadagnandosi il diritto ad accedere ai Mondiali del 2019 Milano con la Nazionale Italiana di Pasticceria.  Per aggiudicarsi il primo posto sul podio, occorrerà mettere in bella mostra il talento;    tra creazioni originali, accostamenti inediti e tecniche all’avanguardia, i migliori interpreti dell’arte pasticcera, che si contenderanno l’ambita Coppa saranno messi a dura prova. La competizione sarà pur dolce, ma molto faticosa. “I Campionati Italiani rappresentano l’occasione perfetta per mettere alla prova il talento e la creatività dei migliori pasticceri e cake designer del nostro paese - afferma il Presidente della FIPGC Roberto Lestani. I partecipanti dovranno realizzare delle vere e proprie opere d’arte e saranno valutati anche nel più piccolo dettaglio: dalle tecniche utilizzate agli ingredienti, dalla pulizia del piano di lavoro al tempo impiegato. Ogni particolare può essere determinante: solo così si possono scegliere i migliori pasticcieri e cake designer di tutta Italia”. I maestri pasticcieri italiani daranno prova della loro abilità nel realizzare un dolce, secondo la specialità scelta tra tre opzioni differenti al momento dell’iscrizione. Solo a parlarne mi viene l’acquolina: Scultura in cioccolato e praline,   Scultura in zucchero e dessert al piatto,  Scultura in pastigliaggio e torta moderna. Tre diverse categorie per le tre diverse specialità: ogni giorno sarà eletto un vincitore per ognuna di queste categorie, e i tre vincitori assoluti formeranno la nazionale italiana. E il quarto giorno? Sarà, finalmente, la volta dei cake designer che dovranno realizzare opere mai viste prima in pasta da zucchero e glassa.  Roba non proprio da poco. Certo che, oltre alle altre numerosi doti, occorre davvero avere anche molta creatività e ispirazione: sarà una giuria molto attenta ed esigente, composta dai campioni che hanno vinto le precedenti edizioni dei Campionati FIPG e dai professionisti dell’Equipe Eccellenza Italiana ed Internazionale FIPGC ad eleggere i migliori. E sia chiaro, vincere la Coppa Italia sarà solo il punto di partenza, perché proprio da lì inizierà la vera sfida: la preparazione per i Mondiali. Non è mai finita: ci vorranno infatti mesi e mesi di allenamenti serrati, studio di nuove tecniche, prove e perfezionamento continuo, e soprattutto impegno per creare lo spirito di squadra per affrontare al meglio i Campionati Mondiali del 2019. Sarà possibile seguire i campionati italiani anche in diretta sulla pagina Facebook della Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria: https://www.facebook.com/fipfederazionepasticceria/ La Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (FIPGC) è l’ente che promuove la pasticceria italiana in tutto il mondo.

La FIPGC organizza in tutta Italia eventi, fiere, corsi di formazione di alto livello, preparazione One-to-One o di squadra per gareggiare nei concorsi a livello nazionale e internazionale. Dal 2015 organizza i Campionati Italiani e i Campionati Mondiali di Pasticceria e Cake Design. Nel 2017 nascono anche i Campionati Nazionali di Pasticceria Alberghieri d’Italia: promossi insieme al MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è il primo campionato Juniores di pasticceria dedicato agli istituti alberghieri, che dà modo ai giovani che vogliono intraprendere la professione di confrontarsi con i grandi maestri d’Italia.

UNIVERSO DONNA: Quanti segreti, tra un tè e l'altro.

Essere donna, secondo me, è una fortuna. Di certo, non siamo abbandonate a noi stesse e, nonostante le miriadi di problematiche, di disturbi e di fastidi che spesso ci attanagliano, basta guardarci attorno per scoprire che c’è sempre qualcuno pronto ad offrirci degli aiuti e delle soluzioni. Siete d’accordo? Scegliete, però il meglio e che sia di qualità. La mia amica monzese, Silvia, mi ha invitato per domani sera alle 17.45, ad un appuntamento organizzato da Synlab CAM Monza. Non tutti conoscono CAMLei, ma per noi donne vale la pena sapere che si tratta del primo centro medico dedicato interamente al benessere e alla salute femminile. All’interno di questo spazio al 7 di via Martiri delle Foibe, sempre a Monza, viene rivolta un’attenzione specifica alle esigenze che accompagnano i momenti più delicati del percorso di vita di ogni donna, con un’unità di Ginecologia, servizi di Medicina di Genere e aree specialistiche trasversali quali Nutrizione, Medicina e Chirurgia Estetica, Senologia, Endocrinologia, Medicina Naturale, Psicologia Clinica e Psichiatria e anche Osteopatia. Può bastare? Proprio presso CAMLei, davanti ad un tè caldo, dei professionisti della salute potranno svelare  i segreti del benessere femminile e, attenzione, perché non sto parlando di pettegolezzi o di chiacchiere. Sono proprio curiosa perché domani potrò assaporare il mio primo tè della salute e se mi piacerà, visto che a raccontare della nostra salute saranno dei veri specialisti, non sarà nemmeno l’ultimo. Infatti, saranno ben quattro gli incontri tra febbraio e giugno dedicati alle donne in un ambiente riservato. Solo per noi. Domani 21 febbraio una Psicologa, un Medico di Medicina Integrata e una Neurologa, tratteranno di “Ansia, panico, stress? Coccolare il cervello per prevenirne l’invecchiamento”. E Silvia sa che anche la mia età incalza. Il prossimo tè, previsto per il 20 marzo, potrà essere degustato parlando del “Pianeta Calcio. Osteoporosi, cartellino rosso!” con una Nutrizionista, un Ortopedico e un Idrologo Medico. Un programma interessante, visto che il 18 aprile sarà la volta di “Pelle: confine o territorio?” Una Dermatologa, un medico di Medicina Integrata e una Farmacista Cosmetologa ci aiuteranno ad interpretare i segnali della nostra pelle, dandoci una bussola per aiutarci ad avere un orientamento sano tra creme e cosmetici che spesso utilizziamo senza conoscerne le proprietà. Il ciclo di incontri previsti per la prima parte dell’anno si concluderà martedì 5 giugno con “Stipsi e benessere ai blocchi di partenza”, un incontro condotto da una Gastroenterologa, un Medico di Medicina Integrata, una Nutrizionista e un Osteopata. Non vorrei perderne nemmeno uno anche perché, i temi trattati, mi interessano da molto vicino. Oltretutto la partecipazione è libera e gratuita, anche se riservata a un numero ristretto di partecipanti. Io mi sono già prenotata da tempo sia all’incontro di domani, sia a quello del prossimo mese. Ho scritto alla Segreteria Organizzativa: Sig.ra Sara Casati T. 0392397450 – email: sara.casati@synlab.it.Buona salute a tutti

CONTRACCEZIONE: Abuso della pillola del giorno dopo. Occorre sensibilizzare i giovani

Cosa sanno le donne italiane di contraccezione? Nonostante l’89% delle giovani utilizzino la rete per cercare informazioni corrette e affidabili in ambito contraccettivo, incappando spesso in fake news, esistono evidenti carenze e lacune. Se pensiamo che solo il 21% delle ragazze ha chiesto informazioni alle persone competenti che operano nel servizio sanitario e che, nonostante il 50% delle millennials consideri fondamentale l’utilizzo dei contraccettivi, la maggior parte ha avuto rapporti non protetti, probabilmente occorre intervenire per sensibilizzare la nuova generazione.  C’è forse qualcuno che non conosce l’utilità del preservativo? O chi ancora temete la pillola anticoncezionale? E che dire del cerotto, dell’anello o dell’impianto sottocutaneo? Una volta c’era la famosa spirale, ora esiste un contraccettivo intrauterino a rilascio ormonale. La scelta del miglior metodo contraccettivo e sicuramente soggettiva, purché venga fatta; perché a quanto pare, la pillola del giorno dopo sembra essere diventata la soluzione preferita dalle giovani. Il Ministero della Salute ha pubblicato i dati di vendita di questo contraccettivo di emergenza: se nel 2014 sono state vendute 16mila unità, nel 2016 si è passati a 190mila. Come è possibile? Ebbene sì. Ma non è meglio prevenire? Questo metodo di contraccezione non è di certo privo di effetti collaterali, ma sembra il preferito dalle giovani. Come sostiene la dott.ssa Manuela Farris, ginecologa e ostetrica che offre consulenza a centinaia di ragazze in cerca di una risposta valida ai loro dubbi, “viviamo nel periodo del tutto e subito e anziché optare per una contraccezione che protegga la salute e garantisca anche la fertilità della donna, si preferisce il metodo di emergenza che per le over 18 viene rilasciata anche senza ricetta medica”. Non si capisce il motivo, ma i concetti di contraccezione faticano a diffondersi. Per vergogna? Per moralismi? E’ ancora tabù? Eppure la legge consente alle ragazze di assumere un contraccettivo anche senza l’approvazione dei genitori. Occorre favorire la diffusione di una contraccezione consapevole e i genitori, i medici, le istituzioni, le associazioni e le aziende rivestono, in questo processo, un ruolo molto importante per offrire una corretta informazione. Bayer, azienda globale con competenze chiave nei settori di Salute e Agricoltura, scende in campo per promuovere il benessere delle donne e della società.

CUCINA: Un piatto per tenere a bada la glicemia

Stiamo attenti alla glicemia. Non siete diabetici? Sappiate che più è alta la glicemia, quindi la concentrazione di zucchero nel sangue, più viene prodotta insulina e più si ingrassa. Una proporzione infelice, ma reale. Ecco perché si cerca di mangiare degli alimenti con basso indice glicemico e che riducano l’assorbimento veloce del glucosio per evitare che si scateni quella pazza voglia di dolce. Ci sono cibi interessanti da portare a tavola che possono aiutare a gestire e a controllare la glicemia, da considerarsi un vero e proprio spauracchio.  Ho scoperto qualche giorno fa un nuovo modo di fare gli gnocchi, utilizzando la batata viola. La conoscete? Si tratta di un tubero famoso per la sua alta concentrazione di principi attivi per avere un effetto antiaging, antiossidante e di controllore della glicemia. Contiene, infatti carboidrati, fibre, vitamina A, vitamina C, potassio, magnesio, ferro e calcio, flavonoidi, antociani: può bastare?  E’ un ortaggio meraviglioso, dal sapore piacevolmente dolce e dal colore inconfondibile. Ecco perché è da preferire alla patata classica che, oltre ad avere un indice glicemico ben più elevato, contiene anche solanina, una sostanza potenzialmente tossica per l'uomo. Ecco la ricetta degli gnocchi alla batata viola, rigorosamente vegan:

500 gr di batata viola  

200 gr circa di farina semi-integrale di grano tenero

qb di noce moscata

un pizzico di sale

qb di pepe

 

Pulisci sotto l’acqua fredda le batate, utilizzando preferibilmente una spazzola vegetale, dopodiché tagliale a pezzettoni e cuocile a vapore.La cottura a vapore lascia le batate più asciutte e quindi favorisce la lavorazione dell’impasto. Quando sono cotte passale nello schiacciapatate – in alternativa puoi usare una forchetta, ma in questo caso è meglio sbucciarle prima della cottura – e aggiungi la farina, mescolando delicatamente su una spianatoia. Ricava un panetto omogeneo e delle “bisce” alte circa 1,5 centimetri, poi taglia gli gnocchi e disponili su un vassoio, ben infarinati.
Cuoci gli gnocchi in acqua salata fino a quando affiorano in superficie. Condisci a piacere gli gnocchi di batata, con olio e salvia, con un battuto di verdure saltate, o con un olio di zucca estratto fresco, e una spolverata di pepe macinato fresco.

ECCELLENZE: Ben vengano le sane e dolci competizioni

Si avvicinano i Campionati Italiani di Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria e anche quelli di Cake Design. I migliori guadagneranno un posto nella Nazionale Italiana di Pasticceria per competere con la loro arte, durante i Mondiali del 2019 a Milano

Continua...

Sono nata a Busto Arsizio, ma sono cresciuta in un paesino in campagna all'aria aperta dove da piccina giocavo ad arrampicarmi sugli alberi del frutteto dei miei genitori, che produce, ancora oggi, frutta eccezionale e, soprattutto, biologica. Ora vivo in città e ho un marito, Maurizio Acerbi, e due figli, Gianmarco di 15 anni e Federico di 12, dividendomi tra famiglia e gli articoli che, da anni, scrivo, con passione e orgoglio, per Il Giornale. Essere madre è, spesso, una missione impossibile. Soprattutto, di questi tempi. Per questo, trovo fondamentale essere preparata ed informata su ogni aspetto che riguardi la vita dei miei ragazzi. Una mamma curiosa, in servizio H24.

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